giovedì 21 luglio 2011

A Tempo Indeterminato CAPITOLO DUE fruizione, seconda parte

©Angolobuio per i testi © Gabriella Alleirbag per le immagini
Un uomo, sui 45, massiccio, vestito di scuro con barba e baffi. Pantalone di lana fredda, scarpe nere a punta, camicia testa di moro.
Sollevò lo sguardo dai documenti che stava esaminando su un grande tavolo.
Sorrise, disse un veloce “Ciao, benvenuta, accomodati.” E ritornò a studiare il fascicolo.
Alle sue spalle, per terra, scatoloni semiaperti.
Lucia gli si avvicinò.
Di fronte a lui, seduta su un divano, c’era una ragazza.
Minuta, non magrissima, dai capelli neri neri e ricci, lunghi fino alle spalle, mi sorrise coi suoi grandi occhi anch’essi neri, prima ancora che con le labbra.
Era vestita con un abito di lana verde al ginocchio su maglia nera. Calze e scarpe nere.
Si alzò in piedi e venne verso di me, sorridendo. Era più bassa di me di tutta la testa e la sua voce risuonò roca ma simpatica e piacevole:” Ciao, credo di essere Uno, quindi magari tu sei Due!”
“Beh, sì, sono Due, piacere mio!”
Uno mi fece notare il suo borsone posato sul pavimento: “Dai, lascia tutto a terra e prenditi i documenti, dalli a Lucia e vieniti a sedere: facciamo due chiacchiere.” Lucia si avvicnò: “Allora Due, per favore passami le carte che sai, se hai bisogno di andare in bagno, di telefonare, vuoi un caffè vai pure con Uno in cucina, glie l’ho già detto prima ma non ha voluto nulla.”
“No, grazie, ho appena fatto colazione.”
“Eh, ma la pipì? Guarda che poi la dovrai fare in pubblico!” Lo disse sorridendo, ma era senz’altro vero.
Prese le mie carte e ritornò al tavolo. Io andai a sedermi sul divano vicino ad Uno.
Dal corridoio arrivarono altre voci e presto entrarono nella stanza un uomo di mezza età come di mezza statura seguito da una donna della stessa età di Lucia.
Entrambi erano vestiti di nero.
L’uomo era più basso del suo collega al tavolo, ma sembrava più tonico nonostante fosse sicuramente più anziano.
La donna, anch’essa castana, dai lineamenti regolari, non si voltò neppure a guardarci ed andò dritta dall’uomo al tavolo.
Anche lei indossava un abito senza maniche, ma lungo al ginocchio. Quando raggiunse il tavolo e si voltò, da un prestigioso spacco sulla destra dell’abitò spuntò una coscia bianca e ben modellata.
Con voce rassegnata, disse agli altri: “ E’ ufficiale, abbiamo un disertore.” Lucia non si scompose: “ E l’altro?” “L’altro stra arrivando, roba di minuti” Rispose l’uomo più anziano.
Nel frattempo, l’uomo più giovane era passato ad esaminare il mio incartamento.
Uno mi posò la sua mano sulla mia. Trasalii per la sorpresa e la tensione.
“Scusami, sono agitata pure io, ti capisco vedrai che mo’ passa tutto!”
“Sì, sono nervosa spero che inizieremo presto”
“Io non vedo l’ora!”
La guardai perplessa. Sembrava una ragazza a posto. Beh, anche io lo sembravo. Eppure ero lì...
Suonò il citofono.
La ragazza con lo spacco andò a rispondere, accompagnata da Lucia.
Il più anziano tra i due uomini si avvicinò e disse con calore: “Beh, dai, un po’ di pazienza e possiamo cominciare. Sarete in tre.”
Sembrava che stessimo per cominciare qualcosa di molto divertente.
Quei pochi minuti di attesa erano stati devastanti. L’ansia stava avendo il sopravvento e forse me lo si leggeva in faccia.
L’uomo porseguì:” Vedrete che tra pochi minuti sarete molto più tranquille, lo so che ora sono solo parole ma davvero: tranquille.”
Le voci si avvicinarono di nuovo. Con le due donne entrò un uomo, probabilmente sui venticinque anni, magro e sul metro e settanta, coi capelli lunghi fin quasi alle spalle, quasi biondi.
Scaricò il suo zaino vicino i nostri bagagli ed era molto sicuro di se quando disse a tutta la compagnia:” Ciao, io sono Tre e sono felice di essere qui!”
“ E hai ragione ad esserlo,” disse l’altra donna che proseguì:” Beh, ora che ci siamo tutti finiamo le presentazioni. Io sono Francesca ed i due cattivoni sono Giovanni “ l’uomo più giovane alzò la mano mentre prendeva i documenti di Tre “ ed Antonio: il carnefice ”.
Tre rise, seguito subito da tutti gli altri.
Io mi sforzai di seguirli nel riso...
Mi venne uno sgorbio di risata, ma se ne accorse solo Uno.
Fu proprio Antonio a prendere la parola mentre anche Tre si accomodava al mio fianco. Giovanni, Lucia e Francesca iniziarono a tirar fuori il materiale dagli scatoloni.
“Benvenuti, sarò breve perchè so per esperienza che avete fretta di iniziare, quindi cerchiamo di por fine allo strazio velocemente.
Allora, le regole per l’uso del cellulare le conoscete, credo di dovervi solo spiegare cosa succederà adesso.
Beh, adesso vi spoglierete, vi ispezioneremo, vi legheremo e faremo dei piccoli test.
Ovviamente per piccoli test intendiamo anche rapporti sessuali, tutti rigorosamente con protezione sia chiaro. Nel frattempo filmeremo e fotograferemo gran parte delle scene ma vale sempre la nostra regola aurea: riservatezza. Ai clienti faremo vedere quello che hanno bisogno di vedere e non di più. Siccome un disegno vale cento parole, figuratevi quante parole valga un minuto di esperienza. Siamo tutti pronti? Fra’? Giova’?”
Antonio si voltò ed ebbe un cenno d’assenso dai due.
Nel frattempo, sul tavolo erano comparsi gli oggetti più svariati: matasse di corde, catene, manette, bende e maschere, falli, macchine fotografiche, insomma, il tavolo si trasformò in una mensa del bdsm.
Antonio disse ad Uno:” Va be’, credo tocchi a te. Mi raccomando, tranquilla e serena perchè c’è solo da divertirsi. Nel caso vogliate far pausa “ Lo disse rivolto a tutti “ La safeword è il vostro numero e se siete imbavagliati incrociate le dita. Allora, Uno, vieni qui e da ora ricordati che sei una schiava a disposizione dei suoi padroni.”
Uno mi strinse la mano, si alzò in silenzio e raggiunse il tavolo.
Non improvvisò un sexy spogliarello, si tolse prima le scarpe e si sfilò dall’alto il vestito.
Con la stoffa verde che si districava tra i suoi capelli, le calze autoreggenti che lasciavano scoperta mezza coscia e la maglia sollevata sulla schiena che lasciava scoperte delle banali mutandine nere su un culo non certo da primato, le braccia in alto, ancora coperte dalla maglia nera, Uno mi parve subito bellissima.
Anche la maglia finì subito a terra assieme alla canottiera ed al reggiseno.
Nel frattempo, Giovanni filmava e Francesca scattava foto.
Quando Uno scivolò via dalle mutandine, Lucia portò via gli abiti sparsi sul pavimento ed Uno si ritrovò nuda ad eseguire un copione tutto sommato scontato:
“Apri le gambe e metti le mani dietro la nuca”, disse Antonio. Lo disse con un tono amichevole, di certo non come un ordine imperioso, ed Uno si adeguò immediatamente.
Una ragazza un po’ sovrappeso di un metro e cinquantacinque, nuda,  vista di spalle, sensuale nella sua nudità circondata da uomini e donne in nero.
Antonio si avvicinò, con guanti di lattice ed un metro da sarto.
Misurò la ragazza come un mobile, ripetendo i valori a Lucia che li riportava seduta sul tavolo. Mi ritrovai a fissare le sue gambe nude accavallate di fronte ad Uno, che si piegava docile alle sollecitazioni di Antonio. La sua voce ha impresso frammenti di corpi e di numeri nella mia memoria: “ Tette, seconda misura, capezzoli larghi... Figa depilata... Nonostante un po’ di cellulite la pelle delle cosce è abbastanza elastica...
Io sentivo l’eccitazione crescere piano.
Tra poco anche io sarei stata lì e tutta l’ansia di qualche momento prima si stava dissipando in desiderio.
Uno si lasciò docilmente legare le mani dietro la schiena e si inginocchiò ad un lato del tavolo.
Antonio mi chiamò ed io, con una specie di assurda gioia nel petto, corsi lieta al patibolo.
Mi disse “Spogliati” Di spalle, mentre si cambiava i guanti ed armeggiava sul tavolo.
Forse esitai un istante, ma non per vergogna, per prendermi il gusto della vita, per sentire il sangue ricordarmi la verità, per ammirare Lucia e le sue belle gambe a mezzo metro da me socchiuse sul tavolo, per immaginare in un’istante la realtà incombente.
Guardai la telecamera ed abbassai i pantaloni uscendo, contemporaneamente, dalle scarpe da ginnastica.
Ecco, nell’istante in cui sono coi calzoni alle caviglie, pronta ad uscirne, credo sia il momento perfetto per descrivermi fisicamente. Riguardo la foto che mi scattò Francesca.
C’è una donna di poco meno di trent’anni, alta un metro e settanta, ma non si vede bene dato che la donna è piegata in avanti.
Nella foto ho un bel culo che si intravede dietro lo slip teso per la posizione, anche se ho i fianchi un po’ troppo stretti.
Le mie gambe, bianchissime ed allungate allo spasimo, corrono nude fino ai calzettoni da trekking che porto coi pantaloni d’inverno.
Non si vedono ancora, ma sotto il maglione, sotto altra stoffa ruvida e liscia, i miei seni oscillavano contenuti in coppe di una quarta misura in verità troppo abbondante e su cui i miei piccoli ed inturgiditi capezzoli sfregavano ad intermittenza.
I miei capelli castani, mossi e lunghi, coprono il mio volto fino a lambire il pavimento.
Anch’io scivolai fuori dagli abiti in fretta, anch’io mi trovai con le mani dietro la nuca a gambe larghe, ma io fui la prima ad essere punita per la mia intraprendenza fuori luogo:
“Non ti ho detto di mettere le mani dietro la nuca” Lo disse con lo stesso tono amichevole che aveva riservato ad Uno, ma contemporaneamente qualcosa colpì le mie cosce, da dietro, qualcosa di rapido, doloroso, bruciante.
Qualcosa che non mi mozzò il fiato: mi eccitò.
“Rimetti le mani lungo i fianchi” Un altro colpo, sul culo. La striscia di dolore sulle cosce era sovrascritta da quella sulle natiche. Antonio mi comparve davanti, con una sottile bacchetta nera, lunga e flessibile, tra le mani guantate. Io avevo immediatamente eseguito il suo ordine. Antonio proseguì: “Vedi, Due, apprezzo la buona volontà, per questo ti darò solo altri otto colpi per aver fatto quel che hai fatto: ossia, fatto qualcosa senza l’ordine, cioè il consenso, del tuo padrone. Hai capito?” Annuii dicendo: “Sì Padrone.”
“Bene, allora ripetimi che cosa hai capito”.
“Padrone, ho messo le mani dietro la nuca senza attendere un suo ordine, ho ricevuto due colpi e devo riceverne altri otto per punizione”.
“Ecco, come inizio può bastare, non c’è male. Adesso, se la schiava permette, procederò con l’ispezione e poi con la punizione.”
Antonio lasciò la bacchetta sul tavolo ed iniziò a palparmi.
Come se avesse una qualsivoglia importanza, mentre la mano guantata percorreva bruscamente il mio corpo, pensavo a come sarebbero state classificate le mie tette; la mia pelle violata, il bruciore dei colpi ricevuti, la voce piatta di Antonio che dettava le sue considerazioni facevano da sottofondo all’attesa che non tardò a realizzarsi in un: “ Tette, molto belle, quarta misura e capezzoli piccoli”. Antonio li strizzò entrambi ed a quel punto temevo che i miei umori mi stessero colando tra le cosce.
Non opposi la minima resistenza ad Antonio, alle posizioni che mi imponeva. Dilatò con forza le mie natiche per un primo piano fotografico dei miei buchi mentre mi teneva piegata, poi mi legò le mani dietro la schiena e mi trascinò verso una poltrona facendomi chinare sulla spalliera.
Sentivo la pelle fredda a contatto col mio ventre, con i miei seni, con la mia guancia destra. Potevo vedere Tre, seduto sul divano, doveva essere eccitatissimo.
Antonio sollevò un poco le mie mani in una specie di piccolo strappado. Davanti a me comparve Francesca per qualche rapido scatto ed anche Giovanni fece una panoramica con la videocamera, ma fu Lucia a parlare, alle mie spalle: “ Allora Due, io ora ti darò otto colpi sul culo. Ti sei comportata bene dopo il tuo errore ma per le schiave non c’è perdono senza punizione, lo capisci? Rispondi”
“Sì, padrona, capisco.”
“Antonio ti terrà le mani sollevate ed io ti colpirò. Ricordati che esisti per obbedire.”
Lucia non fu clemente. I colpi, forse perché attesi, mi parvero anche più forti di quelli di Antonio.
Ma erano pochi per farmi perdere il controllo, sufficienti per dimostrarmi la concretezza del mio masochismo, sufficienti per mantenermi eccitata, sufficienti per insegnarmi ad usare il cervello ed obbedire.
“Due, hai una bella ragnatela rossa sul culo, farai un figurone sul catalogo” Lucia proseguì rivolgendosi a Tre: “Beh, carino, ora tocca a te”.

3 commenti:

Slave Misa ha detto...

Ah, che bello, mi sveglio e trovo il tuo racconto! ^-^
Mi piace come lo stai sviluppando e mi piace rimanere sulle spine in attesa di quello successivo.
Sono proprio masochista. =P

Angelobuio ha detto...

Grazie mille,dicuore.
Spero di restare all'altezza delle aspettative dei lettori e soprattutto spero di arrivare fino in fondo a questo romanzo breve.

Slave Misa ha detto...

Ce la farai, ne sono sicura. ^^