sabato 3 novembre 2012

una passeggiata nel parco

"Non piangere ora, piangi dopo, non qui.
Anche noi siamo alberi, sai?
Anche noi siamo alberi e non ti lasceremo solo.
Ci hanno parlato di te i tuoi oliveti e i tuoi pini, 
ma anche qui è verde, anche qui c'è il cielo.
Veglieremo noi, ora, e ora sei libero,
non essere triste, piangi dopo."

sabato 29 settembre 2012

The Snatch

Va bene, nuovo giro, nuova corsa.
Si cambia aria.
Cioè.
Ora l'aria c'è, prima non c'era.
Quindi non è che si cambi aria.
Si va in un posto dove ancora si respira.
Nord.
Nord vuol dire lavoro, nostalgia, speranza, dolore, banconote fresche di stampa.
Ma vuol dire anche opportunità.
Di vita, che avete capito.
Di vita.
E anche di corde e bacchettate ...
Dubito di tornare ad avere una connessione stabile al web prima di una quindicina di giorni, probabilmente anche un po' di più, ma ritengo che si stia per aprire una stagione interessante...
Corde e bacchettate.
Corde e bacchettate.

venerdì 21 settembre 2012

Per la mia gemellina sposa :)

Siamo entrambi nudi, in piedi, affiancati, stretti
Entrambi segnati dalla cinghia.
La stessa cinghiata ha marchiato la mia natica destra e la tua sinistra.
Il mio braccio destro ti abbraccia fino al tuo fianco destro.
Sento la tua mano sinistra appoggiata al mio fianco sinistro.
Un’imperfetta simmetria accompagnata dai nostri due collari legati assieme e dalle corde sottili che viaggiano tra i nostri capezzoli.
Ci guardiamo un istante, con felicità che parte dal cuore fin tra le gambe, prima che la voce parli:
“Voltatevi”.
Obbediamo.

domenica 2 settembre 2012

Ai Lettori

Su, su.
Lo so che lo controllate il vostro feed RSS o addirittura venite qui personalmente di persona per vedere se ho scritto altre maialate.
Mi dispiace di non potervi accontentare.
Tranquillizzatevi, la mia vena parolaia non si è affatto esaurita.
E' solo in esilio da questo mondo.
Ecco, ho in mente la storia.
Ce l'ho, qui, tra cervello cazzo e lingua.
Ma, poi, alle dita non gli azzecca di digitarla.
Le dita tambasiano su tastiera e mouse.
Vanno in giro per siti zozzi, toccano il pisello, poi ti ributtano su Facebook e sui siti di ricerca del lavoro.
Sono le dita che pensano a come sarebbe comodo lavorare nella stessa città in cui magari ci sono una cinghia e un paio di ginocchia pronte a piegarsi che già ti aspettano.
Sono le dita che fanno andare in fuorigiri il tuo tempo.
Le cose da fare sono sempre tante. 
Tante e futili.
E allora perchè affannarsi?
Le rarissime occasioni di lavoro mi confermano la mia efficienza e la mia capacità di apprendere.
Ma, per tutto il resto, non ho più voglia.
Eppure ve lo garantisco:
vedo già Marcella seduta su un divano bianco con un corto abito nero e la vedo porgermi i polsi.
Vedo Maria sulla spiaggia, inginocchiarsi ed aspettare.
E vedo anche il mio desiderio incupirsi.
Il mio masochismo sciogliersi e coagularsi in un sadismo che mi spaventa.
Forse più di questa pigrizia accidiosa da depressione leggera.
Forse, quando ti capita un'occasione della vita, sapete, quei lavori fantastici che ti promettevano da ragazzino quando prendevi bei voti senza studiare e poi, dico, quell'occasione, la vedi sfumare, forse, dico, perdersi un po' d'animo non è così anormale come eccitarsi con corde e bacchettate.
Quindi, cari fan, abbiate pazienza con me.
E, se non ce l'avete, frustatemi.
Per me va bene uguale.

lunedì 13 agosto 2012

Anniversario

In questi giorni festeggio una specie di compleanno.
Un annetto fa dopo una sessione in cui sono stati violati i miei limiti ho avuto modo di maturare alcune considerazioni.
I primi pensieri lucidi sono nati direttamente sotto la tortura.
"Ecco, questa è la realtà della sottomissione. Una sofferenza completamente ingiustificata senza nessuna componente di eccitazione. Quello che ti eccita la testa qui non c'è.
Tu credevi che ti piacessero certe cose, in realtà, così, non è.
C'è differenza tra idea ed azione.
Pensare una cinghiata sul culo ti eccita la testa, prenderne un'altra vera data con la fibbia ti fa sanguinare la pelle.
Il Ring Gag non è più tanto divertente quando ti spacca i denti per i ceffoni ricevuti mentre lo indossi.
Ed i lacci da scarpe non accarezzano la pelle come le corde di nylon. La strozzano.
Ma, più di tutto, quello che realizzi come devastante è l'assenza di un qualsivoglia rapporto con il carnefice.
Che non ti domina.
Perchè tu volevi sottomissione, ma qui sottomissione non ce n'è: tu mica esisti.
Quindi non c'è niente di quello che volevi e pensavi di desiderare.
Perchè in questa stanza le persone sono due, ma non vivono nello stesso spazio tempo.
Una sta torturando qualcosa.
Un'altra assiste allo spettacolo.
La violazione dei limiti passa in secondo piano.
Quando tutto finisce scopri che col sangue sono andati via un sacco di pensieri, falsi pensieri.
Una specie di pulizia del cervello fatta col metallo".
Poi, cosa resta?
Resta l'incredulità per l'accaduto.
E tutto il resto di me.
E' abbastanza.


mercoledì 1 agosto 2012

Non mi va

Forse dovrei scrivere qualcosa più spesso.
Dicono che ho un po' di talento nella scrittura di zozzerie.
Probabilmente è vero.
Ma mi lascio scappare le occasioni, proprio questa estate che il softporno famolostranista va così di moda.
Che peccato.
Il fatto è che non ho voglia di scrivere nei ritagli di tempo.
Vorrei poterlo fare travasando direttamente le fantasie e le idee su bit
Ma non si può.
Più ancora vorrei scopare la mia donna legata e neppure questo si può.
Inoltre, tra dieci giorni sta per arrivare un anniversario particolare.
Un anniversario importante.
L'anniversario del giorno in cui ho cessato di essere schiavo di pure fantasie.
Il giorno in cui ho potuto guardare in faccia la realtà. 
La mia realtà.
Non ho alcun risentimento verso la persona che mi ha aperto gli occhi e capisco bene perchè si sia giustamente volatilizzata.
Queste voglie inespresse sono frustranti.
Frustrazione per frustrazione mi tengo anche quella di non riuscire a scrivere.
Ho un romanzetto scritto quasi per un terzo.
Ho anche degli ammiratori dei miei racconti.
Ma nessuna voglia di ricambiare il loro apprezzamento.
Trovo tutto ciò vuoto.
Solo carne, corda e cinghiate potrebbero riempirlo.
Ma neppure questo mi va.


lunedì 16 luglio 2012

una mattina al mare

Mi sento un po' in colpa per non mostrare la mia età.
Tu stai splendidamente in bikini, ma noto la differenza. 
Abbiamo passato assieme una bella giornata.
Io non parlo con te, tu non parli con me.
Ma ci completiamo le battute, con gli altri, sulla sassosa riva del mare.
Sono passati, quanti, vediamo, 15 anni da quando ci siamo avvicinati, sfiorandoci, per l'ultima volta.
Può darsi che quella di svoltare a destra mentre io ero a sinistra sia stata una decisione saggia che non hai saputo ripetere in seguito.
Può darsi che sia stata l'ultima tua decisione saggia, sentimentalmente parlando.
Eppure, mentre il mio puzzle è quasi completo, non esulto affatto di fronte allo scompaginato quadro delle tue tessere sparse sui ciottoli di fronte a me.


Perchè mi fai pena?
Ho anche  provato ad immaginare la tua pelle e la mia cinghia, ma ti sei tuffata e tutto si è dissolto nella spuma del mare.

venerdì 29 giugno 2012

differenze

Ti lego perchè non mi va che stiamo alla pari su questo letto.
Entrambi nudi.
Almeno, tu devi stare legata.
Ti arrendi.
La tua pelle sudata scorre veloce sotto il nylon delle corde.
Ti ribalto e alla mia sculacciata risponde il ciack ed un mugolio, poi un altro.
Niente da fare.
La simmetria dei suoni di palmi e natiche ci rende uguali.
Meglio ripiegarsi su differenze tradizionali..

giovedì 31 maggio 2012

Qualcuno pagherà per questo.

Ho appena detto ai miei genitori che all'inizio dell'autunno emigrerò.
La mia vigliaccheria mi ha impedito di consolare mio padre, perso nei suoi sogni di gloria.
Se mi sarà possibile, se un miracolo dovesse avvenire entro l'estate, resterò.
Altrimenti andrò via dall'Italia.
Lontano da un paese dove si gettano le carte per terra ed il gesto dell'ombrello o il medio alzato sono argomenti di innovazione politica.
Lontano da un paese cannibale.
E dalla mortificazione di mio padre.

domenica 13 maggio 2012

Aprile è il più crudele dei mesi


È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

(Pasolini: Supplica a mia madre)



domenica 29 aprile 2012

finzione

Quando ero ragazzino, credevo in molte cose.
Credevo a quello che mi avevano raccontato.
Che, con la mia laurea, avrei potuto.
Avrei avuto due figli a trent'anni.
E  una casa.
E una bella moglie con una sinecura ben pagata.
Ho creduto che avrei potuto continuare col volontariato.
E pure con la politica, risultando il migliore tra i migliori.
Oggi mi nutre il cinismo.
Qui posso scrivere parole che altrove susciterebbero ostracismo, ancora per un po'.
Tra un anno, probabilmente, quello che scrivo qui, in un luogo di corde e bacchettate, non scandalizzerà più nessuno.
Per ora è così.
Questo week end ho finto.
Ho finto di vivere la vita che mi è stata promessa, quella per cui mi sono preparato.
Ho comprato il pesce.
Ho preparato il sushi,
la grigliata,
il prosecco.
Ho scopato come l'uomo che non deve chiedere mai.
Ho fato finta che questa casa fosse mia.
Ho passato sulla mia pelle la crema per il viso dell'erbolario.
Ho tenuto il calice ricolmo di gelide bollicine.
Avrei voluto passare il tempo con te senza stoffa.
Vederti nuda e sorridente.
Ma mi hai portato al centro commerciale.

Una cosa ricordo:
la corda rossa, a 9,90€.

Non l'ho comprata.
Sul Titanic che è l'Italia,
non serve.

martedì 20 marzo 2012

Hogtie

Un nodo piano sulla caviglia destra,
due giri di corda su quella sinistra,
poi, una corsa fino ai polsi: due giri ciascuno.
La corda passa in mezzo alle mani strette tra loro in preghiera e torna alle sue estremità avvolte in spire attorno alle caviglie.
Non mi resta che tirare.
Piano, dolcemente, finché la pelle delle cosce si tende assecondando il movimento che impongo al suo corpo.
Ora polsi e caviglie sono vicini, fissati dalla mia corda e dal mio desiderio.
Pelle e corda, tensione acuta che solo il mio tocco fa vibrare.
La sua pelle nuda, la mia corda tesa, il cuore in gola, un sogno che si avvera

lunedì 30 gennaio 2012

La Crisalide d'Aria

La prima volta dovrebbe fare male.
Ma non per Lei: non Le ho fatto male.
I miei nodi erano da schifo, anzi, non erano veri nodi fatti per serrare, ma solo per conservare.
Le corde le ho poggiate sulla pelle senza stringere.
Perchè ero io a stringere Lei.
E, quando il respiro è tornato al suo normale ritmo, Lei non ha allontanato il nylon che avevo posato sulla sua carne, lo ha conservato su di se fino a quando non sono stato io a toglierlo.
Ora seguirò il futuro, percorrendo con le dita quel sentiero tracciato dalla corda tra i suoi polsi, le sue cosce, il suo sesso, le mie mani.
La Crisalide d'Aria si è aperta davvero.