“Ma non ci credo neppure se lo vedo!”
Lucia si alza dal tavolino di scatto.
La sedia sbatte contro la parete.
Ah, Lucia, Lucia.
Sempre così simpatica ma razionale, pronta a marciare per la Pace e a combattere per le foche al sicuro dietro il tuo stipendio statale, sexy ma eternamente single, ah, Lucia, che amore di ragazza.
Non me la prendo, ero sicura che avresti reagito così.
Per fortuna la tisaneria è deserta e nessuno si è accorto del tuo scatto.
Le cose che ci circondano sono indifferenti all’accaduto.
La grande stufa non ha cessato di scoppiettare.
Le pareti scavate nel tufo non hanno battuto ciglio.
Tu, mia cara amica, ti sei alzata scandalizzata e ora mi guardi dall’alto in basso.
Meglio così.
Non sai quanto mi piaccia essere guardata dall’alto in basso.
Io, che fisicamente ho sempre guardato dall’alto in basso le mie amiche, dal mio metro e settantacinque.
Io, che ho una lingua tagliente e rapida capace di mettere a posto il maschio italiota medio in men che non si dica.
Io, cintura nera di Karate da ragazzina e nuotatrice amatoriale ancor oggi.
Io, che ho subìto lo stalking ma me ne sono liberata anche grazie...
Io.
Cosa ti ho detto, poi, di così velenoso trenta secondi fa?
Da farti scattare come di fronte ad una molestia sessuale?
Cosa posso aver detto a te che mi sei sorella da lustri?
Vediamo se riesco a ricordare la frase esatta, a riprodurla. Ah, ecco:
“Mi faccio scopare da Raffaele”.
E hai posato la tazza della tisana sul piattino.
Un po’ troppo in fretta, qualcosa si è sparso sul tavolo.
“E mi faccio anche legare e frustare da Raffaele”.
Energia.
Sei scattata in piedi come teletrasportata.
Respiro libera, ora.
Le parole le ho pronunciate davvero.
La diga è crollata.
Gesù, come mi sento libera ora, quasi come nel lieve bondage di Raffaele.
Non ho più paura.
“Luci’, siediti ché non sono diventata uno scorpione”.
Lei si siede e riavvicina la sedia al tavolo.
E’ un microsecondo.
La tanto viturperata curiosità femminile increspa i tuoi occhi che, a onor del vero, subito tornano esterefatti.
Mi basta.
“ A cosa non credi? Al fatto che Raffaele mi scopi? O al fatto che mi piaccia giocare al Sado Maso?” ( Perdonami Padrone se ho detto quest’ultima frase, ma è per farmi intendere...)
“A niente! Cazzo, ma davvero? Davvero Raffaele...”
Mi interrompe: “Sì, Raffaele mi lega, poi mi prende a cinghiate e poi mi scopa”
“Ti lega? Ti prende a cinghate? Ma sei impazzita? Non ti è bastato Damiano? Che scopassi con Raffaele era pure ora cazzo, vi conoscete da vent’anni, ma ..”
La Interrompo io:” Damiano” Dico con voce secca, la mia voce secca, quella che fa far silenzio ovunque, “ Mi ha picchiata una volta sola, dopodichè gli ho spaccato la faccia e l’ho lasciato. Raffaele non mi ha mai picchiata. Damiano mi ha perseguitata per mesi, l’ho denunciato, l’hanno diffidato e da allora non mi scoccia più. Nessuna affinità.”
Silenzio.
Come mi sento fiera a ricapitolare in due parole anni di relazione sbagliata.
Riprendo io: “Damiano è uno stronzo ed è stato Raffaele a portarmi in questura anche a costo di ricevere pure lui le sue telefonate notturne. Raffaele c’è sempre stato nella mia vita e non mi ha mai detto una parola sulle mie storie sbagliate. “ Sorrido: “Raffaele si incazza solo quando arrivo in ritardo agli appuntamenti.”
“Mado’, è vero, ha una pazienza quell’uomo, ma se arrivi con più di cinque minuti di ritardo ti guarda malissimo”
“Non ha pazienza, quell’uomo. Neppure un briciolo. Mi da dieci cinghiate se ritardo più di un minuto.”
Ho detto la cosa sbagliata. Lucia stava ricominciando a parlarmi e …
“Dove?”
“Dove cosa?”
“Dove ti picchia?”
“Ancora! Raffaele non mi picchia. Mi punsice. Comunque quando arrivo in ritardo mi da le cinghiate sulle cosce, me le da subito appena arrivo a casa sua!”.
“TU SEI PAZZA!”
Lo dice scandendo le sillabe.
Speravo di giocare le mie carte meglio e mi rendo conto che quelle che ho non riuscirò a trasformarle in briscole, quaindi tanto vale giocarle subito.
“Sì, può essere, non so se sono pazza, forse hai ragione tu, come faccio ad essere certa di essere o non essere pazza? Ma di una cosa sono sicura: dei miei orgasmi. Non sono mai pochi.”
L’argomento è convincente.
“Ma come fai? Cioè..”
“Non te lo spiego. Non so farlo. Mi piace e basta.”
“Ma non è possibile: tu arrivi lì, quello ti prende a cinghiate e vieni?”
Sorrido.
“No, vedi? Non ci provo neppure a spiegarti”
E, invece, devo farlo.
“Da quanto tempo ti scopi Raffaele?”
“Tecnicamente parlando è lui a scopare me. Per la precisione, ti ricordi la sera che facemmo il sushi a casa sua?”
“Sì”
“Beh, tu andasti via prima perchè dovevi vederti con Vito. Io non sono mai andata via. Dopo quasi un anno dalla storia di Damiano avevo voglia, una voglia improvvisa.
Siamo rimasti soli a casa, come cento altre volte.
Stavamo sparecchiando quando gli ho detto, secca, ‘andiamo a letto’?
Lui non si è neppure voltato, cioè, si è irrigidito, ha aspettato un secondo e sai che mi ha detto?”
“‘sta troia, allora l’hai provocato tu?”
“Stronza! Sì, cavolo, sono vent’ anni che aspetto che ci provi nel modo giusto, mi ero rotta e avevo voglia! Lo sai che mi ha risposto? Mi ha risposto: ‘No, ho ancora fame, quindi spogliati’”
“E tu?”
“E io quasi mi mettevo a ridere. Lui è uscito dal pranzo ed è andato in cucina, io mi sono sentita arrossire fino ai capezzoli, poi però mi sono spogliata, volevo vedere la sua faccia.”
“E poi?”
“E poi è tornato con un altro vassoio di sushi, non mi ha neppure guardata e si è seduto sul divano. Mi ha detto ‘vieni qui’ ed io sono andata lì. Si è alzato ed io speravo che mi baciasse, mi abbracciasse, invece mi ha afferrato, mi ha fatto sedere e mi ha fatto sdraiare sul divano.
Ha preso le mani e le ha incrociate sulla testa.
Mi ha accarezzato prima le cosce e poi i seni, poi, beh, poi mi ha stretto i polsi sulla testa e mi ha schiacciato tra le dita, piano, un capezzolo. Ha lasciato il capezzolo e mi ha messo in bocca un pezzo di sushi.”
“Ahh ma questo è solo famolostrano!”
“Aspetta: ricordati che ti ho appena detto che mi sono tolta le mutande davanti a Raffaele, non credi che questa non sia proprio una banalità?”
“ E che c’entra?”
La guardo obliquamente:
“Di’ un po’: non è che ti sembra banale perchè te le sei tolte pure tu le mutande davanti a Raffaele?”
Risate.
Argentine le tue, roche le mie.
Cara Lucia, per ora è meglio che tu non sappia del perchè ti abbia detto tutto questo, del baratro di umiliazioni che devo affrontare per colpa di Marcella, la sua prima e tutt’ora in servizio schiava, una cretina stronza con cui faccio già un bell’harem.
E’ meglio che tu non sappia, davvero, NON di quanto mi piaccia sentire la sua carne alternata alla pelle della cintura, ma di quanto il mondo sia andato sottosopra dall’istante in cui mi ha serrato i polsi..
E’ meglio che tu non sappia della nostra prima scopata, coi miei polsi serrati dalla cintura, nè della seconda, con le chiappe arrossate dalla stessa cintura.
Ci sarà tempo per i dettagli.
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