©Angolobuio per i testi © Gabriella Alleirbag per le immagini
Per fortuna, avevo passato la notte precedente in bianco per la tensione ed avevo avuto molto da lavorare fino allo sfinimento. La notte che precedeva il gran giorno, il primo gran giorno di una lunga serie, pertanto, dormii come un sasso, sfinita.
Alle sette ero in piedi, preparandomi con cura.
Anche se l’incontro mi era stato prospettato come del tutto informale, avevo deciso di non presentarmi proprio in sacco di tela.
Certo, neppure vestita da troia.
Scelsi il nero ed il rosso. Il nero per scarpe, gonna svasata ben sopra il ginocchio e per la maglia. Il rosso per la camicetta e le calze autoreggenti.
Provai a sedermi stando ben attenta a fare in modo che la gonna scoprisse parecchio le cosce. Dopo un bel po’ di tentativi, imparai.
E’ sempre così.
Alle 1350 puzzavo di sudore, il sudore acido della paura.
Uscii dallo studio deserto.
Scesi le scale e, fuori dal portone, fui accolta dall’aria frizzante dell’ inverno meridionale.
La giornata era luminosa e mi incamminai a piedi verso la Villa Comunale poco distante.
Arrivai esattamente alle 14:00, entrando nel piccolo parco con una signora sui quaranta elegante quanto bella.
Il cuore accelerò e la guardai più del dovuto. Lei ricambiò lo sguardo incuriosita, ma proseguì nel parco senza voltarsi fino all’altro ingresso.
Non era lei.
Mi voltai anch’io ed entrai nel parco.
I sentieri di pietra circondavano asfittiche aiuole di erba rada, sporca.
Decisamente, la Villa Comunale aveva visto tempi migliori.
Seguii anch’io la signora fino all’altro ingresso del parco.
Su una panchina c’era una ragazza che leggeva un libro.
Cappottino nero e Jeans, capelli scuri, bel tipetto. Le cuffiette dell’I-pod le ricadevano tra i capelli. Al suo fianco una borsa in cuoio.
Al rumore dei miei passi levò gli occhi su di me.
Sorrise e disse: “Ciao, Gabriella, puntualissima.”
E chiuse il libro.
L’unica cosa che pensai fu:” Ma guarda, legge Due di Due...”
“Ciao.” Risposi e mi avvicinai.
Sempre sorridendo, mentre riponeva il libro nella borsa, parlava come tra se:” Allora, dove l’ho messa, vediamo, ero sicura di averla lasciata nello scomparto, ah, eccola qui, trovata! Gabriella, per favore, resta in piedi per adesso, vuoi?”
Tirò fuori una busta gialla piuttosto spessa.
Avevo avuto modo di guardarla da vicino.
Sembrava mia coetanea, vestita con gusto ma non con abiti costosi. Era una bella ragazza ma non certo una fotomodella. Parlava senza accento, con calma. Ovviamente, restai in piedi. Avevo appena obbedito ad un suo ordine ma solo parte di me se ne rendeva conto.
“Gabriella, prima di tutto grazie per essere qui. E’ stato difficile per te, lo so per esperienza. Dunque, io vorrei spiegarti qualcosina in più rispetto a quello che sai e soprattutto sono qui per concretizzare. Beh, da dove cominciare? Inutile girarci attorno: se sei qui è per iniziare una particolare e specialissima forma di prostituzione.”
Non battei ciglio. Lo sapevo benissimo. Tuttavia, i modi della ragazza erano rassicuranti ed iniziavo a rasserenarmi.
“Non voglio tornare su quello che ti abbiamo scritto. Facciamo un esempio su quello che dovrai fare a partire da oggi pomeriggio, così facciamo prima. Se hai qualche domanda, solleva la mano e ti ascolterò.”
Presi nota che mi era stato implicitamente ordinato di non interrompere verbalmente l’emissaria. Che non si era presentata.
“Dovrai organizzarti col lavoro. Tu sei laureata in Ingegneria per l’ambiente ed il territorio e dividi lo studio con un geometra, due architetti ed un avvocato per risparmiare sulle spese. Non hai troppi clienti nè orari fissi, quindi non dovrebbe essere difficile programmare due week end per le prossime settimane da passare a Roma, giusto?”
Annuii.
“Ecco, dopo di che, devi considerare una media di una settimana al mese da passare in un’altra città italiana che ora non sappiamo quale sarà: dipende da chi ti comprerà.”
‘Dipende da chi ti comprerà’... Queste cinque parole mi eccitarono
“Ovviamente ti dovrai adattare alle esigenze del tuo padrone o della tua padrona o che ne so. Ma, per esperienza, in genere i padroni iniziano coi week end per poi rendersi conto che è meglio usare la formula che noi suggeriamo, da sabato a venerdì. Non mi stancherò mai di ripeterti che per noi è cruciale che tu continui a fare il tuo lavoro per motivi di sicurezza. Certo, mille euro netti per giornata di schiavitù inducono in tentazione, ma scoprirai che abbiamo poche regole e inflessibili: tu continua a girare per campi a piantare pali eolici per tre settimane al mese per novecento euri se ti va bene. Poi incassi settemila euri netti nell’altra settimana. Nota che per netti intendiamo netti: rilascerai regolare fattura di consulenza e ti pagherai pure quei ladri di Inarcasssa.”
Sorrise: “Io sono architetto.”
Proseguì veloce, per fortuna, perchè ero stata sul punto di interromperla senza alzare il braccio.
“Sembra facile ma non lo è: mentre lavorerai da schiava mica potrai usare cellulare e computer a tuo piacere! Ti dovrai arrangiare in qualche modo. Comunque, un passo alla volta. I due week end. Il primo è una specie di corso e test tutto assieme. In pratica spieghiamo come ci si comporta ed un minimo di formazione professionale. Contemporaneamente testiamo qualche pratica standard, facciamo delle foto per il book.. “ Alzai immediatamente la mano. Ma non mi diede la parola, semplicemente rispose alla mia logica obiezione: “ Beh, sì: come pretendi di essere comprata, a scatola chiusa? L’asta sarà tra clienti interessati! Interessati a come sei fatta, se godi quando ti inculeranno o se sai cucinare il sushi! Per questo facciamo le prove ed un book fotografico. Maschereremo gli occhi e basta. Insomma, il primo week end è contemporanemente un corso di formazione, un test attitudinale ed una sessione continuativa per vedere se ce la fai: scommetto che non sei mai stata in vita tua nuda dalle dieci del mattino alle sei di sera del giorno dopo!”
Dalle dieci alle sei no, dalle sei di sera alle dieci del mattino, sì, pensai, con tristezza, alla più bella sessione che avevo avuto dieci anni prima con Paola.
“Non possiamo fissare ora il week end perchè abbiamo bisogno di avere la disponibilità di almeno un altro schiavo, cerchiamo di fare le cose per quattro sub, ma se non abbiamo altre persone disponibili a breve lo facciamo per due”.
Alzai nuovamente il braccio. “Dimmi”.
“ Quanti schiavi e schiave sono al vostro servizio?”
Sorrise. “Ecco una domanda intelligente. Ma imprecisa. Gli schiavi non sono al nostro servizio, ma a quello dei loro padroni. Comunque ne approfitto per darti un po’ di numeri e fare un po’ di storia. Ed è anche giusto che tu conosca il meccanismo del nostro gioco.
Per ogni euro che tu ti metti in tasca noi ce ne mettiamo in tasca un altro. Ci sono circa cinquanta tra schiavi e schiave in attività. Una ventina sono in pensione. Noi dirigenti siamo in totale sette ed io sono un’ex schiava, anzi, sono l’ex schiava per eccellenza dato che sono l’ideatrice del nostro consorzio. Che non ha nome.
Facciamo tutto alla luce del sole, siamo ufficialmente una società di lavoro interinale e paghiamo un mucchio di tasse. Come schiavi usiamo professionisti proprio perchè anche loro così pagano le tasse. La Finanza ci ha già controllato trovando tutto in regola e così sarà sempre. Siamo una colonna dell’erario: dopotutto sarai pagata con soldi che vengon fuori dall’evasione fiscale di borghesi ricchi e colti. Tieni presente che non finirai incatenata in un sotterraneo di un castello, ma nello sgabuzzino di un appartamento di chi può permettersi di spendere centomila euro all’anno per scopare come gli va.”
Pensai che, comunque, quindi, sarei finita incatenata...
“Le altre regole sono semplici: si chiamano discrezione e buon senso. I nostri clienti lo sanno e ci tengono: non ti squarteranno nè ti tatueranno e neppure ti marchieranno a fuoco. Sanno che devi lavorare e sanno che è interesse di tutti che le cose vadano in un certo modo: il nostro. Loro pagano e si divertono. Si divertono molto. Tu soffrirai moltissimo e, se mi somigli un po’, credo che in capo ad un paio di anni ti ritirerai ricca e riconvertita al sesso vanilla a suon di frustate. Ah, noi non siamo gelosi ma ti suggeriamo vivamente di interrompere le relazioni sado maso online e, francamente, anche di abbandonare Facebook ed il tuo blog. Perdi solo tempo che ora non ti puoi più permettere di perdere.
Dimenticavo il secondo week end di cui ti parlavo. Ci sarà l’asta e la vendita vera e propria. In genere, cerchiamo di fare in modo da essere nei paraggi durante le prime ventiquattro ore di possesso da parte dei padroni, ma ti avviso che potrebbe anche non essere possibile. Cerchiamo di consegnare lo schiavo la sera del sabato e di rivederlo il pomeriggio della domenica dopo una giornata di uso, tanto per rassicurarlo più che per sicurezza.
Altre domande?”
Ovviamente, ce ne sarebbero state tantissime. Mi ero eccitata ancora quando aveva detto ‘consegnare lo schiavo’. Sarei stata consegnata anch’io...Ma non mi veniva in mente nulla. Ero ferma in piedi davanti a quella donna da dieci minuti e la mia mente era completamente avulsa da pensieri pratici. Ero eccitata, sicuramente fradicia. Tacqui.
“Gabriella, io credo di aver finito. Tieniti libera i prossimi week end ed inizia ad organizzarti per Aprile - Maggio come schiava a tempo pieno. Ora ti lascio il bigliettino con le coordinate per registrarti al nostro sito. Ci dovrai mandare il tuo Curriculum e poi ti firmeremo una regolare lettera di incarico, poi l’Iban e le cose della banca le vediamo a Roma. Ah, fatti le analisi che stanno scritte sul bigliettino ma dovresti essere a posto”. Ricominciò a frugare nella borsa alla sua sinistra. Poi mi guardò:
“Beh, Gabriella, ora siediti un po’ qui accanto.”
Mi sedetti sulla panchina di metallo. Le mie gambe coloravano di rosso la superficie di verde e ruggine. La ragazza aveva la busta gialla in grembo e nella destra un biglietto da visita.
Si voltò verso di me, vicinissima.
Potevo vedere il nero brillante dei suoi occhi che potevo solo definire felici e vivi.
Mi poggiò la sua mano sinistra sulla mia gamba sinistra e salì piano lungo la coscia.
Il cuore accelerò e mi sembrava che dove passasse la sua mano esplodesse eccitazione e piacere.
La mano superò il nylon e, calda, percorse la pelle della coscia fino allo slip bagnato.
Attraverso lo slip infilò le dita nella figa, per un solo secondo, un secondo da brivido.
Poi, tirò fuori la mano facendo esattamente il percorso a rovescio.
Mi gettò in grembo busta e bigliettino.
“Le prestazioni sessuali vanno sempre pagate. Ciao Gabriella, per qualsiasi cosa chiamaci. Ci vediamo a Roma entro un paio di settimane”.
Si alzò, si mise gli auricolari dell’Ipod e la borsa a tracolla ed uscì dal parco a passo svelto.
Mi ricomposi.
Il bigliettino aveva un lato con un indirizzo web, una mail ed un numero di cellulare.
Sul retro un elenco di esami del sangue scritti a penna. Il biglietto era in carta pregiata, di buona fattura grafica.
Nella busta, che non era sigillata, c’era una gran quantità di biglietti da venti euro.
Mi avevano pagato per toccarmi la figa.
Ero diventata una puttana.
3 commenti:
Anche questa volta l'ho letto tutto d'un fiato, complimenti.
La trama si infittisce. :)
Saluti!
Grazie, Misa.
Piano piano andrò avanti, la prossima settimana un altro pezzetto.
E' anche grazie al tuo apprezzamento e al tuo interesse che sono stimolato a proseguire col lavoro.
Certo, se ci fosse un Top con corda e cinghia dietro di me sarei più produttivo, eh eh eh, credo che tu mi possa capire bene ;)
Si, Angelobuio, ti capisco perfettamente. =P
Magari incontrerai un Top proprio grazie a quello che scrivi. :)
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