martedì 5 agosto 2014

Fuga immobile.

Faccio una serie di telefonate a vuoto.
Non risponde nessuno: l'ex cliente che aveva urgente bisogno di una mia ennesima consulenza gratuita, l'amico professionista, l'amica di sempre.
Vado lo stesso in centro.
Caldo del Sud, Sole ustionante.
Sono qui da pochi giorni ma non ero ancora riuscito a scollarmi dai piccoli problemi familiari di queste finte ferie meridionali.
Dopo pochi minuti sono già nervoso per la guida rilassatomicida dei miei concittadini.
Parcheggio lontano dal centro, proprio perchè non ce la faccio più a sorpassare gente che va a due all'ora e a scansare assassini in suv a ottanta in stradine di tre metri.
I marciapiedi sono lerci e sbriciolati, li percorro con sguardo basso per scansare le merde di cane e i vetri rotti.
Vado ombra ombra, perchè il Sole è micidiale.
Accanto a me paesaggi di inutile bellezza.
Il Sole brucia ma la città è nelle tenebre di una crisi economica che ha scacciato anche me.
Vorrei incontrare qualcuno per fingere, spero di non incontrare nessuno per non farmi venire la nausea.
Non voglio incontrare chi mi ha soffiato il posto, chi mi ha tradito e si aspetta anche un mio sorriso a cattivo gioco.
La mia famiglia è alle prese con parenti malati, liti condominiali, fratelli disoccupati.
Si deve tornare anche per queste grane, nessuna drammatica, tutte urgenti e fastidiose come sabbia nelle mutande.
Mi ricordo di quando l'ho portata io, la sabbia nelle mutande, per punizione, quindi so quel che dico.
Mi fermo in un bar per un the freddo, ghiacciato, dolce al punto giusto.
Un ristoro momentaneo.
Quando mi sento così ci vorrebbe la cinghia.
Ma non c'è cinghia nel mio futuro.
Il Matrimonio è all'orizzonte e il mio Padrone abita in un'altra parte d'Italia.
Il mio treno corre verso un destino di esilio, sradicamento, repressione sessuale.
"Scusa cara, non è che mi piacciano i maschi, ma mi piace farmi cinghiare e legare da loro, però se a te piacesse farti cinghiare e legare da me potrei anche accontentarmi!".
Dovrei dire così?
Non voglio.
Dipende da me e il 95% del nostro rapporto è semplicemente perfetto.
Il 5% è avvelenato.
E oggi mi sento il veleno nel sangue.
Attraverso la piazza abbacinante di bianco e calore, una piazza bellissima che scruto per scegliere solo il miglior passaggio tra qualche gruppo di turisti ed i soliti capannelli di pensionati e cassintegrati da cui è meglio stare alla larga.
Puzzano di disfattismo e cialtroneria.
Sono la colla negli ingranaggi di questa città morente, sempre pronti ad un'unica politica: quella dello zero a zero e palla al centro: guai a cambiare qualcosa, in massa la rimetteranno com'era prima.
Odio i miei passi sulla pietra.
Perchè amo la pietra.
Al Nord ho un bel lavoro, una bella casa, un terribile senso di colpa e preoccupazione per quello che lascio al Sud.
Se il Sud sprofondasse potrei riprendermi un pezzo di vita.
Ma non tutta.
Resta quel desiderio di corde, di ginocchia piegate, di natiche segnate.
Torno tra gli alberi.
Gli olivi sono bassi e miracolosamente sopravvissuti a lustri di atti vandalici.
Si può scappare, è vero.
Ma sto scappando da troppe cose contemporaneamente e mi sento atrocemente immobile.
Immobile, ma non legato.
Che peccato.