lunedì 27 luglio 2015

Arrivederci

E così io parto,
vado lontano.
Per un po’ sarò al sicuro dal demone, quando mi ricondurrà qui penserò a come affrontarlo.
Mi piacerebbe molto vivere nella tua cantina, la tua offerta è allettante.
Stanotte ho sognato la catena dalla mia caviglia all’acciaio della brandina.
Mi sentirei molto a mio agio a farti le pulizie nel tuo nuovo appartamento e credo che sarebbe carino, per te, avere, oltre alla tua splendida cagnolina in pelo e baffi anche un cagnetto ben depilato con una coda ben conficcata al posto giusto.
Sarebbero ore da sogno.
Ore in cui il demone si sazierebbe fino ad addormentarsi.
Ma il mio demone dorme a lungo.
E, con lui dormiente, non mi appartiene lo starmene nudo disteso su una brandina a cui sono incatenato.
Il maledetto, quando c’è mi trafigge, quando non c’è non c’è.
E, dopo un giorno a scodinzolare con la pelle segnata dal cane, il demone dormirebbe per settimane.
Alla fine, ecco perchè ho deciso di partire.
Perchè, per quanto doloroso, devo salvaguardare il me stesso più presente, non quello più assente.
Non posso prevedere cosa succederà al termine del mio viaggio, eccetto il risveglio del demone.
Allora, quella catena da ferramente abbandonata sulla brandina da campeggio mi sembrerà acqua nell’arsura e quello straccio da passare sul pavimento, in compagnia del tuo cane di carne ed ossa e del tuo cane di legno, mi sembrerà sollievo.
Entrambi distanti e irraggiungibili.
Ma domani parto.
E ne sono lieto.