venerdì 23 giugno 2017

E dove mi frusti?

Praticamente, solo in figura:


E no, non è una esagerazione.
Una pratica Sana, Sicura (e necessariamente Consensuale) non può prescindere, per Dom e Sub, da una conoscenza tecnica di base su quello che è sicuro e quello che non lo è affatto.
Ho scoperto nel modo più scomodo (ma fortunatamente non nel modo peggiore) cosa voglia dire una sessione in cui le basilari competenze tecniche riassunte in figura sono state completamente ignorate.
Non è divertente, non è sicuro, non è sano e alla fine nemmeno consensuale.
Quella bella bacchetta rotonda di legno flessibile comprata al Leroy Merlin proprio non va usata sulla schiena. Punto.
E anche se vi siete divertiti molto a prenderle ovunque, chi ve le ha date non è materialmente degno di fiducia: trovatevene un altro.
Tutti sono stati alle prime armi, nessuno è giustificato nel danneggiare qualcuno per ignoranza tecnica.


sabato 3 giugno 2017

Non sono in letargo

E' da molto che non aggiorno queste pagine.
Non per pigrizia nè per scarsità di idee.
Purtroppo, nemmeno per scarsità di stimoli.
La mia fame di corde è insaziabile. 
La mia sete di scudisciate inestinguibile.
Sia date che prese.
Ma la vita mi porta sempre più lontano dalla possibilità concreta di vivere ore preziose di assoluta completezza.
E questa lontananza non implica cattiva qualità di vita, anzi, tutt'altro.
Vivo a Bologna e mi godo i frutti del successo professionale e familiare dopo anni di angustie in Italia Meridionale.
E non ho più nessuna voglia di virtualità.
Nessuna.
Di tanto in tanto le circostanze mi permetterebbero qualche giorno di fila in cui mimetizzare ed assorbire depilazione e segni.
Ecco, mi piacerebbe che una o più persone di fiducia potessero costruire con me una piccola famiglia dom sub in cui praticare una, massimo due volte, l'anno.
E' questo il mio obiettivo, per cui sto meditando.
Meditando, perchè non sto facendo niente di concreto per realizzarlo.
La Persona a cui sono legato da un rapporto di sottomissione non ha modo di assecondare questa mia necessità di sapere che, come l'alternanza giorno notte, quando sarò libero a Bologna ci sarà automaticamente tempo e spazio per il BDSM.
Ecco, quindi, il motivo del mio silenzio.
In poche parole: non so da dove cominciare senza ricominciare dai 'soliti' annunci e tutta la lunghissima trafila per arrivare a stabilire un contatto di fiducia.
Tutto qua.
Idee?

domenica 26 marzo 2017

Junkie

Sono sposato e, anche se tenicamente fedele, non sono di certo a posto con la coscienza.
Non ho mai scopato con altre donne  e non credo che sia probabile che accada.
Sono abbastanza, ma non completamente, ipocrita, lo so.
Ma non mando in giro foto del cazzo nè chiedo foto di tette:  il mio problema è un altro, non quello di vedere tette o infilare il cazzo in una vagina.
Io devo sgombrare il campo da certi preconcetti, se non per me almeno per chi potrebbe leggermi con lo stesso dolore nel cuore.
La faccio breve: non c’è scelta.
Davvero, non c’è scelta.
Certo, alcuni coraggiosi e fortunati privilegiati riescono a conciliare il loro essere affetti da parafilia sadomasochistica con la quotidianità di un rapporto trasparente.
Hanno preso coscienza di sè in tempo utile, hanno maturato consapevolezza della propria identità e, tra l’altro, hanno anche scoperto di avere una ben precisa identità.
Ebbene, io non ho avuto nessuna di queste opportunità.
Il BDSM mi ha terrorizzato per molti anni.
Terrorizzato.
Ammetterete che nell’era pre internet, privo di ogni possibilità di documentarmi sulla realtà, l’essere terribilmente attratto da corde fruste e catene non poteva sembrarmi un grande affare.
Ora le cose sono diverse, ma, anche se potessi tornare indietro nel tempo, potrei riuscire a costruire una vita in cui il mio personale demone del BDSM abbia la parte che reclama ogni giorno nel mio sangue e restare quello che sono quando lui dorme?
No.
Il dato di fatto è che, quando la Moglie è in vacanza o in trasferta lavorativa o in tutte le occasioni in cui la possibilità di una sessione è oggettivamente concreta, il mio demone impazzisce e prende il sopravvento.
Già schiavo, divento anche schiavo delle stesse pulsioni che mi portano a sprecare tempo ed energie nel tentativo di realizzare l’irrealizzabile.
Non riesco a pensare ad altro, non riesco a comprimere il desiderio e, in passato, il demone mi ha anche portato in situazioni pericolose.
So per esperienza che il demone dorme per qualche mese, una volta sazio.
Anni fa, dopo una brutale sessione nelle campagne pugliesi, per quasi un anno il demone è rimasto in letargo e un paio di manette mi sembravano eccitanti quanto un comodino.
Ma oggi l’intossicazione chimica nel mio corpo esige la corda, la cinghia, il plug.
E mi ritrovo solo in questa città straniera a constatare il fallimento di tutti i tentativi di trovarmi, in questo week end di solitudine, finalmente libero dal demone che mi abbandona a me stesso solo quando il mio corpo nudo è nelle mani Altrui per la pena, la corda, l’uso.
Io sono un drogato. Un drogato che non ha scelto di esserlo.

mercoledì 22 marzo 2017

giovedì 11 agosto 2016

antimateria

Sto iniziando ad apprezzare questa punizione.
Dico davvero.
In fondo, poi, il masochismo trova sempre una via per emergere.
Si avvicina questo lungo week end in cui sarò completamente solo: l’ultimo per forse un anno.
Sento dentro la lacerazione tra il desiderio di farla, questa pazzia, e la resistenza al peccato.
Ma quello che sento oggi è la consapevolezza splendida di te che bevi il tormento di questa solitudine e di questo silenzio esattamente come se fossi dietro di me ad affondarmi il plug tra le cosce.
E, se per ogni colpo di cinghia ringrazio, l’antiparola grazie per questo tormento non so pronunciarla.
Ma c’è.

mercoledì 10 agosto 2016

Una Soluzione

Basta suppliche e attese e attese di punizioni.
Basta al Mai.
Ti ringrazio di non aver approfittato di me, di non aver raccolto la mia debolezza.
Di non avermi semplicemente detto, in questi interminabili week end estivi di solitudine: 
“Alzati dal divano e vieni a me”.
Avrei preso la macchina, spento il cellulare e ti avrei senz’altro raggiunta
.E sai che non è più questione di cosa mi sento di fare e cosa non mi sento di fare, perchè mi fido di te e mi affido a te.
Ma è arrivato il momento di guardarci in faccia e di chiederti:
“Perchè non mi hai chiamato?”
Perchè, se non mi vuoi chiamare, allora io non verrò mai.
Perchè mai troverò il coraggio.
Allora usciamo da qui, abbandoniamo per sempre questa stanza in cui non entreremo mai fisicamente, torniamo semplicemente complici nel peccato di conoscersi fino in fondo senza pur sfiorarsi che resta sempre, comunque, peccato.
Ma almeno non ci saranno più solitudini.
Nè silenzi.
Ma partecipazione al reciproco dolore.