domenica 16 novembre 2014

Le Conseguenze Tardive delle 50 Sfumature

Sta per arrivare al cinema "50 Sfumature di Grigio".
A suo tempo ho letto il romanzo e l'ho trovato semplicemente irricevibile.
La pioggia di critiche che il mondo BDSM ha rivesato sul romanzo e si prepara a riversare sul flm sono, oggettivamente, giustificate e corrette.
Il romanzo non descrive il BDSM e lo distorce completamente e ci vuol poco a dimostrare come si vada oltre la consensualità ecc ecc ecc.
Io, però, mi pongo due domande.
I vari siti di video di bondage spanking ecc ecc ecc descrivono correttamete una relazione BDSM?
Pensateci.
Poi, per favore, se ne avete voglia, pensate anche a quest'altra domanda.
L'enorme numero di lettori (ieri ed oggi) e di spettatori (domani) farà bene o male, non all'universo BDSM, ma alle Persone?
Forse devo spiegarmi meglio: non sto parlando di sdoganamento, di coming out, no.
Sto chiedendomi se il bilancio di  questo fenomeno sarà positivo o negativo per il benessere delle Persone coinvolte.
Quanti, che affronteranno una sessione da impreparati ed incoscienti correranno il rischio di farsi male?
Quanti, invece, scopriranno se stessi e si incammineranno su un percorso di consapevolezza e liberazione in sicurezza e consensualità?
Quanta gente si farà male (per errore, cretineria incompetenza) e quanta invece starà meglio, dopo?
Io non lo so e non lo so stimare.
Ma, secondo me, il fenomeno globale della trilogia più noiosa del secolo forse dovremmo metterlo a bilancio secondo questo semplice criterio:
quante persone poi staranno meglio o peggio dopo averne usufruito.
Dopodichè una cagata resta una cagata, ma è dal letame che nascono i fiori.

lunedì 13 ottobre 2014

la fine della sete

Per caso hai sete?
Uso il singolare perchè dubito ci sia più di un lettore su queste pagine.
Quindi, pensaci bene: hai sete?
Se hai sete, vai a bere un bicchier d’acqua.
Sicuro di aver bevuto bene?
Cioè, non è che hai ancora sete?
Insomma: sei sazio d’acqua?
Va bene, mi fido.
Ora: pensa alla sete.
Ti viene in mente qualcosa?
AH AH! Ti ho fregato: se ti viene in mente qualcosa vuol dire che hai ancora sete.
Bevi.
Bevi ti ho detto, bevi un altri bicchier d’acqua.
Fa pure bene alla cellulite e quindi sicuramente farà anche bene all’erezione.
Oh, non vuoi che faccia anche bene alla sodomizzazione?
Quindi, bevi, bevi, che fa sangue.
Di nuovo: pensa alla sete.
Scommetto che adesso alla sete non ti riesce di associare niente di assetante, vero?
Benissimo.
Ora puoi capire quello che sto per scrivere.
Quando morirò, se andrò in Paradiso, il BDSM sarà per me come la Sete per qualcuno che non ha più Sete.
Per adesso è inferno.

venerdì 3 ottobre 2014

mimesi

Sono invisibile in piena vista.
Somiglio a qualcosa che non sono io.
Così mi confondo e se mi confondo e mi perdo forse lo schiavo si perderà con me ma altro da me.

domenica 21 settembre 2014

mancanze.

Noi che vi aspettiamo nudi sul pavimento gelido,
non proviamo offesa per la pelle che brucia.
E ci riscaldiamo al racconto di una sorella che ci narra le sue sofferenze usate come consolazione.
Noi che ci sentiamo soffocare dai nostri compiti di oggetti,
non proviamo offesa per i sapori del piacere.
E quasi invidiamo il fratello che ci ricorda lo strazio di dare senza contare.
Noi piangiamo il disprezzo, gettato in faccia come ciliegina e, purtroppo,
ci disperiamo quando anche il disprezzo manca.

sabato 6 settembre 2014

lubrificante

"Parliamo un po'?"
"E io che stavo per imbavagliarti. Beh, di cosa vorresti parlare?"
"Beh, ti ho visto un po' impacciato con quel borsone così gonfio e..."
"Impacciato? Te lo faccio vedere io se sono impacciato, volevi parlare di come sono impacciato?"
"No, veramente no."
"E di cosa?"
"Volevo parlarti del fatto che se ti va puoi tapparmi subito la bocca.
Puoi farlo, sai? Scegli pure tra il ring gag e l'altro bavaglio col fallo, o prima uno e poi l'altro.
Volevo parlarti del fatto che se mi salti addosso per legarmi non farò mica resistenza, quindi non stare lì a tormentare la corda per capire da dove cominciare: fai con calma e vedrai che non mi farai male.
Ti volevo anche dire che se inizi a sculacciarmi e poi passi al cane io non metterò il muso, guarda che è facilissimo, ti siedi sul letto mi afferri e mi trascini dove ti pare, se mi divincolo poi ti chiedo scusa, ma se mi leghi stretto ti togli il pensiero
Se vuoi, di frustarmi, dico, te lo chiedo in ginocchio, poi ti ringrazio pure come se mi avessi offerto la cena fuori.
Se vuoi, le chiappe me le tengo ben larghe con le mie stesse mani, tu ci metti solo il lubrificante e quel che ti va: un dito, un cazzo, un plug.
Volevo parlarti del fatto che me ne sto qui nudo sul lenzuolo, non ho un pelo addosso, sono pulito e vergognosamente liscio e puoi lavorare su di me come ti va, lasciandomi cordoni sulla pelle, affondando le unghie nelle cosce e nelle natiche, non devi chiedere permessi e non c'è nessuno in questa stanza che ti possa dire di no.
Volevo parlarti del fatto che non sono qui per parlarti, ma per farti venire, quindi, serviti il pasto e dammi fame.

martedì 5 agosto 2014

Fuga immobile.

Faccio una serie di telefonate a vuoto.
Non risponde nessuno: l'ex cliente che aveva urgente bisogno di una mia ennesima consulenza gratuita, l'amico professionista, l'amica di sempre.
Vado lo stesso in centro.
Caldo del Sud, Sole ustionante.
Sono qui da pochi giorni ma non ero ancora riuscito a scollarmi dai piccoli problemi familiari di queste finte ferie meridionali.
Dopo pochi minuti sono già nervoso per la guida rilassatomicida dei miei concittadini.
Parcheggio lontano dal centro, proprio perchè non ce la faccio più a sorpassare gente che va a due all'ora e a scansare assassini in suv a ottanta in stradine di tre metri.
I marciapiedi sono lerci e sbriciolati, li percorro con sguardo basso per scansare le merde di cane e i vetri rotti.
Vado ombra ombra, perchè il Sole è micidiale.
Accanto a me paesaggi di inutile bellezza.
Il Sole brucia ma la città è nelle tenebre di una crisi economica che ha scacciato anche me.
Vorrei incontrare qualcuno per fingere, spero di non incontrare nessuno per non farmi venire la nausea.
Non voglio incontrare chi mi ha soffiato il posto, chi mi ha tradito e si aspetta anche un mio sorriso a cattivo gioco.
La mia famiglia è alle prese con parenti malati, liti condominiali, fratelli disoccupati.
Si deve tornare anche per queste grane, nessuna drammatica, tutte urgenti e fastidiose come sabbia nelle mutande.
Mi ricordo di quando l'ho portata io, la sabbia nelle mutande, per punizione, quindi so quel che dico.
Mi fermo in un bar per un the freddo, ghiacciato, dolce al punto giusto.
Un ristoro momentaneo.
Quando mi sento così ci vorrebbe la cinghia.
Ma non c'è cinghia nel mio futuro.
Il Matrimonio è all'orizzonte e il mio Padrone abita in un'altra parte d'Italia.
Il mio treno corre verso un destino di esilio, sradicamento, repressione sessuale.
"Scusa cara, non è che mi piacciano i maschi, ma mi piace farmi cinghiare e legare da loro, però se a te piacesse farti cinghiare e legare da me potrei anche accontentarmi!".
Dovrei dire così?
Non voglio.
Dipende da me e il 95% del nostro rapporto è semplicemente perfetto.
Il 5% è avvelenato.
E oggi mi sento il veleno nel sangue.
Attraverso la piazza abbacinante di bianco e calore, una piazza bellissima che scruto per scegliere solo il miglior passaggio tra qualche gruppo di turisti ed i soliti capannelli di pensionati e cassintegrati da cui è meglio stare alla larga.
Puzzano di disfattismo e cialtroneria.
Sono la colla negli ingranaggi di questa città morente, sempre pronti ad un'unica politica: quella dello zero a zero e palla al centro: guai a cambiare qualcosa, in massa la rimetteranno com'era prima.
Odio i miei passi sulla pietra.
Perchè amo la pietra.
Al Nord ho un bel lavoro, una bella casa, un terribile senso di colpa e preoccupazione per quello che lascio al Sud.
Se il Sud sprofondasse potrei riprendermi un pezzo di vita.
Ma non tutta.
Resta quel desiderio di corde, di ginocchia piegate, di natiche segnate.
Torno tra gli alberi.
Gli olivi sono bassi e miracolosamente sopravvissuti a lustri di atti vandalici.
Si può scappare, è vero.
Ma sto scappando da troppe cose contemporaneamente e mi sento atrocemente immobile.
Immobile, ma non legato.
Che peccato.


domenica 6 luglio 2014

colore del Sole

E' novembre.
Siamo sul divano a vedere una puntata di Sherlock.
Indosso una pesante felpa ed altri strati di comoda e calda flanella.
Ma ho  le gambe nude dall'inguine agli alluci.
Holmes e Watson stanno cercando tra dei libri indizi per il loro caso.
La pelle delle mie gambe è fredda, salvo in quel pezzo di coscia coperto dalla tua mano.
Le mie mani, invece, sono al loro posto, dietro la schiena.
Al caldo.
I nostri eroi sono al circo, un tamburello suona.
Inizi ad accarezzarmi la coscia al suo ritmo.
E' il momento del lancio dei dardi di balestra.
Affondi le unghie nella mia carne.
Di fronte alla balestra un guerriero incatenato.
Ci vuole poco a trasformare la tensione per lo spettacolo in un susseguirsi di pizzichi dolorosi, carne afferrata con forza, ritorta, graffiata.
Le tue unghie scrivono sulla mia pelle qualcosa che so leggere solo nel dolore.
Quando la puntata di Sherlock finisce non ho più freddo alle gambe.
Hanno il colore del Sole al tramonto.

lunedì 2 giugno 2014

Un Sollievo

L'erba è verde e gli alberi fanno ombra.
La tavola apparecchiata è un letto di delizie.
Sento l'aria fresca dissetarmi.
Dovrebbe essere tutto normale, invece, è un pomeriggio speciale.
Un gatto fa la posta ai merli, inutilmente.
Bambini che giocano al Sole sull'altalena e attorno al tavolo noi, consapevoli e inconsapevoli. 
Ma ci siamo tutti.
E bastano davvero pochi respiri per capire che ci siamo davvero, completi. 
Attorno a quel tavolo non è stato necessario abbandonare pezzi di noi altrove.
E mi sembra un sogno, essere lì, seduto, con persone che, complessivamente, sanno tutto di me.
Ad ogni respiro la speranza si rafforza, ad ogni respiro mi sento sempre più a mio agio.
Nessuna parola, nessuna frase può ancora essere davvero libera, ma si vede definito il sentiero per arrivarci.
A questa libertà.
Farsi servire a tavola, costruire una casetta di legno con un piccolo rotolo di canapa, guardare il cielo ed occhi di donne amiche ed amate, sentire il sangue ronzare nelle orecchie e scalfire appena appena la mia vigliaccheria, ecco, un pomeriggio perfetto, non unico, non un punto di arrivo ma una pietra fondamentale.
Sono stato benissimo. Se non felice, sereno.
Per la felicità combatterò ancora.
E ho alleati potenti, ora.

lunedì 21 aprile 2014

Un aiuto concreto

"Com'è andata giù?"
"Male, una catastrofe umana che non ti dico, ho passato il tempo a sentire storie tristissime dalle mie amiche: problemi di salute, l'età che avanza, il lavoro, la solitudine".
"Come l'anno scorso?"
"Peggio, quest'anno si sentono tutti più vecchi e io mi sento molto a disagio, nella mia fortuna, nel non poter fare quasi più niente per aiutarle".
"Perchè, cosa potresti fare di concreto per loro?"
"Scoparle tutte".