Per tre secondi restiamo immobili.
Sento il bisogno di restare lì, abbracciato alla mia schiava
Sento il bisogno di sorridere alla mia amica.
Tutte pessime idee.
“Sei il Padrone, qui, non un fidanzato riconoscente, comportati da Padrone”
Ma la razionalità non può prevalere di getto e mi scopro a compiere un gesto senza precedenti:
Dare un bacio sulla nuca di Marcella, ancora scossa dagli ultimi spasmi del piacere.
Per contrappasso, mentre mi sollevo in piedi, fisso lo sguardo sul viso di Maria.
Indecifrabile.
Marcella, docile, resta dove l’ho lasciata.
La aiuto a risollevarsi e le stacco i morsetti dai capezzoli.
Il lieve sussulto della sua pelle sotto le mie mani mi è di conforto.
Ma non libero Maria dal mordace tormento.
Tolgo il collare di Marcella e lo lascio cadere sul ventre di Maria.
“Marcella, vatti a fare la doccia e torna qui vestita”
Il suo viso è rosso, acceso, sorridente.
“Sì Padrone”.
A piedi nudi si dirige verso i suoi vestiti.
Nella stanza restiamo io e Maria.
Mi vesto, lentamente.
Maria inizia ad inquietarsi, muove il capo di qua e di là senza osare fiatare.
Si sente lo scroscio della doccia ed io me ne vado in cucina a prendere salviette e busta dell’immondizia.
Mi siedo ed inizio a dare una sommaria ripulita al corpo nudo della mia amica.
Getto nell’immondizia i pochi pezzi di sushi ridotti in poltiglia dall’amplesso e passo fazzoletti ruvidamente sulla pelle, senza alcuna sensualità no voluttà sadica.
Come se pulissi un tavolo.
Devo dire qualcosa, lo so.
Per ingannare il tempo controllo che le corde non siano troppo strette, ma l’attesa è insopportabile.
Mi rendo conto che Marcella non ci metterà proprio cinque minuti a lavarsi e rivestirsi, dopotutto va alla sua festa di compleanno.
Per non parlare del trucco …
Le parole mi escono senza quasi accorgermene:
“Maria, non credo che capiteranno spesso cose come oggi, ma la prossima volta che capiteranno non ti limiterai a fare da tavolo o da letto, ho deciso che Marcella si è guadagnata dei diritti sulle tue chiappe, hai qualche commento da fare?”
Una volta tanto sono io ad averla spiazzata.
Prendo le catenelle collegate ai morsetti che ancora stringono i suoi bei capezzoli e le tendo un po’, senza arrivare a tirare la carne.
Con l’altra mano inizio ad accarezzarle la fica liscia ed ovviamente già fradicia.
“Padrone, io, ora, così...”
“Sì?”
“Padrone, io in queste condizioni ti direi sì a tutto, ti prego, fammi tutto quello che vuoi, lo sai che non resisto più.”
“Resisterai, resisterai. Dimmi un po’: hai mai leccato una fica?”
“No Padrone”
“Ti disgusta l’idea?”
“Sì Padrone”
“Sai, forse anche a Marcella disgusterà l’idea di farsela leccare da te: divertente, no?
E di leccarle i piedi, invece, hai voglia?”
“Forse sì, Padrone”
“Beh, potrebbe darsi che te lo lasci fare anche se a me le leccate di piedi non mi fanno grande effetto!”.
Le mie dita sono dentro, poi fuori, dentro, lentamente, poi un veloce giro di mulinello, poi di nuovo con calma.
“Comunque, sei stata brava, devo ammetterlo, la cena a base di sushi te la sei proprio meritata. Spero che questo pomeriggio ti abbia chiarito un po’ le idee”.
Taccio.
Da un po’ non si sente la doccia.
“Lo faccio per te: ti tengo al sicuro, ma così in basso, così nuda, così legata da poter star comoda nello squallore che cerchi.”
Smetto di masturbarla e con la stessa mano le accarezzo il viso.
“Maria, ho deciso che ti proteggerò da tutto questo, nel modo più pratico e banale: mi assicurerò che sia io a grattare i tuoi pruriti, senza che tu ti cacci nei pasticci”.
Alle spalle, i passi di Marcella.
Sono le nove meno dieci.
Solo un osservatore informato dei fatti potrebbe sospettare che quella donna solo un quarto d’ora prima era avvinta dagli umori e dai succhi di un tale amplesso.
Le prendo la mano:
“Marcella, grazie per essere passata da qui.”
“Grazie a te, Padrone, è stato un meraviglioso regalo di compleanno”
“No, Marcella, i regali non te li ho ancora dati. Eccoti il primo.”
La porto di nuovo a torreggiare sul tavolino su cui Maria giace ancora.
“Maria, fai gli auguri a Marcella, dandole del Lei”.
Con tono di voce un po’ troppo basso:
“Le auguro buon compleanno...”
“Maria, rassicurati, Marcella non diventerà la tua padrona, lei è una schiava, la mia schiava e tale resterà.”
Poi, guardando negli occhi Marcella:” Preferisco te a questa donna nuda ai tuoi piedi. Preferisco te a lei perchè tu se potessi vivresti sempre nuda ai miei piedi. Lei è qui per usarmi e quando si sarà stancata se ne andrà. Marcella, per me è importante sapere che esisti ai miei comodi. Buon Compleanno.”
Poi, tiro fuori da una tasca una piccola busta, dalle dimensioni di un biglietto da visita e glie lo porgo.
“Qui scrivi la tua scelta: un pearcing ai capezzoli, un piccolo tatuaggio sulla figa o un anello di acciaio. Io preferirei l’anello, ma è il tuo compleanno, quindi ti lascio sceglierti il marchio. Ora, in silenzio, ti volti e te ne vai, ci sentiamo domani”.
Farsi pure ringraziare tra le lacrime mi sembra un po’ troppo.
Marcella, visibilmente commossa e soddisfatta, esce dall’appartamento in fretta diretta verso un locale di periferia in cui nutrirà per un paio d’ore l’illusione di essere una ragazza amata dal mondo.
E’ ora di tornare da Maria.
Le tolgo i morsetti con delicatezza, la slego con dolcezza, facendo attenzione alle corde e allo strofinio sulla pelle.
La aiuto a sollevarsi seduta sul tavolino, per lei c’è un bicchiere d’acqua fresca pronto.
Mentre bevo mi incanto ad osservare i segni delle corde sulla pelle allbronzata finchè la voce di Maria mi riporta alla realtà:
“Non mi hai lasciato venire e sarei venuta molto bene, poco fa”
Rido, poi ride anche lei perchè io non riesco a trattenermi.
“Vatti a fare la doccia, va’, che il sushi col prosecco ci aspettano di là.
Ah, tu, invece, dalla doccia, ci torni nuda.”
