martedì 12 ottobre 2010

Il Processo - quarta ed ultima parte

Daniela non la prese bene. Mentre io sentivo sciogliersi la tensione tutto d’un botto, lei iniziò una tiritera assai poco da sottomessa con R.. Avevo, ormai, capito lo scopo del gioco: la mia sostituzione.
Allora, colsi l’attimo: mi prostrai di nuovo sul pavimento e dissi:” Padrone, chiedo il permesso di parlare.”
R., incerto, rispose:” Certo, dimmi pure”
“Padrone, la ringrazio per i tormenti di oggi. Ma è evidente che Lei ha altri progetti in questo momento, progetti su cui non mi permetto di sindacare, pertanto La supplico di consentirmi di dimostrare a Daniela che la mia sottomissione è incondizionata!”
“E come?” Intervenne Daniela, ancora una volta assai poco rispettosa di R.
“Padrone, se a Lei piacerà, La supplico di riaffidarmi di nuovo alla Sua nuova schiava perchè io possa soddisfarla in ogni senso, purchè sotto il Suo controllo e con le normali precauzioni.”
R., finalmente, parlò: “Davvero? Sei sicuro?”
“Padrone, non è il caso di girarci attorno: o Daniela si convince qui ed ora che per Lei è molto più importante di me, oppure non credo che le cose fileranno liscie...”
“Impertinente di uno schiavetto, sempre un po’ ribelle!! Daniela, mettiti il profilattico, tanto ce l’hai già duro, poi divertiti come ti pare”.
R. aveva sdrammatizzato, Daniela concretizzò:
ricominciò una dura sessione. Mi legò stretto, ricominciò a colpirmi ma io avevo raggiunto il mio scopo e l’abuso di me mi riguardava a stento.
Daniela, fisicamente assai più imponente di me, mi maneggiava come un burattino, imponendo al mio corpo posizioni dolorose ed utili a nuovo dolore.
Per fortuna, era troppo eccitata per resistere a lungo.
Dopo una fellatio pro forma, che mi impose in un bondage adeguato e solo per umiliarmi e dimostrarmi la sua appartenenza ad un’altra categoria umana, mi immobilizzò sulla schiena con un cuscino sotto il sedere e le gambe all’aria e mi sodomizzò obbligandomi a guardarla in faccia.
Ma io ero sereno: avevo soddisfatto il mio padrone, la mia sottomissione era ormai completa e certa, nulla poteva umiliarmi o ferirmi. Sapevo che R. avrebbe badato a me, anche se avesse scelto di non avermi più ai suoi ordini e preferito Daniela che, dovevo ammetterlo, aveva una presenza scenica superiore alla mia.
Ma in quella stanza, io ero sicuramente a mio agio, innocente e perfetto.

mercoledì 6 ottobre 2010

Il Processo - terza parte

Nessuna delle tre punizioni era per me accettabile. Prima di tutto, stavo ormai per laurearmi e non se ne parlava proprio neppure di perdere un intero week end, figuriamoci le punizioni più gravi. La faccenda stava andando fuori controllo, me ne rendevo conto. Ma la sottomissione era parte di me, avevo capito che ignorarlo non è una buona pratica di vita. Certo, neppure trovarsi tra le mani di uno sconosciuto lo è. Quindi, urgeva trovare una soluzione.
Il piano che mi venne in mente era sicuramente rischioso e si basava sulla correttezza più che formale di R. Inoltre, avrebbe comportato molto dolore.
Ma tant’è.
Preparai il piccolo appartamento accuratamente. Pulii a fondo la casa, disposi i mobili in maniera da creare un dungeon nella stanza più grande, lasciai una gustosa cena fredda nel cucinino e tutta l’attrezzatura sul tavolo di arte povera.
Mi sforzai di prepararmi al meglio e poco ci mancò che, oltre ad un approfondito ritocco della depilazione, mi facessi un clistere da solo.
R. e Daniela furono puntualissimi. Mi feci trovare già nudo, correndo qualche rischio aprendo la porta di casa che richiusi alle mie spalle prostrandomi al suolo. Nè R. nè Daniela, vestita come l’unica volta in cui l’avevo vista, avevano proferito parola.
Si inoltrarono nell’appartamento. Sentii R. sedersi in poltrona, il suo zaino posato a terra ed aprirsi ed un rovistare metallico. Daniela tornò a prendermi. Non fu delicata nel prepararmi. Con un atteggiamento rude, ruvido e mascolino mi legò le mani dietro la schiena, mi fece alzare in piedi palpandomi nel frattempo, aggiunse il collare e mi trascinò davanti ad R. Quindi, applicò il divaricatore alle caviglie lasciandomi con le cosce spalancate e mi torse i capezzoli prima di mettermi una gag-ball.
Finalmente, R. parlò:” Schiavo, la faccio breve. Adesso Daniela ti torturerà a suo piacere e tu dovrai semplicemente soffrire. Non ti chiedo altro. Poi dovrai rispondere del tuo crimine e se la tua risposta non sarà soddisfacente ti riaffiedeò a Daniela finchè mi supplicherai di confessare.
Daniela, è tutto tuo.”
Daniela aveva uno stile diverso da R.
Era decisamente brutale.
Mi prese i genitali e li strizzò, facendomi sobbalzare. Poi mi fece chinare in posizione corporale e fissò il collare al divaricatore con una corda. I suoi nodi erano semplici, ma dalla mia posizione non avevo modo di criticarne la banalità. Si posizionò poco dopo dietro di me, tenendomi per i polsi con la sinistra quasi in una specie di posizione di strappado ed iniziò a colpirmi le chiappe con una racchetta da ping pong. Colpi fortissimi che mi fecero subito gemere sotto il bavaglio da cui, ormai, la saliva colava sul pavimento. Non contai i colpi, sentivo solo lo stomaco contratto per il dolore e dovevo trattenere a stento le lacrime.
Finalmente pausa. Già, pausa.
Daniela ritornò a maneggiare senza complimenti i miei genitali. Aveva appeso una bottiglia da 2 litri piena d’acqua alle palle strappandomi un contenuto ma durativo muggito.
E fu la volta del cane sulle cosce. Un’altra sofferenza acuta, stomachevole.
Iniziai a sentire il sudore ricoprire la mia pelle.
Quando Daniela fu soddisfatta, mi tolse la bottiglia appesa alle palle slegando la corda dal collo di bottiglia e lasciando le mie palle ben serrate, slegò anche la corda dal divaricatore e mi fece rialzare in piedi.
Ero già esausto dopo neppure dieci minuti di sessione.
Mi tolse il bavaglio ed R. disse:” Confessi?”
“ No, Padrone, sono innocente” All’istante, Daniela tirò la cordicella che mi legava i genitali strappandomi un gemito e mi rimise il bavaglio. Mi fece di nuovo prostrare a terra, e legò in un blando hog-tied le mie mani alla sbarra del divaricatore.
Fu il turno dei piedi. Le frustate sui piedi sono terribili e Daniela non si risparmiò.
Fu il momento più difficile dell’inquisizione.
Ma resistetti.
Poi venne la volta dei morsetti, la cera, la tavoletta da bucato e persino il ghiaccio.
Nessuno, in quella stanza, aveva pietà delle mie sofferenze. Neppure io.
Per altre tre volte mi fu tolto e rimesso il bavaglio, finchè R. mi chiese il perchè avessi rifiutato di soddisfare oralmente Daniela.
Ero nudo, slegato e completamente dolorante. Mi inginocchiai.
O la va o la spacca, pensai:
“Non aveva il preservativo” dissi con un filo di voce.
R. ascoltò restando di sasso. Disse: “Davvero?” Ed io, occhi bassi, ripetei: “Si Padrone, non aveva il preservativo”. Dopo venti secondi, R. disse: “ Schiavo, sei assolto”.

sabato 2 ottobre 2010

Il Processo - seconda parte

Le intenzioni di R. divennero chiare quando iniziò a sbottonare la patta. Io non ero affatto eccitato e l’idea di prenderlo in bocca senza l’adrenalina della sessione mi inibiva parecchio. R. si spogliò dalla cintola in giù, sfilò la cintura dai pantaloni che posò su una sedia e si avvicinò. Il suo pene si erigeva ad ogni passo. Mi diede una violenta cinghiata sulla spalla sinistra e poi su quella destra. Mi abbassai, istintivamente, ma non certo con l’idea di sottrarmi alla cinghia che, infatti, continuò a colpirmi. La legatura mi sbilanciava ed i miei contorcimenti mi fecero ben presto cadere sul fianco. Ora, rialzarsi quando le mani sono legate dietro la schiena ed alle caviglie è praticamente impossibile senza aiuti. Che non vennero, non subito.
R. si dilettò a cinghiarmi e ad ogni cinghiata mi sembrava che il suo pene si erigesse sempre più.Si fermò e disse: “Daniela, rialza il mio buchino personale per favore”.
Buchino.
Mi aveva chiamato così.
L’uomo si avvicinò e mi sollevò senza sforzo apparente, rimettendomi in ginocchio. Io mi sforzai di assumere la posizione in maniera perfetta, tenendo la testa in alto e le braccia tese come ad aumentare le mie sofferenze causate dalla posizione. Ero solo un buchino, ripetevo tra me.
R. disse a Daniela: “Preparati” e Daniela svanì dal mio campo visivo, che fu occupato da R. che si infilava il preservativo e mi entrò in bocca attraverso il ring gag.
In pochi secondi era diventato di marmo, ma il mio volenteroso pompino durò poco. Forse, sentendo che stava per venire, R si sfilò e si voltò, dirigendosi verso Daniela che era nella classica posizione a novanta sul tavolo. R. la salutò con una cinghiata sulla coscia nuda:” Spalancale le gambe, se no lì in mezzo non ci entro.” Daniela obbedì prontamente. R. le scostò la gonna. Dalla mia visuale, sembrava davvero una donna. R. usò la cinghia per legarle le mani dietro la schiena e doveva aver fatto anche qualcosa al collo di Daniela ma non vedevo bene. Quindi, con calma e dovrei dire con ritmo, la inculò con evidente e sommo reciproco godimento.
R. liberò Daniela dalla cintura. Daniela si sollevò, si ricompose e si avvicinarono assieme.
R. si mise dietro di me e mi sollevò ancor di più la testa tenendomi per il collare. Intuii cosa stava per accadere
E qui accadde il fattaccio.
Daniela si avvicinò, scostò la gonna e tirò fuori un pene sorprendentemente grande ed eretto, senza preservativo e gocciolante umori.
All’istante, mi venne la nausea. Una nausea quasi da vomito. Ed iniziai a divincolarmi.
All’inizio, R. pensava che volessi fare semplicemente il prezioso ed iniziò a strattonarmi per mettermi a posto.
Ma io non smettevo di divincolarmi e, in pochi secondi, R. si convinse che c’era qualcosa che non andava.
Disse:” Ok, fermati, sospendiamo!” Ignorando Daniela che invece continuava a dire cose tipo:” Ehi buchino, che fai? Stai fermo se no...”
R. mi tolse il ring gag, presi fiato e dissi:” NO! Questo No!”
R., dopo pochi secondi di silenzio, disse solo: “ Sicuro?”
“Si”
“Te ne pentirai. Ora ti slego e poi ti rivesti e te ne vai”.
E così fù. Non protestai, non mi giustificai, da buon schiavo ubbidii e basta
Nel giro di un pomeriggio, in cui avevo potuto scambiare con R. poche parole, ero stato più volte usato ed ero stato appena scacciato.
Con la testa più in fiamme del sedere, con in bocca un sapore acre di rabbia ed umiliazione che sovrastava la nausea appena provata, me ne tornai a casa a piedi.
Ci misi un bel po’.
Mi feci una doccia ed accesi il computer.
Trovai una mail di R., scritta probabilmente direttamente da casa di Daniela.

Mio caro schiavetto, quasi ex-schiavetto, ormai.
Volevo farti un regalo, aumentare la tua sottomissione, farti partecipe di una nuova realtà. E tu mi tradisci così? Osi umiliare il tuo Padrone di fronte alla sua schiava? Hai osato rifiutare un mio ordine e rifiutare la mia schiava che ti è superiore per mia volontà. Hai osato allontanarti, evadere dalla tua schiavitù.
Potrei continuare ma non voglio perdere altro tempo con te.
Se proprio ci tieni a continuare a mettere a disposizione di me e di Daniela, ricordati: di me e di Daniela i tuoi buchini e la tua capacità di privare dolore, ti darò un’altra possibilità.
Per prima cosa sarai processato e punito per il tuo crimine. Daniela sarà la tua inquisitrice e le sofferenze che ti infliggerà dipenderanno da quanto sarai abile a difenderti o rapido a confessare.
Poi, espierai la punizione.
Se non accetterai di essere punito dovrai trovarti un altro che ti inculi, io non ne voglio sapere di schiavi finti che non sanno stare al loro posto.
In ogni caso, dato che devi decidere, le punizioni che ho pensato per te sono, nell’ordine di gravità:

Il Noleggio ad altro master che sceglierò io stesso: dopodichè non ci rivedremo per un pezzo ma hai la speranza che voglia riprenderti con mei più in la.

il tuo uso secondo il solito da parte di Daniela per almeno un mese

un week end, da venerdì pomeriggio a domenica sera di sottomissione continua a casa di Daniela.

Espiata la pena, torneremo ai ritmi di sempre, ovviamente con la piccola variante che sarai schiavo anche di Daniela, la mia diletta serva...
Entro domani voglio una risposta: che sia un commiato o la semplice disponibilità ad essere inquisito, processato e punito”.

Decisi di non pensarci. Mi vidi un film, lessi, mi masturbai prima di addormentarmi e non mi meravigliai scoprendo di pensare anche alla coscia nuda di Daniela.
L’indomani accettai le condizioni, invitando R. e Daniela a casa mia per subire il Processo.