sabato 27 aprile 2013

Il nulla

Prepararsi per una sessione costa.
Di denaro, poco.
Di cuore, troppo.
Ti trovi nuda nel bagno.
I vestiti sono pronti.
Tu non sei pronta.
Osservi la tua pelle e rabbrividisci.
Quella pelle che sarà giudicata.
Quella pelle che trasmette il dubbio al tuo cuore.
Se andare o meno al macello.
Se incontrare la voce sconosciuta.
O scappare ancora dalla voce ben nota che ti urla dentro.
Che ti supplica di prostrarti e farti violare, sazia solo quando dilati le natiche,
in attesa.
Ti depili.
Ti lavi accuratamente.
Il cuore in gola, dal primo fino all'ultimo passo.
Poi, comunque vada, il nulla.

mercoledì 3 aprile 2013

vent'anni dopo


All’inizio eravamo in cinque nella stanza.
Che bella atmosfera cordiale e gioiosa.
Per quattro di noi.
Non per me.
Non da quando hai deciso di gettar via la nostra ventennale amicizia.
Senza un perchè, senza un motivo preciso che non sia l’antipatia che tua moglie ha provato per me sin da ragazzini.
Già, perchè tu hai sposato la tua fidanzatina di vent’anni fa.
E ci hai fatto un bel bambino assieme.
Il quinto tra noi.
Ho saputo del tuo matrimonio dalla cartolina precetto di invito, un po’ poco per chi due mesi prima si telefonava ogni week end da ogni parte del mondo ad ogni altra e che passava ogni notte in comune nel paesello natio a bere tra le stelle.
Ma hai incassato senza fiatare la busta contenente esattamente il doppio.
Ho saputo della tua paternità da un messaggio collettivo su Facebook.
Ma eccomi lo stesso qui, con un pacchetto di prenatal tra le dita.
Tua moglie è raggiante, come è giusto.
Non è nemmeno petulante come al solito, tanto è raggiante.
Del resto, la storia è vecchia: una donna che si mette in mezzo tra due ragazzini e non nel senso che è contesa tra i due, semplicemente rompe i coglioni.
Da vent’anni.
Per un attimo mi intenerisco, vent’anni di rotture di coglioni possono anche essere un buon motivo per tagliare un’amicizia.
Io, invece, non ho sposato la mia fidanzatina dell’epoca.
Maria.
La quarta tra noi.
Gioca con tuo figlio e gli dice “Fai ciao a Zia Maria”.
Ti guardo dritto in faccia, ma ti alzi a prendere una birra che mi offri al volo.
Guardo Maria.
Invecchia.
Ma non ancora.
Ha le rughe e qualche capello bianco.
Ma anche il più bel paio di gambe del palazzo, forse dell’intero quartiere.
Gambe che hanno ancora un segno rosso, obliquo, sul retro delle cosce.
Maria ancora non sa che mi hai abbandonato.
Tu hai una moglie ed un figlio.
E un’amicizia che non ti meriti.
Maria si volta e nei suoi occhi neri nessuna accusa: ma sollievo.

martedì 2 aprile 2013

propositi


Ho voglia.
Anzi, ho voglie:
di essere legato e di legare;
di sentire qualcosa che entra dentro me;
e disporre a mio piacere un corpo.
Ho voglia di confessare e di interrogare;
accettare una punizione e infliggerla.

<< sei perfetto >>

oggi lo so e voglio condividere ed usare questa perfezione:
un canto del cigno e rinascita della fenice in un solo istante.

lunedì 1 aprile 2013

pay and pain


Ho comprato il mio corredo.
L’ho pagato con poche banconote, troppe lacrime.
Per lo più, sudore e sperma.
Purtroppo, anche col sangue.
Ma questo esborso è stato un mio errore.
Ho delle corde di nylon.
Non mi ci ha legato mai nessuno, ma le ho usate per legare.
Ho un bavaglio di spugna che lavo in lavatrice ogni volta che me lo impongono.
Ho due dildi di metallo, mi ci dovrei esercitare.
Ho un astuccio di mollette di legno.
Una cintura rotta di cuoio nero ed un pugno di fascette da elettricista.
La prima è per me, le fascette per mia sorella, quando sarà.
Ho troppa pelle, troppi peli, troppi umori.
E sudore in abbondanza per pagare ancora.