giovedì 17 febbraio 2011

l'ultima volta che ti ho salutato poi sono scappato nel cesso del bar ed ho pianto...

Se non fosse che sto per insultare le poche persone che frequento, credo che dovrei scrivere questo post altrove, diciamo dalle parti della mia vita vanilla.
Ma non è per vigliaccheria che ne scrivo qui, solo per pietà.
E' da un po' che ci penso.
A dodici anni avevo un piccolo gruppo di amici.
Persone con cui ho fatto la guerra tra le colline della periferia di una città in costruzione, con tanto di fionde, spade di legno, patate cotte sotto la cenere e pure qualche frustata ai prigionieiri legati.
Eravamo inseparabili e differeni.
Il pezzente, il precoce, la schiappa, il violento, il secchione, lo scacchista.
Uniti.
Fino alle superiori.
Poi ci siamo diluiti.
Alle superiori avevo degli amici.
Quelli della scoperta del sesso, della letteratura, della politica ed un paio di ragazze con le palle, amiche mie, dico, lo sono tutt'ora.
Eravamo diversi ma inseparabili. Telefonate, angosce, ansie, consapevolezza interiore delle prime avvisaglie del vuoto quotidiano dei giorni di oggi. 
Due comunisti, un fascista, un paio di ultras con tanto di diffida, una musicista, un paio di operai di quelli che a 16 anni stavano in fabbrichetta e che oggi sono a spasso.
La partenza per l'Università ci ha dispersi.
Lì è cambiato tutto.
Le mie amicizie, fino a quel momento, erano vere e vive, perchè i miei amici non mi erano fisicamente complementari. Ero amico dell'opposto, dell'assurdo, pure dei democristiani conclamati!
Ma all'università le amicizie hanno incominciato a diventare utilitaristiche.
Si è amici perchè appassionati di videogames, di manga, per superare l'esame, si è amici per affinità.
Al ritorno tutto è cambiato, mutato, disgregato.
Oggi mi guardo attorno e vedo che gli amici sono i soci.
Siamo un omogeneo gruppo di persone che si frequentano perchè affini nella pratica:
Siamo tutti di sinistra e "non potrei mai essere amico di un berlusconiano".
Siamo tutti avidi lettori e passiamo serate a parlare di quello che leggiamo
Siamo tutti amanti del cinema ed abbiamo in spregio la TV.
Ci piace il sushi e non l'hot dog.
Detestiamo tutti la gladiatura decerebrante del calcio e preferiamo il Rugby.
Abbiamo relazioni liquide: magari ci sentiamo 10 volte al giorno via internet ma, ad esempio, non sappiamo che faccia hanno i rispettivi genitori.
Siamo pronti a scendere in piazza assieme ma sono sicuro di non poter contare su di loro se mi si scassa la macchina a mezzanotte fuori città.
Tra di noi c'è un coerente e positivo scambio di informazioni, ma non c'è la stessa relazione che avevo a dodici anni.
A dodici ( ma anche a diciassette ) tra i miei amici c'erano lupi, agnelli, orsi, tori, scimmie e leoni.
Oggi siamo tutti o lupi o agnelli o orsi o tori o scimmie o leoni.
Le amicizie del passato si sono dovute confrontare con l'Emigrazione o le fidanzate che non ti sopportano.
Personalmente, non ci sto troppo male.
Ho sempre considerato l'altro la maggior minaccia alla mia tranquillità, dato che non devo ordinariamente  procacciarmi il cibo con fatica o difendermi dagli elementi in collaborazione con terzi, l'altro per me è quasi sempre un rompicoglioni, quindi questa solitudine non mi sta mica stretta.
E non è necessariamente un male:
causa impossibilità di metter su famiglia, da queste parti, per motivi economici in primis, un'eventuale emigrazione in Nord Europa o al peggio a Bolzano ( ma come cavolo faccio ad imparare il tedesco o lo svedese? ), non sarebbe poi così drammatica dato che mi sto rendendo conto che mi lascerei ben poco alle spalle: quasi tutto sarebbe sostituibile con relativa facilità:
quanto ci vorrà mai a trovare altre affinità non tanto elettive ma così rassicuranti e fingere delle relazioni immutate per millenni ma che cent'anni di modernità hanno sradicato dall'Occidente?
Gli amici della prima adolescenza sono andati via anche loro e ho dovuto constatare che anche le amicizie nate tra le macerie, in situazioni estreme, quasi da camerati e fratelli in armi, non sono durate che pochi mesi.
Che io non sia del tutto normale è evidente, ma credo che questa difficoltà sia diffusa, diffusissima.
Perchè, a furia di essere parziale, nel senso letterale, non siamo mai noi stessi:
non posso dire ai miei più intimi come io sia fatto, devo mascherarne una parte.
Non posso dire a chi conosce la mia sessualità completa di cos'altro io sia fatto, devo mascherarne una parte.
Angolobuio non è tutto qui, non è solo, ma non è mai completamente se stesso.
E, quando stasera sarà al pub con fidanzata ed il suo attuale amico del cuore, sa già che si divertirà un mondo a scambiare con lui battute essendo d'accordo praticamente su tutto: dalla politica alla cultura, dal sapore della birra al lavoro.
Gesù, ma questa non è droga?
Una tossicodipendenza con cui ci ottundiamo la mente?
Ecco, il mio istante di lucidità già svanisce: sui vari Facebook, msn, skype, i messaggi in arrivo sono già sopraffacenti, ammiccanti, divertenti.
Sarà una bellissima giornata.