domenica 26 marzo 2017

Junkie

Sono sposato e, anche se tenicamente fedele, non sono di certo a posto con la coscienza.
Non ho mai scopato con altre donne  e non credo che sia probabile che accada.
Sono abbastanza, ma non completamente, ipocrita, lo so.
Ma non mando in giro foto del cazzo nè chiedo foto di tette:  il mio problema è un altro, non quello di vedere tette o infilare il cazzo in una vagina.
Io devo sgombrare il campo da certi preconcetti, se non per me almeno per chi potrebbe leggermi con lo stesso dolore nel cuore.
La faccio breve: non c’è scelta.
Davvero, non c’è scelta.
Certo, alcuni coraggiosi e fortunati privilegiati riescono a conciliare il loro essere affetti da parafilia sadomasochistica con la quotidianità di un rapporto trasparente.
Hanno preso coscienza di sè in tempo utile, hanno maturato consapevolezza della propria identità e, tra l’altro, hanno anche scoperto di avere una ben precisa identità.
Ebbene, io non ho avuto nessuna di queste opportunità.
Il BDSM mi ha terrorizzato per molti anni.
Terrorizzato.
Ammetterete che nell’era pre internet, privo di ogni possibilità di documentarmi sulla realtà, l’essere terribilmente attratto da corde fruste e catene non poteva sembrarmi un grande affare.
Ora le cose sono diverse, ma, anche se potessi tornare indietro nel tempo, potrei riuscire a costruire una vita in cui il mio personale demone del BDSM abbia la parte che reclama ogni giorno nel mio sangue e restare quello che sono quando lui dorme?
No.
Il dato di fatto è che, quando la Moglie è in vacanza o in trasferta lavorativa o in tutte le occasioni in cui la possibilità di una sessione è oggettivamente concreta, il mio demone impazzisce e prende il sopravvento.
Già schiavo, divento anche schiavo delle stesse pulsioni che mi portano a sprecare tempo ed energie nel tentativo di realizzare l’irrealizzabile.
Non riesco a pensare ad altro, non riesco a comprimere il desiderio e, in passato, il demone mi ha anche portato in situazioni pericolose.
So per esperienza che il demone dorme per qualche mese, una volta sazio.
Anni fa, dopo una brutale sessione nelle campagne pugliesi, per quasi un anno il demone è rimasto in letargo e un paio di manette mi sembravano eccitanti quanto un comodino.
Ma oggi l’intossicazione chimica nel mio corpo esige la corda, la cinghia, il plug.
E mi ritrovo solo in questa città straniera a constatare il fallimento di tutti i tentativi di trovarmi, in questo week end di solitudine, finalmente libero dal demone che mi abbandona a me stesso solo quando il mio corpo nudo è nelle mani Altrui per la pena, la corda, l’uso.
Io sono un drogato. Un drogato che non ha scelto di esserlo.

mercoledì 22 marzo 2017

giovedì 11 agosto 2016

antimateria

Sto iniziando ad apprezzare questa punizione.
Dico davvero.
In fondo, poi, il masochismo trova sempre una via per emergere.
Si avvicina questo lungo week end in cui sarò completamente solo: l’ultimo per forse un anno.
Sento dentro la lacerazione tra il desiderio di farla, questa pazzia, e la resistenza al peccato.
Ma quello che sento oggi è la consapevolezza splendida di te che bevi il tormento di questa solitudine e di questo silenzio esattamente come se fossi dietro di me ad affondarmi il plug tra le cosce.
E, se per ogni colpo di cinghia ringrazio, l’antiparola grazie per questo tormento non so pronunciarla.
Ma c’è.

mercoledì 10 agosto 2016

Una Soluzione

Basta suppliche e attese e attese di punizioni.
Basta al Mai.
Ti ringrazio di non aver approfittato di me, di non aver raccolto la mia debolezza.
Di non avermi semplicemente detto, in questi interminabili week end estivi di solitudine: 
“Alzati dal divano e vieni a me”.
Avrei preso la macchina, spento il cellulare e ti avrei senz’altro raggiunta
.E sai che non è più questione di cosa mi sento di fare e cosa non mi sento di fare, perchè mi fido di te e mi affido a te.
Ma è arrivato il momento di guardarci in faccia e di chiederti:
“Perchè non mi hai chiamato?”
Perchè, se non mi vuoi chiamare, allora io non verrò mai.
Perchè mai troverò il coraggio.
Allora usciamo da qui, abbandoniamo per sempre questa stanza in cui non entreremo mai fisicamente, torniamo semplicemente complici nel peccato di conoscersi fino in fondo senza pur sfiorarsi che resta sempre, comunque, peccato.
Ma almeno non ci saranno più solitudini.
Nè silenzi.
Ma partecipazione al reciproco dolore.

venerdì 25 marzo 2016

reazione fuori luogo

E allora cedimi.
Regalami a un masterone e controlla che mi costringa ad andare a casa sua tutti i venerdì pomeriggio a succhiargli il cazzo e a farmi inculare.
Verifica che mi riempia di sberle e che usi i lacci delle scarpe invece delle corde, così da togliermi la sensibilità alle mani per tre giorni.
E la cinghia dalla parte della fibbia, mi raccomando.
Magari un tipo come quello che si dilettò a violare la safeword nelle campagne pugliesi qualche anno fa.
Che mi riempì di lividi e tagli e che mise a rischio la mia privacy.
Forse mi merito uno come lui, anzi, mi sa che si è trasferito a Bologna, potremmo ricontattarlo, che ne dici?
Tanto, il mio culo sicuramente gli piace.
Una volta tanto, non agire per sadismo.
Ma per pietà.
Meglio nelle mani di uno come lui che da solo col mio demone.


sabato 5 marzo 2016

Nascondersi nel proprio PC: BDSM in sicurezza (informatica) Edizione 2016

L'articolo originale è qui, ma credo che debba essere aggiornato con tutti i nuovi ritrovati della tecnica.
Si va ad incominciare...

Ammettiamolo:
non è proprio il massimo se un collega ( o il Capo, da distinguersi dal Top ) - familiare - convivente - amico mentre voi siete altrove accende il vostro computer e si trova come pagina iniziale il profilo di Legami.org, la pagina degli annunci di gabbia.com oppure il vostro profilo facebook che ha come immagine di profilo una vostra foto in seminudo bondage.
Certo, magari c’è il 5% di possibilità che la cosa si trasformi in una bella occasione di fare sano BDSM: se il vostro convivente che avete tentato fantozzianamente di convertire incontra così la luce sulla via di Damasco non è male. Ma, tristemente, nel restante 95% dei casi la cosa potrebbe essere quanto meno seccante. Più probabilmente, fatale.
Quella che segue non è certo una guida ufficiale alla privacy sul web, ma solo una serie di spunti che più o meno funzionano.
Dato che sono logorroico di mio è meglio incominciare.
Assioma 1: la privacy sul web è inesistente.
Pertanto, è illusorio pensare di poter nascondere davvero all’universo il fatto di star navigando su certi siti. Certo, probabilmente se si è particolarmente esperti può anche capitare di riuscire a stare su  legami mentre al resto del mondo risulta che state su ilgiornale.it, ma non è troppo importante ai nostri scopi, l’importante è che siate tutti consapevoli del fatto.
Quindi, vediamo un po’ di suggerire qualche tecnica più o meno complessa per allontanarsi dal proprio PC in tranquillità.
Ecco, secondo me, la soluzione ideale prima di tutto consiste nel tenere acceso il cervello: non viviamo in Svezia.
Meno prosaicamente, ecco cosa suggerisco io come soluzione ideale “ a casa “:
Usare una macchina virtuale residente su partizione cifrata.
Non mi lapidate, vengo e mi spiego con l’aiuto di wikipedia:
“In informatica il termine macchina virtuale (VM) indica un software che crea un ambiente virtuale che emula il comportamento di una macchina fisica ed in cui alcune applicazioni possono essere eseguite come se interagissero con tale macchina.”
Ossia, significa che sul vostro bel computer potete installare un sistema operativo dentro il vostro sistema operativo. Mettiamola così: se avete windows 10, potete avere una finestra nel pc in cui è installata una distribuzione linux.
Una finestra che potete minimizzare, come se fosse una pagina web, solo che al suo interno c’è un pc. Virtuale.
Non sono sicuro di essermi spiegato bene, ma accontentatevi per ora.
Ed ora veniamo a ‘partizione cifrata’.
Significa che il vostro computer disporrà di un Hard Disk sempre virtuale il cui accesso è impossibile anche alla CIA senza la relativa password. Non scherzo: se usate una password lunga e complessa, nessuno per ora può entrarci. Infatti, i programmi di cifratura sono illegali negli USA....
Tranquilli, qui possiamo farlo.
Ecco che cosa suggerisco.
Scaricate da qui: http://www.virtualbox.org/ ed installate virtualbox, il software di virtualizzazione.
Abbiate pazienza, ma un minimo vi dovete sforzare di smanettare e leggere un po’ di documentazione in giro.
In Virtualbox create un nuovo sistema virtuale. Io suggerisco di usare linux mint come sistema operativo. In questo modo, una volta installato, non dovrete configurare quasi più nulla.
Durante l'installazione del sistema operativo virtuale vi verrà chiesto se desiderate cifrare la partizione home o tutto il sistema.
Cifrate pure entrambi se desiderate il massimo della sicurezza, oppure almeno la vostra partizione home.
Guardate, mi rendo conto che questo metodo non è proprio banale, ma garantisce un paio di livelli di sicurezza non solo contro i problemi legati alla ‘scoperta accidentale’, ma anche contro la curiosità intenzionale: non c’è davvero modo di accedere al vostro browser web bdsm interno ad una macchina virtuale cifrata.
All’interno della macchina virtuale potete conservare cronologia e preferiti senza timore che cadano sotto sguardi indiscreti, chattare, ecc come se foste su un pc dedicato.
Se avete intenzione di nascondere il vostro navigare anche ad eventuali curiosi a livello più elevato potreste pensare di adoperare TOR: datevi una lettura qui su wikipedia.
Non è difficile come sembra, se avete preso dimestichezza con le macchine virtuali potete usare Whonix o Tails che vi forniranno direttamente un ambiente con Tor preconfigurato.
Non ve lo consiglio, non perchè sia difficile o perchè funzioni male, ma perchè Facebook, Google e Microsoft non vi faranno fare login da una connessione TOR senza prima scocciarvi con domande segrete ed sms di sicurezza.
Insomma, si deve valutare quanto la privacy in più valga lo sbattimento.
Ovviamente esiste un metodo molto più semplice ma che non consente nè la stessa sicurezza nè di conservare i preferiti: usare il browser google chrome (Oppure Mozilla Firefox) e navigare aprendo una finestra di navigazione in incognito. In teoria sul vostro pc non rimane traccia, ma, come ho appena scritto, non potete conservarvi preferiti e password. 
Usiamo questo metodo come ponte per il secondo argomento:
usare il web per il bdsm dall’ufficio.
E’ la cosa più rischiosa che potete fare.
Prima di tutto, probabilmente tutto il traffico è monitorato se la vostra azienda usa un firewall.
Poi, i rischi sono davvero terribili.
Se nel vostro ufficio potete usare Facebook e la posta personale allora, usando la navigazione anonima, potreste anche accedere alla vostra pagina facebook o alla vostra casella di posta elettronica.
Ma, francamente, suggerisco vivamente di lasciar perdere: è troppo pericoloso.
La soluzione?
Ovvio: la telefonia mobile.
Cinque anni fa, quando la prima versione di questo articolo è stata pubblicata, gli smarphones non erano alla portata di tutti.
Oggi sono nelle tasche di tutti gli italiani (statisticamente parlando ce ne sono più di uno per italiano).
Io possiedo un telefono android 5, suggerisco di aggiungere un utente dedicato, che so Ospite2 per esempio e di proteggerlo con un PIN.
All'avvio, il vostro telefono  funzionerà normalmente, potrete switchare (è il caso di dirlo) all'utenza dedicata e rientrare nella vostra seconda pelle.
Occhio: se la vostra azienda vi consente l'accesso al WiFi scommetto che il vostro telefono vi sarà, normalmente, collegato. Ricordatevi, prima di passare all'utenza dedicata al BDSM, di scollegarvi dal wifi aziendale per non cadere dalla padella nella brace.
 Altrimenti, sarebbe come andare su Legami dal vostro PC
Dal cellulare potete fare molte cose e basta metterlo in tasca per sottrarne lo schermi a sguardi indiscreti.

Che dire, se avete bisogno chiedete, io nel limite del tempo e delle competenze vi darò una mano.