martedì 22 novembre 2011

Amaromare, parte seconda.


Ma la trattengo un attimo per il braccio,
La sabbia è troppo bollente e le restituisco gli zoccoli e poi, colto da improvvisa ispirazione, le affido anche il mio zaino.
Siamo soli, oltre la passerella, oltre il canneto.
Le sistemo lo zaino con cura addosso.
Marcella si curva e dice:” Grazie Padrone”.
Ma io sono implacabile: “ Fai dello spirito o hai semplicemente  parlato senza permesso?”
Non attendo risposta: “Cammina”.
Curva sotto il peso dei bagagli, Marcella si avvia verso il Mare.
Sono solo pochi secondi:
il mare verde, il cielo azzurro, la sabbia dorata, Marcella in bikini che avanza nella sabbia sotto il peso della mia Volontà.
Ma la spiaggia è stretta ed il mare vicino.
Marcella , con goffa difficoltà, depone delicatamente i bagagli a terra.
La raggiungo.
E’ accaldata, sudata, splendida.
“Mettiti a quattro zampe e scava per l’ombrellone”.
Giro attorno a quel corpo prostrato.
Marcella scava la buca e si sporca di sabbia, scava con accanimento.
La buca inizia a diventare profonda e stretta, si china per scavare con un solo braccio.
Le poggio l’alluce tra le cosce.
Marcella continua.
Premo.
Da lontano, oltre il canale, siamo invisibili e comunque troppo distanti per i dettagli.
Marcella resta col braccio infilato nel buco di sabbia, carponi.
Immobile.
Il movimento si è trasferito dal suo braccio tra la sabbia al mio piede che si strofina sulla poca stoffa che ricopre le sue intimità.
Il movimento diventa, da delizioso, crudele quando il piede smette di accarezzare e d’un tratto spinge, di botto.
Marcella perde l’equilibrio e quasi cade di faccia sulla sabbia.
“Ti avevo detto di smettere di scavare?”
“No Padrone”
“E cosa ti avevo detto?”
“Di mettere l’Ombrellone”
“Non è il caso di riposare, quindi”
Il ciack di un pesante sculaccione chiude la conversazione.
Marcella prosegue coi suoi sforzi, monta l’ombrellone, mette al riparo i bagagli e posiziona la sedia al centro del cono d’ombra.
Quando ha finito si inginocchia davanti alla sedia su cui mi sono accomodato dopo essermi spogliato.
Fa molto caldo.
Oltre il canale la folla.
So per esperienza che ogni tanto passerà qualcuno intento in una passeggiata, ma è improbabile che saremo scocciati da vicini importuni.
Perfetto.
“Marcella, passami l’acqua. Bene, per ovvi motivi, purtroppo, dovrai tenerti addosso il costume e non potrai stare legata come desidereri.  Sai quanto detesto il mare e mi aspetto che tu sia grata e riconoscente per essere qui sulla spiaggia. Ora, mettimi la crema solare sulla schiena poi puoi metterti a prendere il Sole.”
Marcella, rapida, inizia in silenzio il suo lieve massaggio.
Ecco, io mi fermerei qui.
L’istante fotografico.
Cosa vede il canneto alle nostre spalle?
Cosa pensano gli eucalipti guardandoci?
Una ragazza sui 25 anni che spalma la crema solare sulle spalle del fidanzato.
Vedono la bellezza del suo bikini ben portato e la cura con cui fa questo favore al suo uomo.
Vedono due cuori battere sul mare.
Anche agli alberi si può mentire.


continua

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