martedì 19 novembre 2013

sogno novembrino

Trascino il sacco senza eccessivo sforzo, ma non senza difficoltà: è ingombrante e non posso  far sbattere il contenuto su gradini e pareti.
E' fragile.
Cammino piano, quindi, per una strada sconosciuta.
E' giorno pieno.
La strada è deserta ma pulitissima, sembra l'interno di un appartamento.
D'improvviso, l'albergo.
La reception è scura.
Pulita, lustra con la poca luce
Un uomo mal vestito mi consegna una chiave, una chiave " che non apre niente. Non ci sono porte, qui."
Mi incammino per un corridoio, anche questo luminoso.
Colori caldi, sulle pareti.
Porte aperte.
Su stanze deserte.
Una è piena di gabbie, in un' altra una donna nuda con collare guarda il sacco di juta ruvida e si porta l'indice alla bocca.
Una stanza che è un intero guardaroba di abiti da carnevale.
Ed una completamente vuota.
Lì dentro poso il mio sacco.
E' cartavetro sotto le mie dita.
Lo apro e ne  rovescio il contenuto sul pavimento.
La sua pelle è bianca, quasi ovunque.
La sua pelle è bianca, dove non è rossa per lo sfregare con la tela rugosa.
E resta lì, nuda, sul pavimento, esattamente come è uscita dal sacco.
E dal sacco le cade addosso la corda di canapa.
Il sogno continua, ma non ero lì a legare.