martedì 12 luglio 2011

A Tempo Indeterminato

©Angolobuio per i testi © Gabriella Alleirbag per le immagini

CAPITOLO UNO
genesi segreta


Adesso

Sono inginocchiata sul tappeto di fronte al camino.
La mia pelle è ricoperta dai segni delle corde e dai cordoni dello scudiscio.
Sono nuda, eccetto che per la striscia di cuoio del collare a cui è appesa una medaglietta con su scritto “Gabriella”.
Respiro piano, nella penombra.
Chiudo gli occhi mentre passo la mano destra sulla coscia e la sinistra sul seno. Leggo il braille dei segni sulla pelle. Qui il cane, lì la corda, ovunque, il piacere.


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Cominciò tutto una sera d’inverno, con una mail nella mia casella di posta elettronica dedicata al BDSM.
Dalle prime righe sembrava una mail di spam sfuggita al controllo del provider.
Stavo per cliccare su “Spam”, ma, sapete com’è, ho il dono della lettura veloce ed in poco più di un secondo, il tempo che avevo impiegato a muovere il mouse sul pulsante “Spam” avevo letto la prima pagina della mail quasi per intero.
E mi bloccai raggelata.
La mail, che iniziava con un banale “Ciao, abbiamo una proposta di lavoro per te”, era diretta proprio a me.
E non intendo al mio nick o alla mia mail bdsm: proprio a me, con nome, cognome, indirizzo e numero di cellulare.
Mi venne una mezza crisi di panico, il cuore iniziò a battermi furiosamente nel petto ed il sapore della paura mi stava provocando una repentina ed inarrestabile nausea.
Corsi in bagno, appena in tempo per vomitare.
Restai in ginocchio a lungo nel bagno, in una posizione congeniale ma del tutto sgradita in quelle circostanze.
Mi ripresi a fatica e tornai nella mia stanza verso un PC che mi pareva diventato un ambasciatore di sciagura.
Rilessi la mail con calma, facendomi forza:

Ciao, abbiamo una proposta di lavoro per te.
Sei una praticante dello stile di vita BDSM di cui abbiamo avuto modo di apprezzare le qualità per i tuoi comportamenti online, inoltre, abbiamo avuto modo di apprezzare ben altre capacità e competenze osservandoti nella tua vita normale.
Non allarmarti in alcun modo, i tuoi dati personali sono assolutamente al sicuro e non vi è nulla di ricattatorio nella nostra proposta.
Se deciderai di non accettarla non faremo altri tentativi di importunarti in alcun modo e potrai comunque ricontattarci a tuo piacere.
Noi riteniamo di poterti offrire un’opportunità di realizzazione personale preziosa e ti invitiamo a riflettere su alcuni dati di fatto.

Ecco l’elenco dei dati personali che abbiamo potuto ricavare senza nemmeno troppo sforzo dalle tue attività online:


e seguiva, praticamente, il mio Curriculum Vitae. La scuola, l’università, il mio blog letterario, il mio lavoro e la mia casa, gli amici di Facebook, quelli della mia vita vanilla... Ogni cosa.

Ma sono dati che ci occorrono esclusivamente per dimostrarti la veridicità delle affermazioni che riporteremo qui di seguito.
Per farla breve, ti proponiamo, con tempi e modi che saranno rispettosi della tua privacy e della tua salute e sicurezza, di intraprendere la carriera di schiava.
I dettagli potremo discuterli in seguito, possiamo anticiparti che, per carriera di schiava, non intendiamo direttamente una forma di prostituzione saltuaria presso dominanti - clienti che cambiano per ogni incarico, bensì la tua preparazione per successiva vendita ad  dominanti fissi per periodi di tempo assai variabili, dal week end  ad un mese durante i quali vivrai all’incirca come nei filmati bdsm che ti piace tanto  scaricare da internet. Chi ti acquisterà avrà la facoltà di venderti ad altri, ma tu non potrai cambiare dominante di tua volontà. Certo, potrai interrompere la tua schiavitù praticamente in qualunque momento, ma, data la posta in gioco, è improbabile.
Stiamo parlando di guadagni giornalieri a livello di un buon stipendio mensile in lavori di medio livello, ovviamente in cambio di dolore, riservatezza ed un comportamento di prudente intelligenza che saprai senz’altro tenere di fronte agli eventi.
La prima obiezione ( alle altre risponderemo parlandone di persona ) che ci rivolgeresti è:
“ma io non sono mica così bella da poter interessare qualcuno come oggetto sessuale!
Perché non vi rivolgete ad una prostituta ?”
Beh, la risposta è che i nostri clienti non desiderano rapportarsi a prostitute, desiderano possedere schiavi e schiave che abbiano una loro vita professionale attiva, una cultura di buon livello e che siano sicuramente e completamente affetti da parafilie masochistiche.
Perchè?
Ma perché i nostri clienti desiderano essere sereni e tranquilli quando vanno a dormire.
Tu, francamente, non avresti alcun interesse a violare la riservatezza di una situazione del genere, una prostituta, invece, potrebbe decidere di forzare il gioco. Tu, invece, al di fuori del tempo che passerai a servire chi ti acquisterà, potrai continuare la tua vita come se nulla fosse e, se saprai giocar bene le tue carte, ti arricchirai moderatamente e sazierai le tue pulsioni con piena soddisfazione di tutti gli attori di questa commedia.
Ovviamente, non ti chiediamo di presentarti domattina a tue spese in capo al mondo.
Se hai un minimo interesse organizzeremo un appuntamento in un luogo ed in un orario di tua scelta anche nella tua città se lo desideri.
Sappi che, per il solo tempo del colloquio, mezz’ora un’ora al massimo ovunque a te vada, ti corrisponderemo cinquecento euro in contanti.
Sembra una scorrettezza per adescarti e, forse, lo è, ma quello che vivrai ha quasi dell’incredibile, pertanto è bene che si poggi fin da subito su basi concrete.
Prendi tutto il tempo che vuoi per rifletterci su, anche se ci rispondessi tra un anno per noi andrebbe bene egualmente.


Ero sconvolta e terrorizzata. Scattai in piedi e guardai fuori dalla finestra, aspettandomi di trovare un furgone nero e quattro ceffi con sacchi e corde sotto casa!
La strada, ovviamente, era deserta.
Andai in cucina a bere un bicchier d’acqua, poi decisi di versare nello stesso bicchiere un po’ di vino per scacciar via il sapore del vomito.
Mi calmai, pian piano.
Non poteva essere uno scherzo, dato che nella mia vita vanilla nessuno poteva sospettare niente del genere e nella vita da schiava ero ben attenta a salvaguardare la mia privacy. Evidentemente non abbastanza.
La mia esperienza di schiava era concreta ma limitata. Ai tempi dell’università ero stata usata da Paola, una ragazza appena più grande di me per una mezza dozzina di volte.
Ai miei pochi fidanzati non avevo saputo confessare le mie pulsioni e, anche per questo, le mie relazioni si erano rivelate fallimentari per la mia incapacità di godere completamente i piaceri del sesso.
Internet, se non mi aveva salvata dall’impazzire, non mi aveva di certo nè guarita nè saziata.
Come una dose di metadone, la visita quotidiana al mio mondo parallelo che avevo costruito su portali e siti a tema, calmava la mia astinenza.
Non ero più stata capace di costruire una relazione stabile di tipo bdsm dato che vivevo in una piccola città del Sud Italia, di sicuro non proprio il luogo ideale per trovare Master o Mistress con facilità.
Mentre pensavo squillò il telefono.
Risposi meccanicamente: “ Pronto “ “ Pronto, la Signorina Gabriella ?” Una voce sconosciuta. Di nuovo mi si fermò il cuore per un battito... “Buon pomeriggio, la contatto per presentarle l’offerta di Teletu..” In preda all’ira sbattei violentemente la cornetta sul telefono.
“Cazzo cazzo cazzo!!!! “ Urlai ad alta voce e scaraventai il telefono a terra con un gran fracasso.
Mi sedetti e scoppiai in pianto.
Il pianto disperato della mia adolescenza, del desiderio di trovarmi nuda e portata al guinzaglio, della consapevolezza che le mie amiche non avrebbero mai potuto esser davvero tali perchè dove loro desideravano una carezza io desideravo uno schiaffo.
Il pianto della mia prima sessione, in cui un orgasmo mai provato prima mi aveva travolta tra le mani di Paola.
Il pianto che mia aveva sempre salvata dall’offuscamento del pensiero.
Paola non potevo chiamarla: si era sposata e l’ultima volta che ci eravamo sentite mi aveva fatto capire chiaramente che, per quanto mi volesse bene, quel capitolo della sua vita era chiuso.
Marco, il cosiddetto Master che mi usava via Cam, si stava dimostrando un vero stronzo ed ormai ero diventata la sua fonte di foto porno gratuite e poco più. A parte che era quasi sicuramente fidanzato o sposato, ero abbastanza sicura che avesse un bell’harem di schiave. E, poi, questa era una cosa seria: chiunque avesse accettato di aiutarmi, magari a denunciare ‘sti tizi per violazione della privacy, avrebbe dovuto rinunciare all’anonimato.
Esistevano, sul mio profilo Facebook, un certo numero di mie fotografie anonime e senza veli. Avevo scelto come nome di schiava Lara e non mi facevo troppi problemi a mostrare le mie grazie sotto pseudonimo.
Mi ero resa conto di essere completamente nuda in quel preciso istante.
Anche col mio tutone antistupro marrone addosso ed i calzettoni di lana.
C’erano persone che avevano potuto associare il mio volto, il mio nome, la mia identità a quegli scatti in bianchi e nero senza faccia che avevo pubblicato.
C’erano persone che mi vedevano, nuda, impotente, ricattabile, alla loro merce’.
Con crescente calma iniziai a pensare al da farsi.
Poteva essere uno scherzo?
Improbabile, talmente improbabile da rispondere senz’altro di no. Marco non sapeva neppure in che città vivevo nè il mio nome. Conosceva il mio volto, certo, ma tra i miei profili facebook non vi era alcuna correlazione. Entrambi erano settati con controlli di privacy piuttosto restrittivi.
E, poi, a che pro? Era lui a non volermi incontrare di persona, io mi ero offerta di passare dal virtuale a reale ma non ne aveva voluto sapere.
L’indomani, avrei sondato...
Quindi, logicamente, poteva essere solo una faccenda seria.
La mail poteva dire la verità: se avessi ignorato la cosa tutto sarebbe finito lì. Ma, se fosse stato vero questo, poteva anche esser vero il resto.
Oppure, poteva essere tutto falso e mi sarei trovata, ricattabile com’ero, in una situazione piuttosto spiacevole.
Anche solo a livello di privacy, senza considerare le implicazioni sulla mia sicurezza fisica, le conseguenza potevano essere catastrofiche: sarei stata costretta a parlarne ai miei e non oso pensare a cosa sarebbe accaduto se la faccenda fosse diventata di dominio pubblico.
Rilessi la mail più volte, ricontrollai le impostazioni della privacy dei miei account e cambiai le password, per quanto ormai futile fosse ogni provvedimento, mi sentivo di impazzire dalla paura ed agire almeno mi calmava un po’.
Verso l’una del mattino me ne andai a dormire, affrontando una nottata praticamente insonne e senza fine.


- 360

Cinque giorni d’inferno.
I salti mortali per poter controllare la posta bdsm ogni cinque minuti.
I nervi a fior di pelle ad ogni squillo di telefono.
Marco si era fatto una risata, cretino, considerando la faccenda uno scherzo di qualche altro spasimante che aveva scoperto per caso la mia identità su internet: dopotutto ero solo una schiava deficiente e disattenta! Liquidò la faccenda in pochi minuti facendomi consumare mezza candela di cera sulle cosce durante una sessione in cam che si concluse con innumerevoli orgasmi. Quando anche Marco fu soddisfatto per il mio aspetto prostrato, segnato dalle mollette, dalla cera e dalle cinghiate che mi ero data su suo ordine, mi trovai nuda sul pavimento di fronte alla luce gelida del monitor.
La webcam, accesa, rimandava a video la mia immagine dai colori distorti.
Mi alzai. Sotto di me, la cera solida che si staccava dalla pelle  formava un tappeto di viscide briciole. Controllai per l’ennesima volta la posta elettronica. Di loro, nessun’altra traccia.
La Cam, trasmetteva un’immagine di me soddisfacente più che eccitante.
La Cam, impietosa, imprecisa, mostrava a video una Gabriella scadente in definizione, appagante per forma e sostanza.
Le lacrime che avevo versato sotto la cera avevano disfatto il trucco.
I capezzoli, arrossati per le mollette, erano ancora turgidi sul mio seno.
Il tavolo nascondeva all’inquadratura le mie gambe dove si era accumulata l’attenzione del mio Master, in una comunione di cera, striature rosse di cinghia, colare di umori dalla fica sazia ma ancora bramosa delle mie dita.
Fissai il testo della mail, ma guardavo il video di me che, con la mano sinistra, si accarezzava.
Partendo dalla coscia, passando senza staccarla sulla striscia di cera ancora sulla pelle, passando sul bruciore della cinghia, fino al sesso, fuori, dentro, mentre il respiro faceva uscire ed entrare i seni nell’arco di luce proiettato dal monitor, mentre dentro me sentivo improvvisa la voce di un banditore che, così com’ero, mi consegna al vincitore dell’asta.
Venni. Con le dita appiccicose spensi il computer e mi trascinai in bagno per uscire dalla pelle di cera.
La mia vita si stava trascinando indecisa, tra frustrazioni lavorative ed insoddisfazioni sessuali ma capivo bene che quello che io provavo non si ripecchiava nell’immagine pubblica della giovane e promettente, più che brillante, professionista, socialmente e culturalmente impegnata.
Il mio blog letterario aveva un certo seguito, le mie prese di posizione pubbliche rispettate e seguite pur nel ristretto ambito della mia piccola città.
Ma la mia condizione di donna dalla promettente carriera durava da troppo tempo, ormai, per non farmi intravedere il vuoto oltre le promesse che facevo a me stessa.
Fossi stata almeno capace di apprezzare una normale scopata o di immaginarmi moglie, mi sarei adeguata, avrei sposato un brillante professionista ammanicato con la politica, sfornato un paio di marmocchi e continuato a masturbarmi di nascosto in ginocchio sui ceci.
Ma non sopportavo gli uomini che non fossero capaci di strizzarmi i capezzoli ( cioè praticamente tutti quelli che avevo incontrato ) , nè, tanto meno, sopportavo l’idea di mettere a mollo le mutande altrui.
Però, la notte, il letto vuoto era una durissima cella in cui scontare la condanna della mia natura.
Ed ora, ci mancava solo questa.
Non sopportavo più l’attesa.

4 commenti:

Slave Misa ha detto...

Davvero stupendo, complimenti!
L'ho letto tutto d'un fiato, mi sento emotivamente vicina alla protagonista, non vedo l'ora di leggere il seguito. =)

Angelobuio ha detto...

Grazie, spero che il seguito resti all'altezza delle tue aspettative.
In effetti gran parte della storia è già scritta...

Magnifica Diamante ha detto...

Sono molto fiera di te...

Angelobuio ha detto...

la tua Fierezza è il mio miglior premio... ;-)