Dedicato a P. che, un giorno di Settembre, si è messa al sicuro da me.
Io e Claudia ci eravamo conosciuti ai tempi dell'università. Per quasi un anno eravamo stati assieme. Poi ci eravamo lasciati come si lasciano i ventenni.
Poi, avevo trovato un'altra fidanzata: la vita continua, ossia niente di nuovo sotto il Sole. Io e Claudia, tuttavia, ci vedevamo relativamente spesso: ci scambiavamo gli auguri a Natale e ci facevamo i ragali ai compleanni. Almeno una volta al mese andavamo in centro per librerie e negozi di musica. La nostra relazione, ormai tramontata, si era trasformata in una solida amicizia. A Claudia sarebbe bastato poco per essere una vera bellezza. Era alta quasi 1,75m ma doveva combattere continuamente con la tendenza ad andare in sovrappeso. Le sue forma abbondanti erano sì appetitose, ma sempre sul punto di debordare. Occhi, naso, bocca erano più che accettabili, ma si incastravano male tra loro e per risultato i viso era poco armonioso, anche se lo si poteva oggettivamente ancora definire bello. Capelli ricci e neri, una combinazione che è sempre stata la mia passione. Questa storia è la cronaca di ciò che ci è accaduto anni fa. Un Mercoledì pomeriggio Claudia mi fece una sorpresa e si presentò a casa mia. Non lo faceva spesso ed io non ne fui scontento. Ero single da qualche mese, come lei del resto, ma non pensai, come dire, al male. Quel pomeriggio ero occupato a prendere confidenza col mio nuovo PC. Stavo facendo pratica con la webcam che avevo acquistato per poter 'potenziare' un po' le mie inserzioni su 'la gabbia'.Non persi l'occasione di proporle di girare un bel filmino o preparare un bel calendario per l'anno nuovo: le battute salaci erano sempre state una costante nel nostro rapporto ed erano reciproche. Il pomeriggio fu piacevole e divertente e non ci sarebbe nulla da riferire in questa sede se non un piccolo tic o movimento involontario di Claudia. Su tavolo avevo lasciato un vecchio mouse. Claudia se ne impossessò subito. Dopo un po' mi accorsi che Claudia usava il cavo del mouse avvolgendolo attorno ai propri polsi, legandosi e slegandosi continuamente, un polso per volta. Questo fatto, in breve, catalizzò la mia attenzione. Notai che stringeva parecchio e che quando mi salutò per andar via i polsi erano segnati di rosso. Non mi riuscì di farglielo notare. In effetti, seppur molto attratto dal mondo BDSM non ero sicuro dalla mia collocazione: Master, Slave o switch? Non dimenticai l'episodio anche se non sapevo assolutamente come interpretarlo. Passò un mesetto senza ulteriori turbamenti specifici. Era, ormai, periodo di esami e io avevo il mio bel da fare, altro che BDSM!! Erano le 19 e rotti ed ero abbastanza stanco per la giornata di studio. Decido di mandare un po' di SMS ad amici vari tra cui Claudia. Dopo pochi minuti mi arriva la sua risposta:" Ho combinato un disastro: ti prego, vieni." Preoccupato mi precipitai da lei. Claudia teneva casa sua ordinata e pulitissima; tanto che, durante i mesi estivi, non usava pantofole ma girava a piedi nudi. E così che mi accolse quel tardo pomeriggio di giugno: maglietta e pantaloncini corti che lasciavano scoperte interamente le sue lunghe e formose gambe, piedi nudi. Ancora preoccupato chiesi spiegazioni: "Ué? Che è successo? Stai bene?"-"Niente, ho fatto un guaio. Ho rovinato il libretto." Non capii. Poi mi spiegò che si riferiva al libretto universitario. Prima di tutto, come si fa a rovinare il libretto? E, poi, oggigiorno il libretto è solo una formalità: gli esami sono registrati elettronicamente. E io mi ero precipitato lì per una stronzata simile? Nel frattempo entrammo in casa e Claudia mi porse il suo libretto con una pagina cancellata da quella che sembrava un'inondazione. Continuò: " Stavo preparando la borsa per l'esame di domani e volevo controllare la media. Ho fatto cadere un bicchier d'acqua sul tavolo. Ho visto la pagina bagnata e..." E invece di asciugarla pian piano col Phon o con un tovagliolo di carta, presa dal panico, si era messa a strofinarla con un asciugamano. Il risultato lo avevo sotto gli occhi. Mi arrabbiai, solo un po', più per il suo momentaneo blackout mentale che per il tempo da me perso. Prima la rimproverai con garbo e lei ascoltava tutto a capo chino, seduta col libretto in mano. Poi la incoraggiai: dopo tutto l'esame non sarebbe stato compromesso e i duplicati dei libretti, seppur costosi, sono rilasciati con facilità. Ma lei, seduta sul divano, aveva iniziato a commiserarsi :"Ma perché faccio queste cose? Perché sono sempre così distratta?" Ascoltavo tutto con pazienza finché:" Ora come faccio ad andare a fare l'esame? Che gli dico al professore?" E così via. Non so chi mi abbia suggerito le parole, ma furono quelle che cambiarono la nostra vita. Col tono più amichevole e scherzoso possibile le dissi:" Se proprio devi essere punita per accettare di aver fatto una cazzata, non punirti da sola mandando aff'anculo l'esame, vieni qua che ti sculaccio io , così ti tranquillizzi e domani fai 'sto esame!!!" Il seguito ha quasi del surreale. Mi fissò con un'espressione indecifrabile per diversi secondi. Poi, quasi sorridendo, mi rispose:" Ah, si? E come mi devo mettere?" Io risposi serio: “ Non lo sai? Non ti sculacciava mamma? Sulle mie ginocchia, no?” Incredibilmente, si alzò, mi raggiunse sul divano e si appoggiò alle mie gambe stendendosi completamente e nascondendo la testa in un cuscino. Io iniziavo a sperimentare una clamorosa erezione che Claudia stava sicuramente avvertendo sul suo sesso schiacciato contro il mio. Per una volta non mi lasciai frenare da nulla. Con delicatezza posai il braccio sinistro sulla schiena di Claudia per bloccarla (anche se fu un gesto inutile). La mia mano sinistra era ben stretta su parte della sua mammella destra. Con la mano destra allargai un po' le sue cosce, godendomi la loro consistenza burrosa e la pelle liscia e morbida. Non osai abbassarle i calzoncini ma iniziai una metodica sculacciata. L'effetto fu spettacolare. I miei colpi non erano molto forti ed erano comunque attutiti dal pantaloncino. Natica destra, sinistra, Coscia destra, sinistra. Per tre volte. Claudia gemeva e non per il dolore. Mi fermai, tenendo ben salde le mani lì dov'erano. La destra possedeva il retrocoscia di Claudia che respirava piano e a fondo. " E ora?" Pensai. Poi agii. Con difficoltà ( tutto sommato Claudia era un bel po' più pesante di me ) la presi in braccio e la cullai, asciugandole le lacrime e consolandola: "Sei stata brava, va tutto bene, non lo pensare al libretto, ora è tutto a posto". Pianse a lungo. Il libretto era a terra, sotto la sedia.
Il mattino dopo la accompagnai all'esame. La notte avevo dormito pochissimo ( a casa mia, sob!!!). Non sapevo cosa fare. Era stato un incidente? Avrei potuto ricominciare la relazione con lei? Avrei voluto farlo? Sarei stato il suo Master? Ma io ero tagliato per fare il Master? A un certo punto mi ero reso conto che avrei potuto provare lo stesso piacere se fosse stata lei a sculacciarmi e palparmi. Decisi che qualcosa avrei fatto, anche se non avevo molte speranze di riuscire a trasformarla nella mia prima schiava.
Dipendeva, tutto sommato, solo da lei.
Per l'esame si era vestita elegantemente ma non troppo sexy. Sandali, una longhette rossa, maglietta poco scollata ma aderente. Non facemmo parola di ciò che era successo la sera prima e già vedevo i miei propositi crollare. Questo fatto mi faceva riflettere: un vero Master si sarebbe arreso così facilmente?
La faccenda del libretto si dimostrò una bolla di sapone ma l'esame non andò molto bene anche se Claudia fu promossa con un bel 26. Il voto, giusto, non la soddisfaceva perché la preparazione dell'esame era stata lunga e meticolosa. Ma la resa all'esame non era stata buona. Per distrarla facemmo il nostro solito giro tra librerie. Io iniziavo a perdere speranze. Pensai di regalarle la Historie d'O ma mentre mi avvicinavo al relativo scaffale Claudia mi chiese di tornare a casa invitandomi a pranzo. Io ne approfittai: “ Così prima ti sculaccio per il voto basso e poi ti sculaccio se non mi piace come hai cucinato!” Pochi secondi di silenzio. “Va bene” Disse semplicemente. L'atmosfera si faceva sempre più tesa man mano che ci avvicinavamo al suo appartamento perchè Claudia si era ammutolita... Salite le scale ed entrati in casa ricominciammo a parlare. Era il classico momento della verità. Decisi di non rimandare il mio show: egoisticamente, non aveva senso chiedersi ALLORA se sarei stato un buon Master e agii. Mi piazzai sullo stesso divano, di fronte alla tv mentre Claudia si cambiava in stanza ma prima presi dall'appendino il grembiule colorato che Claudia usava quando lavava i piatti. Quando entrò, come al solito in shorts, canotta e piedi nudi, glie lo lanciai dicendo: "Questo dovrebbe essere sufficiente per cucinare, ma prima le sculacciate per l’esame”. E tornai a sedermi sul divano. Claudia, ammutolita, col grembiule in mano esitò per qualche secondo ed io non osai insistere.. Passarono lenti, quei secondi ma non avevo scelta che aspettare lì, seduto sul sofà simulando sicurezza.
Solo molti anni dopo, quando le nostre strade si erano separate da tempo, le ho chiesto cosa le fosse passato per la mente.
“Il cuore che batteva, la fica che tremava!”
D’impulso, battei le mani, di scatto.
Come se tale segnale di comando fosse stato codificato geneticamente nella sua carne, Claudia si avvicinò e si riposizionò sulle mie cosce: le sue nude, le mie coperte, nascondendo il viso nel divano e coprendosi la nuca con le mani.
Poi, dopotutto, una sculacciata è una sculacciata:
certo, iniziai a bonfonchiare qualcosa sull’esame, sulla sua dabbenaggine che doveva essere corretta, ma ben presto, una mano si trovò a battere il tempo sulle natiche e le cosce di Claudia, l’altra a suonare una musica di palpitanti carezze sul resto del suo corpo.
Mi piegai sul suo capo, le diedi un delicato morso sulla nuca dopo aver scostato le sue mani e Claudia si voltò, mettendo il culo sul divano e lasciando solo le sue gambe sul mio bacino.
Io, continuai ad accarezzarle le gambe ed il seno sotto la canotta e quella tarda mattinata finì con una mezz’ora di sano e liberatorio sesso il cui sapore vanilla era appena salato dai segni rossi sulle terga di Claudia, ma marchiato irreversibilmente dal gusto del dolore subito ed inflitto nelle nostre menti.
La tenni stretta per un bel po’, mormorando banalità d'amore.
Ma ci venne fame, sia per l’ora che per le circostanze.
Sarebbe finita lì se, alzandomi dal divano e rivestendomi, non mi fosse capitato tra le mani il grembiule.
Allora mi avvicinai a Claudia che si era già rimessa il reggiseno e stava raccattando le mutandine.
“No, bella mia”
Le diedi un bacio e le misi in mano il grembiule.
“Questo ti basta per cucinare!”
“Ma sei impazzito? Aahahah!!!” Rise, risi anch’io, ridemmo da matti.
Ancora ridendo le slacciai il reggiseno che cadde a terra, le diedi un bacio e le misi al collo il grembiulino che la copriva solo frontalmente ed era ridicolmente corto.
La abbracciai e la baciai e lei rise, felice.
Le strinsi forte i capezzoli, torcendoli e non fu nè ira nè sorpresa, nè dolorè nè pena che lessi sul suo viso.
Ansimò, già digiuna di piacere ed io la accompagnai a cucinare tenendola con una mano per un braccio e con l’altra per le chiappe.
Riempì la pentola d’acqua, con me che l’abbracciavo da dietro.
“ Se non mi piace, cinghiate”...
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