venerdì 12 novembre 2010

Marcella, seconda parte

Ci tenevo a far si che, fino all’ultimo, Marcella fosse sicura di incontrare uno sconosciuto ed avevo curato i dettagli dell’incontro che, eravamo d’accordo, sarebbe stato un semplice caffè in pubblico.
Per il gran giorno mi tenni il pomeriggio libero ed affrontai il viaggio con quella che comunemente si dice “ Trepidante eccitazione”. Che, dopo pochi minuti, diventò strizza:
ma che cavolo stavo facendo? Marcella a quattro zampe ai miei piedi? No, non poteva essere! E se mi fossi messo nei guai?
Insomma, per una buona mezz’ora, mi trovai a fare i conti con dubbi mica da poco. Non sembrava più tanto divertente. E neppure eccitante.
Ma, si sa, Satana ottiene il suo massimo risultato quando ci costringe a non fare nè il nostro dovere nè quello che davvero ci piace: ed io avrei dovuto lasciar perdere quest’insana impresa e sarei dovuto correre dalla mia Padrona, dato che è quello che davvero mi piace fare...
Parcheggiai in un autosilo a poca distanza dal luogo dell’appuntamento, una piazzetta tranquilla piena di panchine.
Lei era seduta, di spalle, sola su una panchina. Sembrava un’impiegata in pausa, con quel libro in mano.
Il libro mi diede forza: lei non l’aveva mai letto, io si. Quel libro fu per me la chiave del momento. Feci un bel respiro e mi avventai sul marciapiede che conduceva alle panchine, rallentando dopo lo slancio iniziale.
Lei guardava dal lato sbagliato, mi sedetti senza di re una parola ed allungai la mano direttamente sulla sua coscia sinistra, che spuntava per metò da sotto il tailleur dozzinale.
Si voltò di scatto, scostandosi e trasalendo per la sorpresa: doveva, ovviamente, essere tesissima!
“Brava, non hai le calze: è un buon inzio”. Dissi con voce piatta.
Sgranò gli occhi, lasciò cadere il libro per terra e si allontanò di un palmo:” TU!, sei TU! Non è possibile, ma... mi hai spiato!”... Mhmm, troppo in fretta...
“Per prima cosa, schiava, mi dai del Lei. Poi non ho frugato nulla, se tu che volevi che sapessi, altrimenti non avresti lasciato quei siti tra i preferiti, no? O sei stupida fino a questo punto? “ Restò muta, disorientata, ma dovevo battere il ferro finchè era caldo: e non mi riferisco alla sua vulnerabilità, ma alla mia capacità di mostrarmi deciso ed arrogante: non sarei durato a lungo. “ No, non sei stupida da lasciare tra i preferiti quelle cose se non per un tuo scopo preciso: avevi voglia di trovare un padrone e hai pensato a me: l’hai architettata bene la storia, ecco perchè hai portato il gioco fino a vederci qui invece che nella nostra città: sei stata brava, ora hai quello che volevi e te ne farò pentire! Raccogli subito il libro, non è lui che deve stare ai miei piedi!”
Obbedì.
La presi per il braccio sinistro, non per la mano e la portai via dalla panchina. “Dove hai la macchina?” “Non ce l’ho, sono venuta in autobus” Vuoi vedere che... Che davvero avevo indovinato? Decisi di stare al gioco. “ Allora, sogno verde, ora ce ne torniamo a casa. Tanto le presentazioni le abbiamo già fatte: guai a te se apri bocca senza il mio permesso”.
Per fortuna l’autosilo non era lontano, altrimenti mi sarebbe venuto un crampo alla mano destra a furia di tener stretto con virile determinazione il braccio destro di Marcella.
Pagai il parcheggio ed infilai la ragazza in macchina senza una parola.
Le sorrisi: “ Mettiti la cintura di sicurezza, lo so che non lo fai mai, ma qui comando io”
Ancora una volta, obbedì.
“Ora allarga le gambe e metti le mani sotto le cosce”. Obbedì ancora.
Le diedi un pizzico sulla coscia nuda, trasalì, ma non si mosse.
Diedi un forte schiaffo sull’altra coscia, con lo stesso risultato.
Misi in moto, le sorrisi di nuovo e le dissi:
“Benvenuta nella tua nuova vita, sognoverde.”

1 commenti:

Magnifica Diamante ha detto...

Tremendo e cattivo...
anche io avrei fatto così...