giovedì 1 dicembre 2011

Amaromare, parte quarta


Non c’è nessuno in vista.
Marcella ha fatto le cose per bene.
Ha la sabbia anche sul viso, le labbra screpolate e la giusta espressione sofferente.
La lascio al sole, gambe spalancate, con la stretta striscia di stoffa rossa che fa capolino tra le sue gambe a farmi compagnia nei miei pensieri.
I miei occhi indugiano lì, risalgono fino al volto arrossato e agli occhi chiusi, riscendono sulle gambe snelle, si perdono nella vampa del sole.
Il cazzo mi sembra pietra nel costume da bagno.
Non mi decido.
E lei soffre.
Una parte di me, ora, vorrebbe trovarsi in un letto bianco, con le lenzuola pulite.
Fresche.
Per scambiare quel cinque per cento di affetto ed amore di cui entrambi siamo capaci.
Quel cinque per centro di compassione che entrambi proviamo l’uno per l’altro.
Quel cinque per centro di contatto umano banale, lieve che porta con se il sorriso.
Il sudore inizia a colare a rivoli, lavando via la sabbia a strisce dalla sua pelle.
Come frustate.
La pelle abbronzata luccica sull’impanatura di sabbia.
Non sono io a decidermi.
Allungo il piede ed affondo l’alluce nella vagina di Marcella, attraverso la stoffa pregna di sabbia.
Lei, come un arco incoccato, accoglie il dardo.

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