venerdì 24 febbraio 2012

Creative Commons

Se i miei racconti vi piacciono sentitevi liberi di copiarli e ripubblicarli dove vi pare citando, però, la fonte, ossia inserendo il link a questo blog.
Nè più nè meno.
Se non lo fate, non vi preoccupate, non sarete perseguiti per legge, avrete semplicemente rubato quello che io regalo volentieri a tutti.

lunedì 30 gennaio 2012

La Crisalide d'Aria

La prima volta dovrebbe fare male.
Ma non per Lei: non Le ho fatto male.
I miei nodi erano da schifo, anzi, non erano veri nodi fatti per serrare, ma solo per conservare.
Le corde le ho poggiate sulla pelle senza stringere.
Perchè ero io a stringere Lei.
E, quando il respiro è tornato al suo normale ritmo, Lei non ha allontanato il nylon che avevo posato sulla sua carne, lo ha conservato su di se fino a quando non sono stato io a toglierlo.
Ora seguirò il futuro, percorrendo con le dita quel sentiero tracciato dalla corda tra i suoi polsi, le sue cosce, il suo sesso, le mie mani.
La Crisalide d'Aria si è aperta davvero.

giovedì 26 gennaio 2012

Se telefonando - prima parte

"Raffaele?"
"Sì?"
"Ho voglia di giocare".
Uno.
Due.
Tre.
Quattro.
"Non è una buona idea".
Uno.
Due.
"Lo so".
Uno.
Due.
Tre.
"Non me ne frega un cazzo. Ho voglia e basta"
Zero.
"Non abbocco. Resta una pessima idea e non fare la provocante sboccata, il ruolo non ti si addice.
E lo sai".
"Sentimi tu: non me ne frega davvero un cazzo di cosa fai la sera, cosa credi che ti stia chiedendo? L'anello di fidanzamento?"
"L'anello no, ma il collare sì!"
"Neppure il collare e lo sai".
Uno.
Due.
"Raf, vuoi che mi metta a cercare online?"
"Stronza, che fai, mi ricatti?"
"Se serve sì."
"Non ti permettere di fare cazzate vedi che lo dico a tua madre"
"A mia madre? Ma ti sei rincoglionito? Ma non ci credo nemmeno se lo vedo, anzi, non ci crederebbe lei!"
"A me tua madre crede"
Silenzio.
"Raffaele, è ridicolo. E' successo quello che è successo, io non riesco a tornare indietro."
"Neppure io, solo che non è una buona idea"
"Ma che cazzo dici? Oh, sono io, IO! Mi conosci e lo sai che no ti voglio rompere le palle!"
"Sei tu che non capisci: tu non capisci cosa chiedi!"
"Spiegamelo."
"Anche se ne fossi in grado non capiresti a parole, lo capiresti vivendo. Ma una cosa è certa: io non voglio fare schiava la mia amica, non voglio perderti cazzo!"
Uno
Due
Tre
Quattro
"Mi perderai se mi abbandoni ora"
"Io non ti abbandono, ti salvo!"

...segue

giovedì 1 dicembre 2011

Amaromare, parte quarta


Non c’è nessuno in vista.
Marcella ha fatto le cose per bene.
Ha la sabbia anche sul viso, le labbra screpolate e la giusta espressione sofferente.
La lascio al sole, gambe spalancate, con la stretta striscia di stoffa rossa che fa capolino tra le sue gambe a farmi compagnia nei miei pensieri.
I miei occhi indugiano lì, risalgono fino al volto arrossato e agli occhi chiusi, riscendono sulle gambe snelle, si perdono nella vampa del sole.
Il cazzo mi sembra pietra nel costume da bagno.
Non mi decido.
E lei soffre.
Una parte di me, ora, vorrebbe trovarsi in un letto bianco, con le lenzuola pulite.
Fresche.
Per scambiare quel cinque per cento di affetto ed amore di cui entrambi siamo capaci.
Quel cinque per centro di compassione che entrambi proviamo l’uno per l’altro.
Quel cinque per centro di contatto umano banale, lieve che porta con se il sorriso.
Il sudore inizia a colare a rivoli, lavando via la sabbia a strisce dalla sua pelle.
Come frustate.
La pelle abbronzata luccica sull’impanatura di sabbia.
Non sono io a decidermi.
Allungo il piede ed affondo l’alluce nella vagina di Marcella, attraverso la stoffa pregna di sabbia.
Lei, come un arco incoccato, accoglie il dardo.

sabato 26 novembre 2011

Amaromare, parte terza





Marcella non è la mia fidanzata ed io non la amo.
Ma comunque ho molta cura di lei.
Si caccia sempre nei pasticci e le risolvo i guai. La Pietà per lei vive solo fuori dalla camera da letto, fuori dal dungeon dalle mutevoli pareti che ci portiamo appresso.
Non so esattamete cosa lei provi per me.
Anzi, non lo so neppure approssimativamente.
Il nostro è un rapporto clandestino.
Non perchè noi si abbia un partner ufficiale da cui nascondersi.
Ma perchè il nostro unico tipo di contatto prevede un’unica modalità: la dominazione e la sottomissione.
Difficile praticarle in pizzeria ed anche questa gitarella al mare era al di fuori delle nostre consuetudini, spacciata tragli amici ed i conoscenti come uscita collettiva.
Ho proibito a Marcella di usare l’asciugamano per sdraiarsi, le ho fatto spazzar via lo strato superficiale di sabbia rovente e le ho detto di poggiarsi, immobile, sulla sabbia.
Se non fosse stato per una questione di banale buon senso l’avrei fatta sdraiare direttamente con la pelle nuda sulla sabbia rovente.
Il guaio è che lei lo avrebbe senz’altro fatto.
Testa verso il mare, è ai miei piedi, sulla sabbia, con gli occhiali da sole e l’icoso nelle orecchie.
La guardo.
Le gambe aperte, le braccia ben separate dal corpo con i palmi delle mani verso il cielo, osservo la curva di contatto tra la sua pelle e la sabbia.
Leggo un po’, poi decido che è il momento di fare il bagno.
Per lei, non per me.
La chiamo, ma non mi sente persa nella musica. Io, del resto, non ho certo urlato.
Mi alzo, poso il libro sulla sedia, mi chino su di le e le tolgo, senza strapparle, le cuffiette.
Apre gli occhi, verdi sul volto già arrossato dal sole e dal caldo.
“Mio Signore?”
Sussurra.
Non sopporto questo linguaggio.
E lei lo sa.
Ma non ne può fare  a meno, dico, di usare ‘sti termini da romanzetto.
“Non sono tuo e non sono Signore, lascialo in pace appeso alla croce, quello vero. Io sono solo l’uomo che ti lega, frusta ed incula a suo piacere, visto che a te piace. Comunque, fa caldo. Voglio che ti alzi e che corri a gettarti in acqua, testolina inclusa. Poi torni subito sulla spiaggia e ti rotoli nella sabbia, quindi ti sdrai esattamente dove sei ora ma a pancia in giù. Ripeti!”
“Padrone, mi tuffo in acqua, esco subito, mi rotolo nella sabbia e poi mi getto pancia a terra dove sono ora.”
Le tolgo gli occhiali e prendo in mano il lettore mp3.
Si alza e corre in acqua, gridando un po’ per lo shock termico.
Corre finchè l’acqua diventa abbastanza profonda da renderlo impossibile e, dopo qualche faticosa falcata, si immerge completamente per un secondo o due.
Riemerge, si volta e torna indietro.
Esce dall’acqua ed è un più che discreto spettacolo.
Mi guarda per un istante, grondante di acqua, poi si inginocchia, si prostra, si stende faccia a terra, con la sabbia che le si attacca anche sul viso.
Quindi, si rotola una, due, tre volte.
La sabbia la ricopre e si stacca al contempo dalla sua pelle.
Si infila negli slip, nel reggiseno.
Striscia fino a tornare ai miei piedi, attenta a non oltrepassare la linea dell’ombra.
Poi, giace al suolo, la guancia sulla sabbia.
Attendo che il Sole le asciughi la pelle dimenticando il romanzo che sto leggendo.
Mi concentro sulla sabbia e sul sale, assieme, complici con me nel far soffrire Marcella.
E’ per me costante fonte di meraviglia la sua dedizione a se stessa.
Non a me, dopo un po’, lo capisci.
Che Marcella si spoglia, si fa legare e invoca a gran voce la punizione e la sofferenza solo perchè in questo trova piacere.E tregua.
Credo che al lavoro sia meno concentrata di come è ora.
Immobile, ferma sotto il sole, si gode ogni trafittura della sabbia, ogni bruciore del sale nei suoi pori mentre il Sole fa da catalizzatorei di sofferenza e piacere.
Dopo un po’ noto che lentamente, impercettibilmente, il suo bacino si muove, assecondando lo strofinio della figa su quella carta vetrata che oramai deve essere sil suo bikini.
E no, sono io solo che posso farti certe cose...
“Marcella, cinquanta colpi di cane stasera.”
Si blocca all’istante.
“Raffreddiamo i bollenti spiriti, rigettati in acqua e poi torna qui come prima, sdraiati con la figa a portata del mio piede.”
Si alza rifacendo tutto a rovescio.
Prima è prostrata, poi inginocchiata, poi in piedi. Si volta e corre, corre verso il mare.
Entra in acqua e, appena possibile, si sdraia nel mare la cui profondità è appena sufficiente a coprirla.
Quando esce dall’acqua la fermo prima che possa rigettarsi a terra: sta passando gente, una coppia di anziani che fanno una passeggiata a cui aggiungere un paio di tizi che corrono.
Resta ferma, gocciolante, in attesa.
Dovrei sentirmi a disagio.
Dopotutto, sto per infilare il mio alluce nella vagina di questa ragazza, attraverso la stoffa del suo bikini rosso pieno di sabbia.
Lei lo sa.
E freme.

continua

martedì 22 novembre 2011

Amaromare, parte seconda.


Ma la trattengo un attimo per il braccio,
La sabbia è troppo bollente e le restituisco gli zoccoli e poi, colto da improvvisa ispirazione, le affido anche il mio zaino.
Siamo soli, oltre la passerella, oltre il canneto.
Le sistemo lo zaino con cura addosso.
Marcella si curva e dice:” Grazie Padrone”.
Ma io sono implacabile: “ Fai dello spirito o hai semplicemente  parlato senza permesso?”
Non attendo risposta: “Cammina”.
Curva sotto il peso dei bagagli, Marcella si avvia verso il Mare.
Sono solo pochi secondi:
il mare verde, il cielo azzurro, la sabbia dorata, Marcella in bikini che avanza nella sabbia sotto il peso della mia Volontà.
Ma la spiaggia è stretta ed il mare vicino.
Marcella , con goffa difficoltà, depone delicatamente i bagagli a terra.
La raggiungo.
E’ accaldata, sudata, splendida.
“Mettiti a quattro zampe e scava per l’ombrellone”.
Giro attorno a quel corpo prostrato.
Marcella scava la buca e si sporca di sabbia, scava con accanimento.
La buca inizia a diventare profonda e stretta, si china per scavare con un solo braccio.
Le poggio l’alluce tra le cosce.
Marcella continua.
Premo.
Da lontano, oltre il canale, siamo invisibili e comunque troppo distanti per i dettagli.
Marcella resta col braccio infilato nel buco di sabbia, carponi.
Immobile.
Il movimento si è trasferito dal suo braccio tra la sabbia al mio piede che si strofina sulla poca stoffa che ricopre le sue intimità.
Il movimento diventa, da delizioso, crudele quando il piede smette di accarezzare e d’un tratto spinge, di botto.
Marcella perde l’equilibrio e quasi cade di faccia sulla sabbia.
“Ti avevo detto di smettere di scavare?”
“No Padrone”
“E cosa ti avevo detto?”
“Di mettere l’Ombrellone”
“Non è il caso di riposare, quindi”
Il ciack di un pesante sculaccione chiude la conversazione.
Marcella prosegue coi suoi sforzi, monta l’ombrellone, mette al riparo i bagagli e posiziona la sedia al centro del cono d’ombra.
Quando ha finito si inginocchia davanti alla sedia su cui mi sono accomodato dopo essermi spogliato.
Fa molto caldo.
Oltre il canale la folla.
So per esperienza che ogni tanto passerà qualcuno intento in una passeggiata, ma è improbabile che saremo scocciati da vicini importuni.
Perfetto.
“Marcella, passami l’acqua. Bene, per ovvi motivi, purtroppo, dovrai tenerti addosso il costume e non potrai stare legata come desidereri.  Sai quanto detesto il mare e mi aspetto che tu sia grata e riconoscente per essere qui sulla spiaggia. Ora, mettimi la crema solare sulla schiena poi puoi metterti a prendere il Sole.”
Marcella, rapida, inizia in silenzio il suo lieve massaggio.
Ecco, io mi fermerei qui.
L’istante fotografico.
Cosa vede il canneto alle nostre spalle?
Cosa pensano gli eucalipti guardandoci?
Una ragazza sui 25 anni che spalma la crema solare sulle spalle del fidanzato.
Vedono la bellezza del suo bikini ben portato e la cura con cui fa questo favore al suo uomo.
Vedono due cuori battere sul mare.
Anche agli alberi si può mentire.


continua

La parte difficile