mercoledì 5 ottobre 2011

Una tisana tra amiche

“Ma non ci credo neppure se lo vedo!”
Lucia si alza dal tavolino di scatto.
La sedia sbatte contro la parete.
Ah, Lucia, Lucia.
Sempre così simpatica ma razionale, pronta a marciare per la Pace e a combattere per le foche al sicuro dietro il tuo stipendio statale, sexy ma eternamente single, ah, Lucia, che amore di ragazza.
Non me la prendo, ero sicura che avresti reagito così.
Per fortuna la tisaneria è deserta e nessuno si è accorto del tuo scatto.
Le cose che ci circondano sono indifferenti all’accaduto.
La grande stufa non ha cessato di scoppiettare.
Le pareti scavate nel tufo non hanno battuto ciglio.
Tu, mia cara amica, ti sei alzata scandalizzata e ora mi guardi dall’alto in basso.
Meglio così.
Non sai quanto mi piaccia essere guardata dall’alto in basso.
Io, che fisicamente ho sempre guardato dall’alto in basso le mie amiche, dal mio metro e settantacinque.
Io, che ho una lingua tagliente e rapida capace di mettere a posto il maschio italiota medio in men che non si dica.
Io, cintura nera di Karate da ragazzina e nuotatrice amatoriale ancor oggi.
Io, che ho subìto lo stalking ma me ne sono liberata anche grazie...
Io.
Cosa ti ho detto, poi, di così velenoso trenta secondi fa?
Da farti scattare come di fronte ad una molestia sessuale?
Cosa posso aver detto a te che mi sei sorella da lustri?
Vediamo se riesco a ricordare la frase esatta, a riprodurla. Ah, ecco:
“Mi faccio scopare da Raffaele”.
E hai posato la tazza della tisana sul piattino.
Un po’ troppo in fretta, qualcosa si è sparso sul tavolo.
“E mi faccio anche legare e frustare da Raffaele”.
Energia.
Sei scattata in piedi come teletrasportata.
Respiro libera, ora.
Le parole le ho pronunciate davvero.
La diga è crollata.
Gesù, come mi sento libera ora, quasi come nel lieve bondage di Raffaele.
Non ho più paura.
“Luci’, siediti ché non sono diventata uno scorpione”.
Lei si siede e riavvicina la sedia al tavolo.
E’ un microsecondo.
La tanto viturperata curiosità femminile increspa i tuoi occhi che, a onor del vero, subito tornano esterefatti.
Mi basta.
“ A cosa non credi? Al fatto che Raffaele mi scopi? O al fatto che mi piaccia giocare al Sado Maso?” ( Perdonami Padrone se ho detto quest’ultima frase, ma è per farmi intendere...)
“A niente! Cazzo, ma davvero? Davvero Raffaele...”
Mi interrompe: “Sì, Raffaele mi lega, poi mi prende a cinghiate  e poi mi scopa”
“Ti lega? Ti prende a cinghate? Ma sei impazzita? Non ti è bastato Damiano? Che scopassi con Raffaele era pure ora cazzo, vi conoscete da vent’anni, ma ..”
La Interrompo io:” Damiano” Dico con voce secca, la mia voce secca, quella che fa far silenzio ovunque, “ Mi ha picchiata una volta sola, dopodichè gli ho spaccato la faccia e l’ho lasciato. Raffaele non mi ha mai picchiata. Damiano mi ha perseguitata per mesi, l’ho denunciato, l’hanno diffidato e da allora non mi scoccia più. Nessuna affinità.”
Silenzio.
Come mi sento fiera a ricapitolare in due parole anni di relazione sbagliata.
Riprendo io: “Damiano è uno stronzo ed è stato Raffaele a portarmi in questura anche a costo di ricevere pure lui le sue telefonate notturne. Raffaele c’è sempre stato nella mia vita e non mi ha mai detto una parola sulle mie storie sbagliate. “ Sorrido: “Raffaele si incazza solo quando arrivo in ritardo agli appuntamenti.”
“Mado’, è vero, ha una pazienza quell’uomo, ma se arrivi con più di cinque minuti di ritardo ti guarda malissimo”
“Non ha pazienza, quell’uomo. Neppure un briciolo. Mi da dieci cinghiate se ritardo più di un minuto.”
Ho detto la cosa sbagliata. Lucia stava ricominciando a parlarmi e …
“Dove?”
“Dove cosa?”
“Dove ti picchia?”
“Ancora! Raffaele non mi picchia. Mi punsice. Comunque quando arrivo in ritardo mi da le cinghiate sulle cosce, me le da subito appena arrivo a casa sua!”.
“TU SEI PAZZA!”
Lo dice scandendo le sillabe.
Speravo di giocare le mie carte meglio e mi rendo conto che quelle che ho non riuscirò a trasformarle in briscole, quaindi tanto vale giocarle subito.
“Sì, può essere, non so se sono pazza, forse hai ragione tu, come faccio ad essere certa di essere o non essere pazza? Ma di una cosa sono sicura: dei miei orgasmi. Non sono mai pochi.”
L’argomento è convincente.
“Ma come fai? Cioè..”
“Non te lo spiego. Non so farlo. Mi piace e basta.”
“Ma non è possibile: tu arrivi lì, quello ti prende a cinghiate e vieni?”
Sorrido.
“No, vedi? Non ci provo neppure a spiegarti”
E, invece, devo farlo.
“Da quanto tempo ti scopi Raffaele?”
“Tecnicamente parlando è lui a scopare me. Per la precisione, ti ricordi la sera che facemmo il sushi a casa sua?”
“Sì”
“Beh, tu andasti via prima perchè dovevi vederti con Vito. Io non sono mai andata via. Dopo quasi un anno dalla storia di Damiano avevo voglia, una voglia improvvisa.
Siamo rimasti soli a casa, come cento altre volte.
Stavamo sparecchiando quando gli ho detto, secca, ‘andiamo a letto’?
Lui non si è neppure voltato, cioè, si è irrigidito, ha aspettato un secondo e sai che mi ha detto?”
“‘sta troia, allora l’hai provocato tu?”
“Stronza! Sì, cavolo, sono vent’ anni che aspetto che ci provi nel modo giusto, mi ero rotta e avevo voglia! Lo sai che mi ha risposto? Mi ha risposto: ‘No, ho ancora fame, quindi spogliati’”
“E tu?”
“E io quasi mi mettevo a ridere. Lui è uscito dal pranzo ed è andato in cucina, io mi sono sentita arrossire fino ai capezzoli, poi però mi sono spogliata, volevo vedere la sua faccia.”
“E poi?”
“E poi è tornato con un altro vassoio di sushi, non mi ha neppure guardata e si è seduto sul divano. Mi ha detto ‘vieni qui’ ed io sono andata lì. Si è alzato ed io speravo che mi baciasse, mi abbracciasse, invece mi ha afferrato, mi ha fatto sedere e mi ha fatto sdraiare sul divano.
Ha preso le mani e le ha incrociate sulla testa.
Mi ha accarezzato prima le cosce e poi i seni, poi, beh, poi mi ha stretto i polsi sulla testa e mi ha schiacciato tra le dita, piano, un capezzolo. Ha lasciato il capezzolo e mi ha messo in bocca un pezzo di sushi.”
“Ahh ma questo è solo famolostrano!”
“Aspetta: ricordati che ti ho appena detto che mi sono tolta le mutande davanti a Raffaele, non credi che questa non sia proprio una banalità?”
“ E che c’entra?”
La guardo obliquamente:
“Di’ un po’: non è che ti sembra banale perchè te le sei tolte pure tu le mutande davanti a Raffaele?”
Risate.
Argentine le tue, roche le mie.
Cara Lucia, per ora è meglio che tu non sappia del perchè ti abbia detto tutto questo, del baratro di umiliazioni che devo affrontare per colpa di Marcella, la sua prima e tutt’ora in servizio schiava, una cretina stronza con cui faccio già un bell’harem.
E’ meglio che tu non sappia, davvero, NON di quanto mi piaccia sentire la sua carne alternata alla pelle della cintura, ma di quanto il mondo sia andato sottosopra dall’istante in cui mi ha serrato i polsi..
E’ meglio che tu non sappia della nostra prima scopata, coi miei polsi serrati dalla cintura, nè della seconda, con le chiappe arrossate dalla stessa cintura.
Ci sarà tempo per i dettagli.

sabato 10 settembre 2011

30

30 giorni dopo la rivoluzione questo  è un giorno come gli altri. Gli altri 29.
La crisalide è un posto buio e stretto e doloroso.
Ma, una volta rotta....

giovedì 16 giugno 2011

Vivere e non Sopravvivere col BDSM

Io sono così:



Un'immagine vale più di cento parole ma, ovviamente, questa è una caricatura forzata, giusto per intendersi.
E perchè i numeri mi tranquillizzano da sempre.
Stimo di essere Sottomesso per il 65% e Dominante per il 35%. Dominante verso gli uomini per un misero 1% statisticamente necessario, sottomesso ai medesimi per un più rilevante 15% ma che, data la complessiva situazione demografica unita ad altre complicanze è, la pratica totalità delle mie esperienze ed intenzioni di esperienze reali future.
Perchè sono così?
Facilissimo: fate una ricerca su google sulle cause del sadomasochismo, io centro parecchi dei paradigmi classici: liti feroci tra i genitori, madre violenta e soffocante, fate voi. I parametri ( numerici eh eh ) per costruire matrici per la genesi del mio essere si sprecano.
Il guaio è che il tempo passa e passa male.
Mentre la povera Italia affonda noi, come generazione degli anni 70 ( e pure 80 ) affondiamo con essa.
Io mi sono trovato a vivere diverse contraddizioni del mio essere 'paziente affetto da parafilia sadomasochistica'.
Cioè, nel lavoro ed in altre attività mi sono trovato a sperimentare qualità e risultati ( numericamente incontrovertibili ) di una leadership che non dovrebbe appartenere a chi avrebbe taaanto piacere ad essere tenuto in hogtied.
Eppure, soprattutto dopo al fine dell'università, è successo.
Spesso.
Cavolo, quando mi alzo in piedi e parlo si fa silenzio.
Quando sono ' sul campo' si fa come dico io.
E non credo che sia dovuto al mio 35% di desideri di dominazione.
Io credo che, dopotutto, una parte importante di me sia completamente slegata dalla mia bella parafilia.
Intendiamoci: come ho scritto una volta sul mio profilo Facebook: meglio 'sta parafilia che un'altra malattia!
Purtroppo, una parte non è il tutto.
E il mio essere sottomesso e masochista spesso interferisce nella mia vita quotidiana.
Sono piuttosto apatico e rinunciatario in troppe circostanze.
Vivo col terrore di avere anche un solo scatto d'ira ( che non ho mai ma che sento sempre sul punto di scoppiare ).
Secondo me sono ancora un bamboccione proprio per questo motivo.
Insomma, quello che voglio spiegare, forse prima a me stesso e poi agli altri, è che il BDSM non è un giochino divertente a meno di essere fortunati.
Ha su di me pesanti ricadute negative.
Certo, potrebbe andare anche peggio perchè, tutto sommato, la mia vita esteriore non ne sembra punto danneggiata.
Ma ci sono due fatti che restano da affrontare.
Il più grave è senz'altro il dover vivere in una specie di universo parallelo slegato dal resto della vita. 
Questo blog, quello fotografico, il profilo Facebook ne sono un esempio.
Porta via energie e tempo.
Ed aggiunge frustrazione per non poter condividere se stessi anche coi più prossimi dei compagni di strada.
Ma, soprattutto, consuma la vita in un gioco a perdere di cui inizio ad essere stanco.
Il problema meno grave è proprio la pratica BDSM.
Sarò franco: si sopravvive anche senza.
Ma io voglio vivere.
Voglio liberarmi da questa indeterminazione.
Voglio liberarmi da questi 'buchi' nella mia personalità che è capace di grandi imprese e crolla miseramente, ad esempio, nella ricerca di un maggiore introito economico anche minimo.
Io desidero reagire quanto desidero sperimentare di nuovo corda cinghia e collare reali.
Sicuramente di più di quanto desideri legare una ragazza e scoparmela.
Il guaio è che non ho la minima idea di come fare.
Troavere un Master reale mi aiuterebbe?
( E no, per motivi personali ho deciso di non cercare nè Mistress nè schiave ).
Una terapia? 
Ma lo so già il perchè ed il percome: io non mi sento malato, mi sento menomato il che è diverso.
So solo che continuare così è frustrante castrante e, insomma, come si dice dalle mie parti, mo mi so' cacatucazz.

mercoledì 8 giugno 2011

fotografia, che passione

Si sa, una brutta foto è più esplicativa di cento belle parole.
In questi ambiti, poi, non ne parliamo.
Mi diletto a scribacchiare racconti a tema, con risultati altalenanti tra il pessimo ed il mediocre e comprendo bene quanto sia complicato rendere l'idea di corpi e sensazioni.
Una fotografia, sicuramente, esprime con maggiore immediatezza il tutto.
Non ho nulla contro la fotografia e le immagini in ambito bdsm.
Anzi!
Tra i miei graditi ospiti c'è chi cura siti contenenti immagini meravigliose.
Quello che non comprendo è l'uso di immagini o disegni raffiguranti altrui in ambiti in cui avrebbe senso metterci, invece, una propria immagine esplicativa.
Quando scrivo ' non comprendo' non voglio essere irrispettoso o sarcastico, confesso semplicemente il mio limite mentale a riguardo. Credo sia necessario specificarlo dato che è molto facile fraintendersi in questi ambiti.
Poi, ognuno a casa propria nel suo spazio fa come gli pare.
Io, qui, ho pubblicato credo solo poche immagini e credo quasi tutte immagini di me.
In sessione.
Certo, è uno stress prendere le precauzioni relative alla riservatezza e l'esibizionismo non lo compensa quasi mai.
Però ritengo che valga la pena mantenersi sulla linea "poco ma autentico".
Questo universo è satollo di fantasia e di fantasie, le mie foto reali servono come memento anche degli aspetti meno affascinanti di questo gioco:
l'ascella che gronda di sudore, il gelo del pavimento, la bocca secca per il bavaglio.
Tutti fattori che ritornano alla memoria quando guardo le mie foto.
Assieme ad altri ben più piacevoli, è ovvio.
Ecco perchè le mie preferenze vanno sempre a chi pubblica foto reali, magari sgranate, magari raramente, ma vere.
Perchè fanno la differenza tra l'idea e l'azione.
Come piace a me ;-)

martedì 7 giugno 2011

Depilazione Maschile del Sub

Perchè depilare il sottomesso maschio?
No, tranquilli, niente pippotti enciclopedici da queste parti.
Cercate su google le parole depilazione genitali schiavo maschio e vi potrete deliziare in logorroiche disquisizioni più o meno interessanti e pregnanti.



Qui vi spiego perchè mi depilo, parzialmente, io.
Uso l'oggetto in foto.
Un Depilatore Maschile Philips TT2040.
Lo uso sotto la doccia sulle parti intime.
L'aggeggio funziona a batteria anche sotto il diretto flusso d'acqua, è facilmente lavabile e più che discretamente efficiente.
Ha due lame: una per accorciare ed una per depilare.
Ovviamente, prima uso l'accorciatore e  poi il depilatore.
Dove?
Su Pene e testicoli l'accorciatore mentre sull'ano e sulle natiche anche il depilatore.
Perchè?
Mah, potenzialmente perchè un sub deve essere depilato come segno di umiliazione, differenziazione rispetto al Top, sottomissione, ecc. vedete voi.
Più pragmaticamente, per motivi strettamente pratico-igienici.
La scomparsa del pelo rende le parti in questione più facilmente lavabili e, a seguito del famoso bidet, più a lungo 'profumose'.
Insomma, da quando ho scoperto la depilazione intima ( per motivi sanitari non legati al bdsm ), mi sento più pulito e a mio agio anche nei rapporti tradizionali.
Inoltre, faccenda dolorosa, ho comunque l'illusione di sentire un marchio sulla mia pelle.
In assenza di Collare si fa quel che si può.
Quando? 
Date le circostanze un paio di volte al mese: non c'è nessuno a reclamare di meglio.
Ah, ovviamente: un sub ai peli sui genitali deve saper rinunciare.
Non chiedetemi perchè. Io sento che è così.
Senza bisogno di spiegazioni.

martedì 31 maggio 2011

Duecento

Non è per noia.
Ma per complementarietà.
Avevo bisogno di sentire la cinghia, ne avevi bisogno anche tu
"Bagnati il culo, soffrirai di più"
Non sapevo che l'acqua fredda, poi, bruciasse così.


Grazie...

sabato 14 maggio 2011

Nascondersi nel proprio PC: BDSM in sicurezza (informatica)


Ammettiamolo:
non è proprio il massimo se un collega ( o il Capo, da distinguersi dal Top ) - familiare - convivente - amico mentre voi siete altrove accende il vostro computer e si trova come pagina iniziale il profilo di Legami.org, la pagina degli annunci di gabbia.com oppure il vostro profilo facebook che ha come immagine di profilo una vostra foto in seminudo bondage.
Certo, magari c’è il 5% di possibilità che la cosa si trasformi in una bella occasione di fare sano BDSM: se il vostro convivente che avete tentato fantozzianamente di convertire incontra così la luce sulla via di Damasco non è male. Ma, tristemente, nel restante 95% dei casi la cosa potrebbe essere quanto meno seccante. Più probabilmente, fatale.
Quella che segue non è certo una guida ufficiale alla privacy sul web, ma solo una serie di spunti che più o meno funzionano.
Dato che sono logorroico di mio è meglio incominciare.
Assioma 1: la privacy sul web è inesistente.
Pertanto, è illusorio pensare di poter nascondere davvero all’universo il fatto di star navigando su certi siti. Certo, probabilmente se si è particolarmente esperti può anche capitare di riuscire a stare su manettematte mentre al resto del mondo risulta che state su ilgiornale.it, ma non è troppo importante ai nostri scopi, l’importante è che siate tutti consapevoli del fatto.
Quindi, vediamo un po’ di suggerire qualche tecnica più o meno complessa per allontanarsi dal proprio PC in tranquillità.
Ecco, secondo me, la soluzione ideale prima di tutto consiste nel tenere acceso il cervello: non viviamo in Svezia.
Meno prosaicamente, ecco cosa suggerisco io come soluzione ideale “ a casa “:
Usare una macchina virtuale residente su partizione cifrata.
Non mi lapidate, vengo e mi spiego con l’aiuto di wikipedia:
“In informatica il termine macchina virtuale (VM) indica un software che crea un ambiente virtuale che emula il comportamento di una macchina fisica ed in cui alcune applicazioni possono essere eseguite come se interagissero con tale macchina.”
Ossia, significa che sul vostro bel computer potete installare un sistema operativo dentro il vostro sistema operativo. Mettiamola così: se avete windows 7, potete avere una finestra nel pc in cui è installato Windows XP.
Una finestra che potete minimizzare, come se fosse una pagina web, solo che al suo interno c’è un pc. Virtuale.
Non sono sicuro di essermi spiegato bene, ma accontentatevi per ora.
Ed ora veniamo a ‘partizione cifrata’.
Significa che il vostro computer disporrà di un Hard Disk sempre virtuale il cui accesso è impossibile anche alla CIA senza la relativa password. Non scherzo: se usate una password lunga e complessa, nessuno per ora può entrarci. Infatti, i programmi di cifratura sono illegali negli USA....
Tranquilli, qui possiamo farlo.
Ecco che cosa suggerisco.
Scaricate il software Truecrypt da qui: http://www.truecrypt.org/ , ve lo installate e create un file criptato grosso almeno 20 Giga in modo da poter avere in risorse del computer un nuovo disco virtuale e criptato da 20 Giga. Occhio, l'operazione è potenzialmente rischiosa se volete criptare una partizione, suggerisco di creare un file criptato così se siete insicuri comunque non fate danni! Poi, scaricate da qui: http://www.virtualbox.org/ ed installate virtualbox, il software di virtualizzazione.
Abbiate pazienza, ma un minimo vi dovete sforzare di smanettare e leggere un po’ di documentazione in giro.
Nelle impostazioni di virtualbox abbiate cura di inserire il vostro bel disco criptato come cartella predefinita macchine. In questo modo, chi lanciasse virtualbox senza aver inserito la password di Truecrypt non vedrebbe un bel niente.
Ed ecco il barbatrucco. In Virtualbox create un nuovo sistema virtuale. Io suggerisco di usare ubuntu linux come sistema operativo. In questo modo, una volta installato, non dovrete configurare quasi più nulla.
Guardate, mi rendo conto che questo metodo non è proprio banale, ma garantisce un paio di livelli di sicurezza non solo contro i problemi legati alla ‘scoperta accidentale’, ma anche contro la curiosità intenzionale: non c’è davvero modo di accedere al vostro browser web bdsm interno ad una macchina virtuale su disco cifrato.
All’interno della macchina virtuale potete conservare cronologia e preferiti senza timore che cadano sotto sguardi indiscreti, chattare, ecc comes e foste su un pc dedicato.
Ovviamente esiste un metodo più semplice ma che non consente nè la stessa sicurezza nè di conservare i preferiti: usare il browser google chrome e navigare aprendo una finestra di navigazione in incognito. In teoria sul vostro pc non rimane traccia, ma, come ho appena scritto, non potete conservarvi preferiti e password. Credo che anche firefox supporti questa modalità di navigazione ‘porno’ ma non ne sono sicuro. Usiamo questo metodo come ponte per il secondo argomento:
usare il web per il bdsm dall’ufficio.
E’ la cosa più rischiosa che potete fare.
Prima di tutto, probabilmente tutto il traffico è monitorato se la vostra azienda usa un firewall.
Poi, i rischi sono davvero terribili.
Se proprio insistete e, ripeto: e congiunzione, il vostro ufficio non ha un firewall ma solo il router alice, ad intenderci, usate o questo metodo della navigazione anonima oppure applicazioni portatili da lanciare via penna usb che non lasciano (troppe ) tracce sul computer. Io suggerisco di usare la navigazione anonima e pidgin portatile su penna usb per la chat di msn.
Tuttavia, se avete proprio ‘bisogno’, la cosa più economica è acquistare un Netbook possibilmente installandoci sopra linux ( è immune al 99,99% dei malawares e potrebbe indurre un curiosone a soprassedere di curiosare dato che sono in pochi ad usarlo ) e comprando una pennetta internet. Con 300 € potete portarvi anche in ufficio il vostro vizietto restandi sicuri di non perdere il posto per colpa di uno strap on che finisce sulle pupille del collega.
Che dire, se avete bisogno chiedete, io nel limite del tempo e delle competenze vi darò una mano.

martedì 26 aprile 2011

Disappunt(ament)o

Il BDSM, visto in pratica, è una faccenda piuttosto complessa.
Devi conoscere un’altra persona interessata.
Che sia quello che dice di essere.
Che sia all’incirca complementare, ma senza stare troppo a sottilizzare.
Devi costruire un minimo di rapporto di fiducia.
Devi fare i salti mortali per far quadrare il tutto nella banale quotidianità.
Fissi un appuntamento... E poi ricomincia da zero.
Quasi sempre.
Come oggi.
Il motivo di questa difficoltà, dico quello vero, la causa prima, mi sfugge.
I requisiti sono espressi chiaramente.
Si sprecano checklist di limiti e preferenze.
Questo sì, questo no.
Il manuale per il primo incontro bdsm ce lo siamo letti tutti.
Eppure, lo stesso, qualcosa va sempre storto, o quasi.
Qualche sintomo lo avevo pur notato: la riottosità ad approfondire la conoscenza coi benedetti strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.
La manifesta irritazione nel discutere delle ovvie faccende pratiche legate alla favolosa “Prima Sessione”, di limiti e preferenze.
L’esplicita manifestazione di indifferenza a tutto quello che non è preparazione ad usi non propriamente indicati nel manuale del primo incontro.
Io, grazie al supporto materiale in ambito della gestione della Sicurezza fornitomi da Persone splendide ed Amiche ed un po’ abbagliato dalla concomitanza dei due fattori “Lungo digiuno” e “materiale pubblicitario di buona qualità” decido di arrischiarmi a sorvolare su questi sintomi.
Si stabilisce il giorno fatidico e devo sudare sette proverbiali camicie per essere sicuro di potercela fare.
E’ tutto pronto, tutto predisposto.
Man mano che il giorno si avvicina il pensiero alle ore di BDSM che verranno diventa sempre più presente.
Non un chiodo fisso, ma quasi.
Le due ore di Sessione ne occupano, in anticipo, parecchie di più tra pensieri, aspettative, dubbi e sforzi di volontà.
Ma si getta il cuore oltre l'ostacolo e si va avanti: per vivere e non sopravvivere. 
Per sapere senza nascondersi.Poi, il bel giorno arriva e non succede nulla.
Nessun sì, nessun no, nessun forse, nessun niente.
Non è la prima volta, certo, ma uno spera sempre che sia l’ultima.
Un contrattempo è sempre possibile: il diavolo deve metterci la coda, no?
Ma c’è modo e modo.
Un certo modo accresce la fiducia, un altro no.
E, da queste parti, è tutta questione di fiducia.
Mi devo poter fidare ciecamente della persona che mi spoglierà, legherà, somministrerà dolore a suo ( e mio ) piacere e relative implicazioni.
Devo essere sicuro di salute e privacy.
Giocare con i fragili fattori che contribuiscono a generare la fiducia in questo campo è semplicemente deleterio.
Punto e a capo, avanti il prossimo.

martedì 19 aprile 2011

Second Life ?

Da Second Life mi sono tenuto sempre lontano.
Non perchè abbia qualcosa in contrario, anzi, proprio perché ritengo che sia uno strumento potentissimo.
Nell'ambito BDSM, poi, fin troppo potente.
Dopo aver scoperto un bel blog dedicato ho meditato a lungo se tenermi lontano da una così potente fonte di possibile coinvolgimento e distrazione o provare anche questa possibilità.
Per 'a lungo' intendo più di un anno.
La mia naturale curiosità ha fatto pian piano breccia nel muro fatto di timore e prigrizia fino a farmi registrare su Second Life e scaricare il client restrained love  (RLV per gli amici ).
Non ci capisco ancora gran che, ma sto compiendo i primi passi.
Devo verificare se sia possibile usare Second Life in ambito BDSM gratuitamente o se sia proprio necessario un account a pagamento.
Inoltre, devo capire come usare RLV, come procurarmi i plugin e come funzionano le gestures. Win mi ha già dato una mano iniziale, ma la lista delle cose da sapere è ancora lunga.
Insomma, sono abbastanza lontano da un uso adeguato alle intenzioni, ma non si può avere tutto subito.
Bisogna soffrire per migliorarsi ...

sabato 19 marzo 2011

stretching, il metadone della sospensione ...

Ma secondo voi, darsi ad uno sporto faticoso, in cui si soffre fisicamente durante gli allenamenti, può portare ad un abbassamento del desiderio bdsm?
Cioè, non so se mi sto spiegando ...
Da un paio di settimane mi capita di soffrire su ordine dell'allenatore ( eh eh eh ).
Beh, devo dire che il desiderio di situazioni bdsm si sta sensibilmente affievolendo.
Come se cinquanta addominali fossero un buon succedaneo di cinquanta bacchettate ( date o subite ).
Se fosse così, se davvero fosse così, sarebbe davvero uno sballo: sadomasochisti di tutto il mondo, se non trovate qualcuno a cui prostrarvi, prostratevi in palestra, lo stretching vi salverà...

PS: dato che stiamo per iniziare una splendida, piccola, guerra dopo una settimana nucleare, perdonatemi se sono poco online da queste parti ...

giovedì 10 marzo 2011

time out

Magari vi aspettate la terza parte del racconto.
Beh, l'ho scritta e l'ho cancellata, mi è venuta una cagata pazzesca!
A parte che già alla prima rilettura ho scoperto un paio di superlativi, cioè, dico, proprio superlativi: la tavoletta da bucato dolorosissima, la coscia lunghissima...
Devo essere impazzito, o demente, o la via di mezzo o tutt'e due.
Poi, invece di riscriverla, mi sono incantato a leggere 'sto blog, che ho scoperto ravanando tra i post di Mod. 
(PS, Mod, non ho partecipato al tuo gioco perchè so' impedito a riguardo, sorry )
Mi sto facendo un sacco di risate, per fortuna che la ragazza vive agli antipodi, più lontane sono 'ste menti stimolanti meglio è, non sia mai che dovessi scoprirne una nella terra delle Murge.
Aggiungeteci il lavoro, un po' di sport, di volontariato, i sani cazzi miei nel mio splendido mondo vanilla, qualche tentativo di trovare occasioni reali ( e basta ) di sano bdsm e arriverete alla conclusione che la terza parte, anche solo mediocremente scritta, non comparirà proprio oggi su questi lidi. Come altri seguiti ad acclamatissimi racconti passati.
E poi il finale che mi era venuto, brrr, veramente da essere frustati!
Mi domando se quest'involuzione sia dovuta a fattori interni o finalmente sto cedendo alla pressione esterna, qualunquemente, analmente, inginocchiamente....

giovedì 17 febbraio 2011

l'ultima volta che ti ho salutato poi sono scappato nel cesso del bar ed ho pianto...

Se non fosse che sto per insultare le poche persone che frequento, credo che dovrei scrivere questo post altrove, diciamo dalle parti della mia vita vanilla.
Ma non è per vigliaccheria che ne scrivo qui, solo per pietà.
E' da un po' che ci penso.
A dodici anni avevo un piccolo gruppo di amici.
Persone con cui ho fatto la guerra tra le colline della periferia di una città in costruzione, con tanto di fionde, spade di legno, patate cotte sotto la cenere e pure qualche frustata ai prigionieiri legati.
Eravamo inseparabili e differeni.
Il pezzente, il precoce, la schiappa, il violento, il secchione, lo scacchista.
Uniti.
Fino alle superiori.
Poi ci siamo diluiti.
Alle superiori avevo degli amici.
Quelli della scoperta del sesso, della letteratura, della politica ed un paio di ragazze con le palle, amiche mie, dico, lo sono tutt'ora.
Eravamo diversi ma inseparabili. Telefonate, angosce, ansie, consapevolezza interiore delle prime avvisaglie del vuoto quotidiano dei giorni di oggi. 
Due comunisti, un fascista, un paio di ultras con tanto di diffida, una musicista, un paio di operai di quelli che a 16 anni stavano in fabbrichetta e che oggi sono a spasso.
La partenza per l'Università ci ha dispersi.
Lì è cambiato tutto.
Le mie amicizie, fino a quel momento, erano vere e vive, perchè i miei amici non mi erano fisicamente complementari. Ero amico dell'opposto, dell'assurdo, pure dei democristiani conclamati!
Ma all'università le amicizie hanno incominciato a diventare utilitaristiche.
Si è amici perchè appassionati di videogames, di manga, per superare l'esame, si è amici per affinità.
Al ritorno tutto è cambiato, mutato, disgregato.
Oggi mi guardo attorno e vedo che gli amici sono i soci.
Siamo un omogeneo gruppo di persone che si frequentano perchè affini nella pratica:
Siamo tutti di sinistra e "non potrei mai essere amico di un berlusconiano".
Siamo tutti avidi lettori e passiamo serate a parlare di quello che leggiamo
Siamo tutti amanti del cinema ed abbiamo in spregio la TV.
Ci piace il sushi e non l'hot dog.
Detestiamo tutti la gladiatura decerebrante del calcio e preferiamo il Rugby.
Abbiamo relazioni liquide: magari ci sentiamo 10 volte al giorno via internet ma, ad esempio, non sappiamo che faccia hanno i rispettivi genitori.
Siamo pronti a scendere in piazza assieme ma sono sicuro di non poter contare su di loro se mi si scassa la macchina a mezzanotte fuori città.
Tra di noi c'è un coerente e positivo scambio di informazioni, ma non c'è la stessa relazione che avevo a dodici anni.
A dodici ( ma anche a diciassette ) tra i miei amici c'erano lupi, agnelli, orsi, tori, scimmie e leoni.
Oggi siamo tutti o lupi o agnelli o orsi o tori o scimmie o leoni.
Le amicizie del passato si sono dovute confrontare con l'Emigrazione o le fidanzate che non ti sopportano.
Personalmente, non ci sto troppo male.
Ho sempre considerato l'altro la maggior minaccia alla mia tranquillità, dato che non devo ordinariamente  procacciarmi il cibo con fatica o difendermi dagli elementi in collaborazione con terzi, l'altro per me è quasi sempre un rompicoglioni, quindi questa solitudine non mi sta mica stretta.
E non è necessariamente un male:
causa impossibilità di metter su famiglia, da queste parti, per motivi economici in primis, un'eventuale emigrazione in Nord Europa o al peggio a Bolzano ( ma come cavolo faccio ad imparare il tedesco o lo svedese? ), non sarebbe poi così drammatica dato che mi sto rendendo conto che mi lascerei ben poco alle spalle: quasi tutto sarebbe sostituibile con relativa facilità:
quanto ci vorrà mai a trovare altre affinità non tanto elettive ma così rassicuranti e fingere delle relazioni immutate per millenni ma che cent'anni di modernità hanno sradicato dall'Occidente?
Gli amici della prima adolescenza sono andati via anche loro e ho dovuto constatare che anche le amicizie nate tra le macerie, in situazioni estreme, quasi da camerati e fratelli in armi, non sono durate che pochi mesi.
Che io non sia del tutto normale è evidente, ma credo che questa difficoltà sia diffusa, diffusissima.
Perchè, a furia di essere parziale, nel senso letterale, non siamo mai noi stessi:
non posso dire ai miei più intimi come io sia fatto, devo mascherarne una parte.
Non posso dire a chi conosce la mia sessualità completa di cos'altro io sia fatto, devo mascherarne una parte.
Angolobuio non è tutto qui, non è solo, ma non è mai completamente se stesso.
E, quando stasera sarà al pub con fidanzata ed il suo attuale amico del cuore, sa già che si divertirà un mondo a scambiare con lui battute essendo d'accordo praticamente su tutto: dalla politica alla cultura, dal sapore della birra al lavoro.
Gesù, ma questa non è droga?
Una tossicodipendenza con cui ci ottundiamo la mente?
Ecco, il mio istante di lucidità già svanisce: sui vari Facebook, msn, skype, i messaggi in arrivo sono già sopraffacenti, ammiccanti, divertenti.
Sarà una bellissima giornata.