mercoledì 20 luglio 2011

A Tempo Indeterminato CAPITOLO DUE fruizione, prima parte

©Angolobuio per i testi © Gabriella Alleirbag per le immagini

- 346 mattino e pomeriggio

L’Eurostar arrivò miracolosamente e minacciosamente puntuale.
Termini mi è familiare ed è una delle poche stazioni che amo.
Roma, per me, è sempre stata sinonimo di vacanza, festa, allegria e gente simpatica.
C’era un’aria di Primavera, sin dalle prime luci dell’alba, che mi scioglieva il cuore, pesante per l’ansia della giornata incombente.
Ero in jeans con solo uno zainetto per bagaglio. Dentro c’era ben poca roba: un altro ricambio di abiti sportivi e poco più. La mia partenza era prevista per le 18:00 dell’indomani.
I miei capelli erano raccolti in coda di cavallo, ero struccata e sembravo il classico prototipo della ragazza acqua e sapone. Mi avviai verso l’uscita della metro ed intrapresi l’ultima parte del mio viaggio.
Dopo l’incontro avevo impiegato il tempo dell’attesa per la preparazione secondo quanto mi era stato indicato.
La cosa più seccante?
Chiedere al medico la prescrizione per le analisi del sangue.
E’ un cinquantenne attento, che mi conosce e segue da ragazzina.
Non ha battuto ciglio, ovviamente.
Ma io me ne stavo lì davanti con le ginocchia strette, a pensare che se avessi potuto dirgli la verità, probabilmente mi avrebbe fatto un certificato di sana e robusta costituzione lui stesso per come mi conosceva.
Presi l’impegnativa dalle sue mani, sorrisi e me ne andai.
Organizzarsi al lavoro fu ancora più facile: se sei donna, laureata, meridionale e residente al sud il fatto che tu abbia una forma di occupazione è quasi un’anomalia statistica ed io non facevo eccezione. Certo, ero una libera professionista. Più libera che professionista...
In altre parole, ero terribilmente sottoccupata e l’organizzazione del mio futuro lavorativo fu quasi banale.
Come mi avevano suggerito, troncai con Marco senza troppe spiegazioni.
Mi arrivarono da lui un certo numero di email di insulti, fastidiose solo perchè ad ogni “hai un nuovo messaggio non letto” mi veniva il cuore in gola per l’attesa della convocazione.
Ridussi la mia presenza su Facebook e sui siti BDSM, più perchè mi piaceva la sensazione di sottostare che per necessità.
La convocazione, formale e spietata, arrivò il lunedì mattina per il sabato.

Gabriella,
sei convocata Sabato prossimo per la prima parte della tua procedura di vendita.
Vieni vestita normalmente e porta con te solo un cambio completo.
Dovrai trovarti all’indirizzo di Roma che ti comunicheremo via mail tra le 08:00 e le 08:30.
Potrai usare il cellulare fino alle 09:00, poi per venti minuti alle 14:00, ed alle 21:00, poi alle 08:00 del mattino di domenica, pertanto organizzati a riguardo.
Tra le 15 e le 17 di Domenica la sessione di addestramento e test avrà termine e sarai liberata.
In caso di problemi o ripensamenti contattaci immediatamente.
Porta con te la documentazione che ti abbiamo richiesto.
Dacci subito conferma di ricevuta e conferma della tua disponibilità a seguire le nostre indicazioni ”.

Null’altro.
Risposi subito:

“Confermo ricevuta, sarò dove mi indicherete all’orario prescritto.
Gabriella”.

Ne fui intimamente soddisfatta.

Così, alle otto meno venti di un sabato mattina d’inverno, mi ritrovai di fronte ad un palazzone nei dintorni della Tuscolana.
La città era viva.
I Bar, affollati.
Le voci dei romani completavano lo spettro sonoro negli spazi lasciati liberi dal frastuono del traffico.
Alcuni negozi erano già aperti, invitanti.
Ero indecisa se citofonare alle otto in punto o attendere un po’.
Entrai in un bar a fare colazione, una colazione che non ho mai dimenticato.  Me ne stavo lì, sullo sgabello al bancone, servita da un anziano cameriere loquace e sorridente.
Su un vassoio bianco, un cornetto alla crema ed un caffè spruzzato di cacao.
Ho un ricordo nitido di quegli istanti.
Perché sapevo che, di mia volontà, entro pochi minuti, mi sarei consegnata a qualcosa di straordinario, qualcosa che le brave ragazza non fanno, qualcosa che al sol pensarlo mi scaldava l’inguine come il caffè la bocca.
Il cuore mi martellava in petto, ma piano, regolare. Come al solito.
Solo che, in quei momenti di calma, sentivo tutta la voce del  mio cuore pulsante. Riuscivo a sentire la mia vita scorrere, la sentivo tra il ciarlare allegro del barista che mi faceva i complimenti che avevo già sentito dire da altri ad altre, la sentivo tra le mie gambe, la sentivo nei brividi sulla pelle ancora per un poco vestita di stoffa.
Un flusso di vita tra cui, a tratti, compariva il terrore.
La paura.
In fin dei conti, fu per metter fine ai picchi d’ansia che mi incamminai, non per aumentare quelli di piacere.
Citofonai dove mi era stato indicato.
“Sì?”
“Sono Gabriella”
“Benvenuta, sali pure, quinto piano!”
Alle Otto in punto, il portone si richiuse dietro di me.
Fu la ragazza con cui mi ero incontrata ad accogliermi fin sulla soglia.
L’appartamento sembrava grande ma di certo non arredato lussuosamente.
Questa volta, la ragazza con cui mi ero incontrata era vestita in maniera appariscente.
Un miniabito nero, senza maniche, scollato e molto corto.
Mi accorsi subito che nell’appartamento si soffocava dal caldo.
Nell’ingresso, piccolo e buio, c’era la moquette.
La ragazza mi sorrise, mi abbracciò dicendomi: “Beh, eccoci qua! Sei stata bravissima. Ora, nomi, i vostri, dico, non ne usiamo, visto che sei stata la seconda ad arrivare ti chiameremo ‘Due’, capito?”
Annuii.
“Seguimi, forza, dobbiamo comunque aspettare un po’. Ah, io sono Lucia”.
La seguii per un corridoio con diverse stanze chiuse fino ad una che portava ad un ampio salone arredato in arte povera.
C’erano due persone nel salone.

1 commenti:

Slave Misa ha detto...

Sono in trepidante attesa.
Baci. =)