sabato 19 novembre 2011

Amaromare, parte prima

Quando fa molto caldo generalmente cado in letargo.
Voglio muovermi il meno possibile e passo più tempo che posso in posti freschi a bere acqua e a lamentarmi della calura.
Nei giorni feriali ci riesco abbastanza, complice l'aria condizionata, ma, ahimè, arrivano i week end.
E non importa se tu sia un Master sicuro di te, capace di incutere timore ed adorazione:
di fronte alla schiava che ti chiede di portarla al mare sei fottuto.
Una schiava è comunque una donna e sono enumerabili e poche le cose che una donna desidera e che sia conveniente negarle.
In certi tipi di lotta esistono solo gradazioni di sconfitta.
Marcella, poi, per il mare stravede.
A fine estate è sempre abbronzatissima e la pelle scura si intona perfettamente ai suoi occhi verdi.
Ci vuole poco a capire che ci tiene parecchio ad abbronzarsi.
Certo, una tantum puoi anche spedirla al mare con le amiche, ma, appunto, una tantum. Io, poi, non sono certo il tipo da farmi scappare di mano la cinghia per segnarle la pelle in maniera da renderla impresentabile giusto durante la sessione del sabato pomeriggio.
Così, dopo aver un po' tirato sul prezzo ( l'assicurazione che si sarebbe comportata da sottomessa docile per tutta la giornata e che la sera mi avrebbe fatto vedere il mio Dexter in pace ) ci ritrovammo in viaggio per un'affollata località del Mar Jonio in coda con tutti gli altri vacanzieri della domenica.
Abbigliamento ed equipaggiamento del sottoscritto:
occhiali da sole, sandali, costume tipo boxer, maglietta, frigobar colmo di ghiaccio e acqua, ombrellone modello extralarge, sedia da campeggio, lettore mp3 e zainetto scolastico con dentro romanzone da spiaggia, Flacone di crema solare protezione 50 e attrezzatura del caso ...
Abbigliamento ed equipaggiamento della schiava:
bikini rosso, prendisole corto bianco e trasparente, stuoia ed asciugamano, zoccoli, sporta del cibo, lettore mp3, occhiali da sole, crema doposole.
Passo a prendere Marcella che aspetta, sotto casa sua, mezza nuda e vergognosa, il mio arrivo.
Ma sono puntuale e i passanti hanno potuto pascersi delle sue cosce all'aria per un paio di minuti al massimo.
"Buongiorno Padrone!"
Esordisce con allegria debordante più della sua pelle dalla poca stoffa che le ho concesso.
Inutile, non sono geneticamente tagliato per maltrattare le donne.
"Buongiorno a te, schiava, vale la pena portarti al mare per godersi tutto 'sto splendore."
"Grazie, Padrone, sia per il complimento che per la gita al mare."
"Aspetta a ringraziarmi..."
Il viaggio dura una quarantina di minuti col traffico ed il mio umore, causa caldo ed impossibilità di usare l'aria condizionata  (Padrone, mi viene la sinusite ) non migliora di certo.
A metà tragitto inizio ad immaginarmi in poltrona al fresco a bere cocacola mentre Marcella è nuda ai miei piedi, all'inzio della  coda finale nella mia mente Marcella mi fa un pompino con la schieda striata di frustate e quando è il momento di trovar parcheggio sono così seccato che le mie immagini mentali su quello che farei a Marcella sono ormai passate dal quasicasto al quasireato.
In più, non è pensabile andare al lido, mi perderei quel poco di divertimento possibile, devo per forza andare alla spiaggetta.
La spiaggetta è un pezzo di lido separato dal resto del mondo da due canali di irrigazione. I canali, soprattutto alla foce, sono guadabili in sicurezza e senza troppe difficoltà a nuoto, ma non di certo con l'ombrellone e gli abiti addosso.
Però, sul canale,  esiste una passerella del consorzio di bonifica nascosta nel canneto retrostante alla spiaggia, bisogna solo sapere dov'è e aver voglia di farsi un centinaio di metri tra la vegetazione prima e le dune di sabbia poi.
Mi infilo in un viottolo di campagna sterrato, sotto il sole cocente del luglio meridionale.
Eucalipti lungo la strada che costeggia una pineta.
Alberi immensi ma, praticamente, niente ombra.
Parcheggio in uno slargo e controllo che il sentiero ci sia ancora.
Visto da qui non è invitante quel budello tra le canne, ma si tratta di una ventina scarsa di passi prima di sbucare sulle rive del canale.
Marcella mi guarda ma non vuole forzare la sorte e tace, avendo visto il mio umore peggiorare nel traffico.
Scendiamo dall'auto nella calura opprimente e scarichiamo i bagagli.
La zona è deserta.
Certo, la stradina che abbiamo appena percorso procede verso il lido e qualche macchina passa, ma vanno tutti ad ammassarsi alla spiaggia parcheggiando ad un centinaio di metri da noi.
"Marcella, togliti il prendisole e lascia gli zoccoli a terra."
Le dico queste parole mentre si stava chinando a terra per prendere la sua borsa.
Resta un attimo, solo un attimo bloccata dall'esitazione.
Non risponde.
Esegue.
Scivola via dagli zoccoli, si abbassa le spalline del prendisole che cade nella polvere e in due secondi resta in bikini.
L'allegria sembra scomparsa all'improvviso dal suo volto.
Ma non dal mio.
Mi chino, raccolgo gli abiti, li infilo nel mio zaino.
"Vado avanti io, casomai ci fosse un serpente o qualche topo, niente di che, stai tranquilla."
E mi incammino, col solo zaino addosso, verso il canneto.
Mi volto e questa volta Marcella è un po' sorpresa:
ombrellone, sedia, frigobar, le sue cose...
Tutto ai suoi piedi.
"Schiava, - dico canzonatorio - ma come, la cagna si e la mula da monta no? "
E mi avvio nel canneto.
Affretto il passo e faccio un po' di rumore: è davvero improbabile che ci sia davvero una vipera che, comunque, se ne scapperebbe al solo sentirci.
In pochi secondi sono sulla riva del canale.
La passerella c'è ed un incendio boschivo ha spianato l'altra riva che da, quindi direttamente sulla spiaggia.
Dietro di me sento il rumore di Marcella che avanza sovraccarica di bagaglio.
Veder sbucare tra le canne il suo corpo coperto più dal carico che dal bikini mi fa fremere di piacere.
Ora Marcella ha lo sguardo basso quando mi raggiunge.
Si tratta di poca strada e il suo carico è più ingombrante che pesante, ma lei ha dovuto percorrerlo su un sentiero polveroso e sassoso.
Sembra tutto ok.
Le tolgo ombrellone sedia e frigobar e passo per primo sullo stretto ponticello metallico che verifico non essere troppo surriscaldato.
Lei mi segue e non si meraviglia quando, dall'altra parte del canale, le rimetto in mano i bagagli.
Le addito un punto sulla spiaggia: "Vai lì e piazza l'ombrellone"...


segue








0 commenti: