domenica 27 maggio 2012

regalo di compleanno - quarta parte


Per tre secondi restiamo immobili.
Sento il bisogno di restare lì, abbracciato alla mia schiava
Sento il bisogno di sorridere alla mia amica.
Tutte pessime idee.
“Sei il Padrone, qui, non un fidanzato riconoscente, comportati da Padrone”
Ma la razionalità non può prevalere di getto e mi scopro a compiere un gesto senza precedenti:
Dare un bacio sulla nuca di Marcella, ancora scossa dagli ultimi spasmi del piacere.
Per contrappasso, mentre mi sollevo in piedi, fisso lo sguardo sul viso di Maria.
Indecifrabile.
Marcella, docile, resta dove l’ho lasciata.
La aiuto a risollevarsi e le stacco i morsetti dai capezzoli.
Il lieve sussulto della sua pelle sotto le mie mani mi è di conforto.
Ma non libero Maria dal mordace tormento.
Tolgo il collare di Marcella e lo lascio cadere sul ventre di Maria.
“Marcella, vatti a fare la doccia e torna qui vestita”
Il suo viso è rosso, acceso, sorridente.
“Sì Padrone”.
A piedi nudi si dirige verso i suoi vestiti.
Nella stanza restiamo io e Maria.
Mi vesto, lentamente.
Maria inizia ad inquietarsi, muove il capo di qua e di là senza osare fiatare.
Si sente lo scroscio della doccia ed io me ne vado in cucina a prendere salviette e busta dell’immondizia.
Mi siedo ed inizio a dare una sommaria ripulita al corpo nudo della mia amica.
Getto nell’immondizia i pochi pezzi di sushi ridotti in poltiglia dall’amplesso e passo fazzoletti ruvidamente sulla pelle, senza alcuna sensualità no voluttà sadica.
Come se pulissi un tavolo.
Devo dire qualcosa, lo so.
Per ingannare il tempo controllo che le corde non siano troppo strette, ma l’attesa è insopportabile.
Mi rendo conto che Marcella non ci metterà proprio cinque minuti a lavarsi e rivestirsi, dopotutto va alla sua festa di compleanno.
Per non parlare del trucco …
Le parole mi escono senza quasi accorgermene:
“Maria, non credo che capiteranno spesso cose come oggi, ma la prossima volta che capiteranno non ti limiterai a fare da tavolo o da letto, ho deciso che Marcella si è guadagnata dei diritti sulle tue chiappe, hai qualche commento da fare?”
Una volta tanto sono io ad averla spiazzata.
Prendo le catenelle collegate ai morsetti che ancora stringono i suoi bei capezzoli e le tendo un po’, senza arrivare a tirare la carne.
Con l’altra mano inizio ad accarezzarle la fica liscia ed ovviamente già fradicia.
“Padrone, io, ora, così...”
“Sì?”
“Padrone, io in queste condizioni ti direi sì a tutto, ti prego, fammi tutto quello che vuoi, lo sai che non resisto più.”
“Resisterai, resisterai. Dimmi un po’: hai mai leccato una fica?”
“No Padrone”
“Ti disgusta l’idea?”
“Sì Padrone”
“Sai, forse anche a Marcella disgusterà l’idea di farsela leccare da te: divertente, no?
E di leccarle i piedi, invece, hai voglia?”
“Forse sì, Padrone”
“Beh, potrebbe darsi che te lo lasci fare anche se a me le leccate di piedi non mi fanno grande effetto!”.
Le mie dita sono dentro, poi fuori, dentro, lentamente, poi un veloce giro di mulinello, poi di nuovo con calma.
“Comunque, sei stata brava, devo ammetterlo, la cena a base di sushi te la sei proprio meritata. Spero che questo pomeriggio ti abbia chiarito un po’ le idee”.
Taccio.
Da un po’ non si sente la doccia.
“Lo faccio per te: ti tengo al sicuro, ma così in basso, così nuda, così legata da poter star comoda nello squallore che cerchi.”
Smetto di masturbarla e con la stessa mano le accarezzo il viso.
“Maria, ho deciso che ti proteggerò da tutto questo, nel modo più pratico e banale: mi assicurerò che sia io a grattare i tuoi pruriti, senza che tu ti cacci nei pasticci”.
Alle spalle, i passi di Marcella.
Sono le nove meno dieci.
Solo un osservatore informato dei fatti potrebbe sospettare che quella donna solo un quarto d’ora prima era avvinta dagli umori e dai succhi di un tale amplesso.
Le prendo la mano:
“Marcella, grazie per essere passata da qui.”
“Grazie a te, Padrone, è stato un meraviglioso regalo di compleanno”
“No, Marcella, i regali non te li ho ancora dati. Eccoti il primo.”
La porto di nuovo a torreggiare sul tavolino su cui Maria giace ancora.
“Maria, fai gli auguri a Marcella, dandole del Lei”.
Con tono di voce un po’ troppo basso:
“Le auguro buon compleanno...”
“Maria, rassicurati, Marcella non diventerà la tua padrona, lei è una schiava, la mia schiava e tale resterà.”
Poi, guardando negli occhi Marcella:” Preferisco te a questa donna nuda ai tuoi piedi. Preferisco te a lei perchè tu se potessi vivresti sempre nuda ai miei piedi. Lei è qui per usarmi e quando si sarà stancata se ne andrà. Marcella, per me è importante sapere che esisti ai miei comodi. Buon Compleanno.”
Poi, tiro fuori da una tasca una piccola busta, dalle dimensioni di un biglietto da visita e glie lo porgo.
“Qui scrivi la tua scelta: un pearcing ai capezzoli, un piccolo tatuaggio sulla figa o un anello di acciaio. Io preferirei l’anello, ma è il tuo compleanno, quindi ti lascio sceglierti il marchio. Ora, in silenzio, ti volti e te ne vai, ci sentiamo domani”.
Farsi pure ringraziare tra le lacrime mi sembra un po’ troppo.
Marcella, visibilmente commossa e soddisfatta, esce dall’appartamento in fretta diretta verso un locale di periferia in cui nutrirà per un paio d’ore l’illusione di essere una ragazza amata dal mondo.
E’ ora di tornare da Maria.
Le tolgo i morsetti con delicatezza, la slego con dolcezza, facendo attenzione alle corde e allo strofinio sulla pelle.
La aiuto a sollevarsi seduta sul tavolino, per lei c’è un bicchiere d’acqua fresca pronto.
Mentre bevo mi incanto ad osservare  i segni delle corde sulla pelle allbronzata finchè la voce di Maria mi riporta alla realtà:
“Non mi hai lasciato venire e sarei venuta molto bene, poco fa”
Rido, poi ride anche lei perchè io non riesco a trattenermi.
“Vatti a fare la doccia, va’, che il sushi col prosecco ci aspettano di là.
Ah, tu, invece, dalla doccia, ci torni nuda.”

sabato 19 maggio 2012

regalo di compleanno - terza parte


Marcella, puntualissima, è arrivata per prendersi il suo regalo di compleanno.
Secondo l’usanza, è mezza nuda.
L’abitino, poco più di un prendisole, è troppo corto per i miei gusti, ma si  sa: è la moda.
Tocca a me essere tenero e non devo sforzarmi di fingere.
Le voglio bene, a modo mio.
Forse è per questo che mi disturba il suo vestito da puttana.
Per quaranta secondi siamo due amici durante un normale augurio di buon compelanno.
Poi, la mano dietro la sua schiena sale lungo la spalla, fino al collo.
Lei mi guarda, con la bocca socchiusa.
La mia mano si stringe attorno al collo e spingo per farla inginocchiare.
Devo fare pochissima pressione.
Marcella è in ginocchio.
So che ho poco tempo, ma è il suo compleanno e voglio che gusti tutto quello che più le piace.
Come lo stare in ginocchio.
Le sfilo il vestito.
Lei, docile, collabora.
Pochi secondi dopo ha il culo appoggiato sui talloni, le mani con le palme in alto sulle cosce tese per lo sforzo della posizione e la testa china con lo sguardo sui ginocchi.
Io non sono più io.
Assieme al membro, un’altra parte di me diventa di pietra.
Solo il cuore sento battere forte nel petto, ardente.
“Marcella, oggi per te è un giorno importante e voglio farti provare qualcosa di inaspettato e terribile. Voglio che tu soffra molto e provi anche piacere. Mi raccomando, devi stare sempre zitta, sarò spietato se sento una sola sillaba. Poi, ti darò qualcosa di definitivo. Ora voglio che tu mi confermi che sei pronta per una sessione di particolare durezza.”
“Padrone, sono pronta.”
Tre semplici parole.
La soddisfazione che provo, beh, facciamo così: come quando la squadra del cuore fa goal in una partita. Non una finale. Una normale partita.
Collare (un normale collare da cane), polsi legati dietro la schiena, siamo pronti.
La faccio alzare aiutandola.
La sua pelle morbida sotto le mie mani è un tormento.
Vorrei sentirla addosso, scoparla lì, ma non posso: è il suo compleanno.
Le metto una mano nel collare e con l’altra le prendo per un braccio.
O la va o la spacca:
in fretta, ci muoviamo verso la stanza dove Maria ci aspettava sul tavolo.
I miei passi coprono il suono dei suoi piedi nudi leggeri sulle piastrelle.
Marcella emette un gemito quando scorge la figura legata al tavolino coperta di sushi e sashimi.
Trovo la forza di mormorare, serio, “Dieci cinghiate, non ti ho detto che puoi parlare”.
Il momento del primo bacio.
Il momento in cui la mano si posa sul culo e lo schiaffo non arriva.
Il momento in cui parli di corde e bacchettate e il disprezzo non si materializza.
Il momento in cui umilii due donne contemporaneamente.
Tanti momenti così.
Come questo.
Ci avviciniamo e faccio inginocchiare Marcella.
Di nuovo col culo sui talloni.
La faccio inginocchiare tra le gambe spalancate di Maria.
Poi, la cinghia.
La cinghia, su Marcella, fa sempre effetto.
E’, per lei, medicina all’ansia ed alla paura.
I miei colpi sono secchi e precisi.
Non voglio farle troppo male, nè lasciarle segni al di fuori delle chiappe.
Marcella subisce la punizione con diligenza.
Maria è silente e la ignoro, concentrandomi sul culo e sulla cinghia.
Alla fine, mi siedo di fianco al tavolo: a destra c’è Maria, a sinistra Marcella.
Maria volge lo sguardo altrove.
Ma io ho preso coraggio: “ Maria, non solo devi stare zitta ma devi guardare in faccia Marcella. Ah, già, non vi ho presentate: Maria,  ti presento Marcella. Marcella è la festeggiata ed è la mia prima schiava. Marcella, anche tu devi stare zitta, ma se non vuoi guardare Maria puoi guardare me.”
Maria obbedisce e leggo con piacere nei suoi occhi uno shock inaspettato.
Con le bacchette, prelevo un pezzo di tonno dal ventre di Maria.
Lo intingo nel wasabi, lo passo nella salsa di soia e lo avvicino alla bocca di Marcella.
Marcella mangia il boccone senza scomporsi.
“E’ Buono?”
“Sì, Padrone, Grazie.”
Poi, faccio lo stesso per me.
Osservo le bacchette stringersi attorno al cibo.
Col boccone accarezzo la pelle di Maria.
Delizioso.
Prendo un pezzo di sushi dal capezzolo destro di Maria, lo sposto un po’ prima.
Poi, con le bacchette, do una bella strizzata al capezzolo.
Mugolio di piacere?
Riprendo il sushi e di nuovo imbocco Marcella.
Dopo un paio di minuti capisco che non riuscirò a trattenermi a lungo.
Con le bacchette pizzico la carne soda di Maria e poi imbocco Marcella.
Anche l’altro capezzolo è liberato dal cibo.
E’ ora di stimolarli un po’.
Maria ha delle tette bellisisme, una quarta abbondante con capezzoli minuscoli.
Glie le strizzo d’impulso.
Poi strizzo anche i capezzoli ed il mugolio, questa volta, è di piacere, senza dubbio.
Marcella, invece, ha una seconda di reggiseno, con capezzoli grandi.
Il respiro si fa pesante, non solo il mio.
Maria guarda Marcella, obbediente.
Pelle, corda, sushi, sudore.
Applico i morsetti, legando le due donne tra loro mediante la catenella, a coppie: capezzolo destro di Maria con capezzolo sinistro di Marcella, capezzolo destro di Marcella con capezzolo sinistro di Maria.
Mi alzo e mi sposto dietro Marcella.
Mi spoglio.
In fretta.
Ci metto un po’ ad infilarmi il preservativo.
Detesto i tempi morti.
Finalmente, la pelle assapora la pelle.
Abbraccio Marcella da dietro e le sussurro:
“Ora, direttamente dal piatto”
E la spingo ad appoggiare il petto sul ventre di Maria.
Marcella è di buon appetito.
Divora, aiutandosi con la lingua, con voracità il sushi ed il sashimi.
E, siccome l’appetito vien mangiando, pulisce il piatto con la lingua...
Guido la sua testa lungo le cosce, il ventre, il seno.
E, quando la sua testa è tra le tette di Maria, penetro Marcella ormai liquefatta nella sua intimità, con un unico affondo.
La spingo giù, a schiacciarsi su Maria.
I morsetti ai capezzoli le fanno sicuramente molto male.
E tocca a me lasciarmi andare.
Nella stanza non c’è più silenzio
Tutti i miei sensi sono inebriati.
La pelle arde, il sangue scorre nelle vene e nelle arterie in maniera percettibile.
Il tempo si contrae e si dilata.
Vedo il culo di Marcella sotto di me, poi le sue mani legate.
Vedo il suo corpo sfregarsi ritmicamente su quello di Maria, di cui intravedo le cosce perfette splancarsi attorno a noi.
Poi, vedo Maria, i suoi occhi puntati sui miei in uno sguardo di attesa.
Io, invece, non attendo più.
Vengo, vengo per lunghi secondi, con furia.
Marcella mi segue, per miracolo, bruciando da dove io mi estinguo


…...... segue

domenica 13 maggio 2012

Aprile è il più crudele dei mesi


È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

(Pasolini: Supplica a mia madre)



lunedì 30 aprile 2012

regalo di compleanno - seconda parte


Riattaccai senza convenevoli.
In settimana acquistai i regalini per Marcella e attesi con impazienza il week end.
Quel Venerdì mattina ho lavorato come uno schiavo per confezionare il sushi: hosomaki al tonno ed al salmone ed uromaki al sesamo.
Un bel po’ di sashimi e tanto nigiri.
Mi piace preparare il sushi.
E’ un processo meccanicamente delicato che richiede precisione ed un po’ di fantasia sparsa qua e là.
Misi metà del preparato  sui piatti da portata e l’altra metà su due vassoi e poi il tutto in frigo.
Ma non era il momento di riposarsi.
Bisognava preprare il tavolo...

Il Venerdì sera arrivò troppo tardi per i miei gusti, ma arrivò.
Con tre minuti di ritardo, Maria citofonò.
Splendida e sfrontata, mi sorrise con aria complice.
Indossava un vestito nero, senza spalle, lungo fino alle ginocchia con un piccolo spacco al centro.
“Tu sei una masochista doppia” Le dissi ridendo anch’io.
Mi buttò le braccia al collo, cosa che faceva raramente:
“ Sì, Padrone mio, sono masochista, in ritardo e tutta tua!”
“Mi fai la gattina gnè gnè perchè hai sentito il profumo del pesce?”
Maria sorride e fa spallucce.
“Vai verso il tavolino, l’ho già sgombrato. Vacci già pronta e a quattro zampe”.
Maria capisce sempre.
Si spogliò, lasciando cadere il vestito e gli slip quasi all’unisono.
Sgusciò fuori dai sandali e si chinò subito per mettersi a quattro zampe.
La sua pelle abbronzata diventa lattea sul culo, sodo, ben fatto, che si allontana da me verso il tavolino.
Il tavolino del salotto è stato uno dei miei migliori acquisti.
Alto quanto un letto, in arte povera, ampio e soprattutto costituito da travi spaziate tra di loro proprio a misura di aggangi per corda, si è dimostrato capace di reggere senza problemi il mio peso sommato a quello di Maria o  Marcella.
Ai numerosi correnti ho già agganciato innumerevoli tondini di corda per fare da punti di fissaggio per corpi.
Maria è lì ed io mi sono distratto nell’osservare il suo culo muoversi ipnotico.
“Tre minuti di ritardo, Maria. L’hai fatto a posta?”
“No Padrone, mia madre aveva spostato le chiavi dell’auto dal tavolo alla mia scrivania e non le trovavo più”.
“Va bene, ti credo, oggi dovrai subire molto, quindi la sessione ti sia di punizione.”
“Padrone, io...”
Maria è a 4 zampe ed io sono dietro di lei.
Le faccio arrivare una cinghiata violenta sulla pelle bianca del culo.
“Ah! Grazie Padrone”
Glie ne do un’altra, forte anche questa: “Non ti ho ordinato di contare niente, Maria. Se non ti fidi di me ti alzi e te ne vai, altrimenti certe esitazioni sono peggiori dei tuoi ritardi artificiali. E’ CHIARO?”
“Sì, Padrone, chiedo scusa se ho esitato.”
Devo aver un po’ esagerato con la forza dei colpi, le strisce rosse sono ben evidenti, ma ben addentro la zona bikini.
“Sdraiati sul tavolino”.
Maria eseguì, alzandosi, sedendosi e sdraiandosi.
Debbo concentrarmi, questo è il momento cruciale della sessione per Maria, quello in cui la corda che striscia sulla pelle diventa ipnosi.
Prima, però, le istruzioni.
Ormai dispongo di una discreta attrezzatura.
Per prima cosa le allacciai il suo collare che agganciai al tavolo.
Il capo di Maria sporgeva dal tavolo, per consentirle, dopo, i rovesciarsi all’indietro per una migliore penetrazione orale.
Ma, per ora, è bene che la testa non ciondoli all’indietro nel vuoto e la posai delicatamente su un puff.
Bendai Maria, dicendole:
“Un’ora di silenzio, qualunque cosa accada. Se vuoi che mi fermi il segnale è quello con indice e pollice, se vuoi che interrompa indice e medio. Hai capito?”
“Sì, Padrone”
Poi, d’impulso, cambiai idea:
“Verrà qui Marcella”
Maria aprì la bocca ma decise all’ultimo di tacere.
Nessuna reazione.
Ottimo.
Il battito del cuore rallentò fino a valori normali per le circostanze.
Ora potevo davvero concentrarmi.
Il fissaggio ad X, di per se è banale.
Quello che non è banale è far sentire la corda sulla pelle mantenendo il ritmo.
I polsi, le caviglie, sono facili.
Bloccare il petto un po’ meno.
Non puoi far correre la corda troppo in fretta per evitare scorticature.
Non puoi lasciare alla schiava il tempo di perdere il filo del pensiero che la percorre sulla pelle.
Due giri di corda sotto il seno, due sopra.
Anche le ginocchia sono fissate.
La corda di nylon scivola sulla coscia, verso l’inguine.
Come la corda di un pozzo, porta su dalle profondità l’acqua della vita, così questa corda, su questa pelle, tira fuori umori di piacere dalla fica della mia amica.
Quasi mezz’ora, per immobilizzarla.
E’ ora di apparecchiarla.
Vado in cucina e trasporto, in tre tempi, tutto il materiale nel salotto.
Le cosce per il sashimi, il ventre piatto per hosomaki e per le ciotoline delle salse.
Sui capezzoli uromaki.
Maria sente il freddo, ma tace.
Solo il suono del campanello la fa sobbalzare.

domenica 29 aprile 2012

finzione

Quando ero ragazzino, credevo in molte cose.
Credevo a quello che mi avevano raccontato.
Che, con la mia laurea, avrei potuto.
Avrei avuto due figli a trent'anni.
E  una casa.
E una bella moglie con una sinecura ben pagata.
Ho creduto che avrei potuto continuare col volontariato.
E pure con la politica, risultando il migliore tra i migliori.
Oggi mi nutre il cinismo.
Qui posso scrivere parole che altrove susciterebbero ostracismo, ancora per un po'.
Tra un anno, probabilmente, quello che scrivo qui, in un luogo di corde e bacchettate, non scandalizzerà più nessuno.
Per ora è così.
Questo week end ho finto.
Ho finto di vivere la vita che mi è stata promessa, quella per cui mi sono preparato.
Ho comprato il pesce.
Ho preparato il sushi,
la grigliata,
il prosecco.
Ho scopato come l'uomo che non deve chiedere mai.
Ho fatto finta che questa casa fosse mia.
Ho passato sulla mia pelle la crema per il viso dell'erbolario.
Ho tenuto il calice ricolmo di gelide bollicine.
Avrei voluto passare il tempo con te senza stoffa.
Vederti nuda e sorridente.
Ma mi hai portato al centro commerciale.

Una cosa ricordo:
la corda rossa, a 9,90€.

Non l'ho comprata.
Sul Titanic che è l'Italia,
non serve.

sabato 21 aprile 2012

regalo di compleanno - prima parte




E’ un afoso Venerdì pomeriggio di fine agosto.

Marcella compie trent’anni.

Ho pensato a lungo, durante l’estate, se dare un significato speciale a questa data.

Abbiamo fatto le vacanze separatamente, salvo un week end clandestino in montagna, di cui si dovrà parlare un’altra volta.

Io, le vacanze, le ho fatte con Maria.

Cioè, non solo con Maria, ma con l’intero gruppo degli amici.

Una settimana al mare in comitiva, come tanti sedicenni.

Anche di questo bisognerà raccontare un’altra volta.

Devo confessare di aver passato un Agosto rilassante.

Troppo rilassante.

Forse per questo ho deciso, in fondo, che valeva la pena inventarsi qualche guaio, in assenza di quelli reali.

Marcella sa qualcosa di Maria, Maria sa parecchio di Marcella.

Maria e Marcella non si conoscono.

Neppure di vista.

Marcella sa che di tanto in tanto mi scopo un’altra donna.

So che ci gode a sentirsi così.

Invece a Maria non glie ne frega niente di cosa faccio quando non sono impegnato a metterle mollette addosso e a farle scorrere corda sulla pelle.

Per lei l’importante è venire.

Non ho mai preso in considerazione un incontro tra le due:

a stento riesco a gestire Marcella per un verso, così attenta a desiderare di essere controllata e Maria per l’altro, così esigente dopo avermi consegnato se stessa e le mutandine.

No, no: due alla volta non si può.

Non ho il fisico.

Ma Marcella compie trent’anni.

A modo mio, le voglio bene.

Ogni tanto mi scopro a riflettere che dovrei trovarle un bel master amante del Grande Fratello e capace di passare due ore di fronte alla TV e vedere se è possibile farli sposare.

Sento un po’ il peso di questa ragazza che invecchia accanto a me eppure così distante da me.

Due tre sessioni a settimana.

E la vita passa.

Invece, Maria è mia amica.

E non mi faccio più scrupoli nel punirla perchè non vuol essere la mia donna.

Più esattamente, è Maria a non farsi nessuno scrupolo nell’usarmi.

Beh, ovviamente, tutto questo mi fa davvero comodo.

Mica protesto, io.

Però un regalino Marcella se lo merita...





“Venerdì prossimo faccio il Sushi”

“Ah, grazie, ottimo tempismo poi: Sabato e Domenica me ne rivado al mare!”

“Non lo faccio solo per te”

“E chi altro viene a cena?”

“Lo vuoi sapere perchè sei curiosa o perchè sei preoccupata che non ti farò assaggiare la cinghia?”

“Ehm, tutt’e due”.

“Maria, Venerdì sera ti farò una cosa un po’ pesante”.

“Pesante?”

“Beh, una cosa nuova, ma non preoccuparti, il giorno dopo ti potrai mettere in bikini senza segni addosso se è questo che ti preoccupa”.

“Eh, ma che vuol dire pesante?”

“Vuol dire che voglio che ti sia chiaro fin da ora che subirai una cosa nuova e voglio sapere da te che starai al gioco”.

“E’ il risultato che conta, Raf. Se mi fai sentire come sai per me è ok, ti prometto che starò al gioco. Stasera vieni al cinema?”

“Sei matta? Ci sono 35° all’ombra, mi cospargo di autan e vado nel parco a respirare. Venerdì cerca di stare qui entro le sette e mezzo.”

“Ma è una cena o la merenda?”

“Ti do dieci cinghiate extra, fatti i cazzi tuoi ed obbedisci, la cena per te inizierà alle Nove”.




E ora chiamiamo Marcella, con suo 'poetico' nickname con cui l'ho conosciuta nella sua seconda vita...
“Sognoverde!”

“Sì Padrone, posso parlare”

Ah, i rituali ed i codici, quanto sono utili...

“Venerdì sera festeggi?”

“Sì Padrone e..”

“No, non verrò al tuo compleanno, ma voglio farti un regalo”.

“Grazie Padrone!”

Brava ragazza educata, col tono di voce tutto inzuccherato...

“Senti, ti aspetto alle otto in punto. Alle nove ti garantisco che sei sulla via della tua festa. Ti vedi con Nunzia e Milena?”

Attimo di incertezza, legittimo.

“Sì Padrone, lo so che”

La interrompo: “Lo sai che sono due zoccole che ti tagliano appena ti volti, ma il compleanno è tuo, cerca solo di essere puntuale. Ah, un dettaglio: è comunque una sessioncina, regolati”.